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«Così Huawei scommette sull’Italia: via a nuovi investimenti»

Thomas Miao, ceo del gruppo in Italia: «Entro la fine dell’anno un centro per l’innovazione che potrebbe presto essere raddoppiato»

di Andrea Biondi

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(IMAGOECONOMICA)

Thomas Miao, ceo del gruppo in Italia: «Entro la fine dell’anno un centro per l’innovazione che potrebbe presto essere raddoppiato»


3' di lettura

Huawei è pronta a scommettere sull’Italia, con nuovi investimenti. «In Italia vogliamo contribuire a velocizzare la digital transformation, l’introduzione del 5G e dell’intelligenza artificiale», spiega al Sole 24 Ore il ceo di Huawei Italia, Thomas Miao.

È così che il colosso di Shenzhen della telefonia e delle reti di Tlc, avvierà «entro la fine dell’anno un centro per l’innovazione, ma che potrebbe raddoppiare, dedicato all’intelligenza artificiale, che utilizzeremo a livello europeo». L’investimento «iniziale sarà fra i 5 e i 10 milioni», con sforzo congiunto di un ecosistema fatto di Università e altri soggetti, con l’impiego all’inizio di «50-100 persone» e sedi in due delle regioni «fra Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia».

Si dice pronta a ripartire Huawei in Italia che considera un Paese centrale nella sua strategia europea. E se questi due centri dovessero prendere il giusto abbrivio, il colosso cinese ha messo in previsione anche di dar vita a «una parte di local manufacturing»: uno sbocco produttivo. Si tratterebbe di una svolta non da poco. Anche per il momento storico che l’azienda sta vivendo, sempre in pieno scontro con gli Usa e, dall’altra parte, come tutti alle prese con l’emergenza coronavirus che sta impattando sull’attività. «Potremo ripartire solo quando come tutti avremo risposte sui fronti del tracciamento, dei test e dei trattamenti. Sulla app attendiamo che arrivi la soluzione prevista dal Governo. Poi ci sarà anche da porre grande attenzione alle fasi successive, di test e di trattamento per le quali esistono soluzioni e vanno utilizzate. Noi stessi ne abbiamo varie.

A cosa si riferisce?

Una nostra soluzione, ad esempio, è quella dell’“Artificial intelligence più dottore”, già in uso presso l’ospedale Cotugno di Napoli e a Trieste, per la verifica di lesioni dalle tac polmonari, con accuratezza al 96% e abbattendo il tempo dell’analisi da 15 a 2 minuti. Abbiamo anche una soluzione per la misurazione della temperatura, contactless, in grado di effettuare in un’ora 46mila misurazioni della temperatura. In ambienti affollati quindi e con accuratezza. Quanto alla parte di cure, ambulanze con 5G permettono di mandare dati in tempo reale all’ospedale per anticipare tempi e guidare chi fa il primo intervento. La soluzione ce l’abbiamo pronta, ma lo sviluppo del 5G in Italia ancora non lo permette.

Lei parla di soluzioni che hanno a che fare con tecnologia, dati. Ma l’emergenza coronavirus, se possibile, ha aumentato le perplessità nei confronti della Cina e vostri.

Chi critica la Cina magari non ci è mai stato e non la conosce. Lo stesso vale per Huawei, basandosi su fake news. Noi siamo un’azienda privata con nessuna partecipazione dello Stato e nessun link con il Governo. Non è giusto criticare un’azienda per il suo headquarter. La nostra supply chain è globale come il nostro business.

La vostra attività in Italia sarà condizionata dalla situazione internazionale e dall’emergenza coronavirus?

Ovviamente. C’è un tema di acquisti che in questo periodo sono mancati. Lato Governo però la situazione è stata gestita in modo appropriato, approcciando la fase 2 nel modo giusto. E questo permetterà di far ripartire il Paese e il nostro business.

Come valutate lo sviluppo del 5G in Italia?

È lento. E il golden power è una delle ragioni di questo rallentamento. I regolatori pensino bene a questo processo perché gli operatori stanno registrando tutti questo ritmo troppo lento.

In Italia il presidente del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza nazionale, ha lanciato l’allarme su di voi. Temete difficoltà particolari in un anno che dovrebbe essere importante per lo sviluppo del 5G?

Probabilmente sarà un anno difficile. Comunque noi siamo un’azienda e quindi se il Governo e gli operatori ci danno il benvenuto continueremo a investire e a creare posti di lavoro. Noi siamo totalmente aperti, disponibili a portare valore e ad aiutare l’Italia a sviluppare il suo 5G. Non abbiamo niente da nascondere. Siamo totalmente aperti a qualunque tipo di verifica o richiesta.

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