BIG DELLA FINANZA

Così l’America ha vinto la battaglia delle banche con l’Europa

di Alessandro Graziani

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La sede di Jp Morgan a New York (Afp)


2' di lettura

Nell’era in cui l’Eurozona tenta con fatica di costruire un mercato unico dei capitali, destinato nel tempo a sostituire almeno in parte il credito bancario, le grandi banche europee cedono il passo a quelle statunitensi nel decisivo mercato globale dell’investment banking e, in particolare, del capital market.

L’annuncio di Deutsche Bank di ridimensionare le attività nel mercato Usa è solo l’ultimo passaggio di un trend che appare ineluttabile e che è la conseguenza di errori manageriali, della competizione del sistema Usa e della fragilità di un’Europa che ha lasciato la politica bancaria alla regulation della Vigilanza Bce.

I dati, come già documentato dal Sole24Ore, lasciano poco spazio alle interpretazioni. Nel periodo che va dal 2012 al 2017, secondo un recente rapporto congiunto di Morgan Stanley e Oliver Wyman, la quota di mercato delle big banks Usa nei mercati Emea (Europa, Middle east e Africa) è aumentata dal 31 al 39%. Nello stesso arco di tempo, la quota di mercato delle banche europee nel Nord America è scesa invece dal 29 al 22%. Un trend analogo a quello della crescita di ricavi e profitti delle grandi banche americane (JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley) che negli ultimi anni hanno surclassato i big europei del settore a partire da Barclays, Deutsche Bank, le francesi Bnp, SocGen e Natixis e le svizzere Ubs e Credit Suisse. Dati ancor più confermati dai recenti risultati del primo trimestre 2018 delle grandi banche Usa, che stanno beneficiando anche della riforma fiscale dell’amministrazione Trump e surclassano gli utili delle banche europee. Solo gli inglesi di Barclays, non a caso fuori dalla rigida regolamentazione Bce, provano a tenere testa ai colossi Usa in termini di business seppure con indici di redditività ancora lontani dalle grandi banche statunitensi.

Svantaggio competitivo
La competizione non è fine a sé stessa sul piano finanziario ma, ed è questo l’elemento che più dovrebbe interessare le Autorità europee, ha implicazioni sul finanziamento delle imprese europee. Per ora, grazie alla liquidità immessa nel mondo dalle banche centrali, c’è grande abbondanza di capitali. Ma quando il mercato si restringerà, bisognerà fare il conto con il potente “rubinetto” delle grandi banche Usa per il finanziamento degli aumenti di capitale e delle emissioni obbligazionarie. La mancanza di una vera politica europea per la creazione di grandi poli continentali dell’investment banking può costare cara in prospettiva all’economia reale del Vecchio continente.

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