Mazda, Toyota, Suzuki

Così i giapponesi preparano l’auto green e sostenibile

di Giulia Paganoni

Giapponese inedita. Mazda CX-60 è il suv che apre un nuovo corso per la casa. Sotto il cofano di sono otori plug-in e ,con una scelta controcorrente, anche unità a sei cilindri in linea. Il design è un'evoluzione del linguaggio stilistico Kodo e esibisce un lungo muso e un ampio e vistoso rapporto cruscotto asse

3' di lettura

I marchi automobilistici giapponesi sono sempre più sulla cresta dell’onda per trasformazioni e stile. Le parole d’ordine sono: essenzialità e innovazione. Due concetti cardine che vengono dalla trazione del Paese, dove il minimalismo è fondamentale.

Partiamo da Mazda, casa automobilistica con sede a Hiroshima, nota per le strategie fuori dal coro, come nel caso del motore rotativo, dello skyactiv-X (battezzato come “motore magico”, sintesi tra una tradizionale unità sovralimentata a iniezione diretta di benzina e un turbodiesel), del sei cilindri per la riduzione delle emissioni e, ancora, dello stile essenziale ed elegante del Kodo design che con Mazda3 è giunto alla sua seconda fase evolutiva. Per non parlare del Jinba Ittai (Drive Together), la relazione tra il cavallo e il suo cavaliere, l’auto e il guidatore.

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Interessante, tra le numerose innovazioni presentate negli anni, la politica “multisolution” che non prevede di sposare in toto il dogma dell’auto elettrica Bev (campo già battuto dal marchio con l’introduzione di Mx-30, auto 100% alla spina) come unica via alla riduzione della CO2 bensì offrire un ventaglio di soluzioni che si spingono addirittura a sviluppare una nuova famiglia di motori a sei cilindri in linea benzina (tecnologia Skyactiv-X e con accensione per compressione) e diesel, ovviamente elettrificati phev oppure mild hybrid 48 Volt.

Sul fronte nuovi modelli, Mazda ha appena presentato la nuova ammiraglia: Cx-60 a cui farà seguito Cx-80. A queste si aggiunge anche l’arrivo di un aggiornamento per l’elettrica Mx-30 che sarà disponibile con un range extender, ovvero un motore termico (in questo caso rotativo Wankel) che agisce come gruppo elettrogeno di bordo e ricaricare in marcia le batterie per aumentare la l’autonomia che è di soli 200 chilometri.

Sempre dal Giappone, ma questa volta dalla città di Toyota, l’omonima casa costruttrice investe sempre di più sulle auto di piccola taglia, in controtendenza rispetto agli altri player del mercato. Infatti, il marchio asiatico ha presentato lo scorso anno Yaris in versione cross (con le ruote più alte) e, proprio poche settimane fa, ha annunciato la nuova Aygo X, citycar appartenente al segmento A (quello delle più piccole) caratterizzata però da uno stile da suv, grazie all’assetto rialzato. Entrambi i nuovi modelli sono basati sulla recente piattaforma GA-B della Toyota New Global Architecture (Tnga).

Sul fronte powertrain, Toyota è stato il primo marchio a introdurre l’ibrido, addirittura nel lontano 1997 con la Prius. Una tecnologia che sembrava anticipare di molto lo sviluppo del mondo dei motori, ma che in realtà ne ha dato solo lo sdoganamento. Alla luce di questo, shoccante è stata la dichiarazione del Ceo Toyoda avvenuta a dicembre 2020, dichiarando che la ricorsa all’auto elettrica (evoluzione della tecnologia ibrida) rappresenta un business immaturo con costi energetici e sociali insostenibili. Ma, nonostante questa dichiarazione, nell’arco dell’anno il marchio delle tre ellissi dovrebbe dare il via libera al primo dello 100% elettrico, il suv BZ4x.

Passando invece a Sukuzi, altro marchio con sede ad Hamamatsu (Giappone), l’elettrificazione è punto cardine della strategia.

Ma, ricordiamo che, una delle caratteristiche principali delle auto del marchio è il peso piuma che permette di avere un rapporto peso/potenze davvero interessante. Icona del marchio è sempre Jimny, il piccolo suv compatto e tuttofare (lanciato per la prima volta nel 1970) che nella sua quarta generazione è andato sold out in pochissimo tempo. Buone notizie per gli appassionati di questo modello di cui dovrebbe arrivare il restyling con novità tecniche, come la possibile introduzione della tecnologia ibrida.

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