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Così l’app combatte l’inquinamento di mari e oceani

Grazie ad Eyesea con un cellulare i marittimi in navigazione possono fotografare le aree inquinate e inviare immagini e geolocalizzazioni a un centro per la raccolta dati

di Raoul de Forcade

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I mari sono sempre più assediati da rifiuti di plastica ma inquinano anche residui di carburante e di greggio, container caduti dalle navi, reti abbandonate

3' di lettura

Un metodo per mappare l’inquinamento del mare (e porvi un freno) attivato non da organizzazioni ad hoc ma da quanti ogni giorno solcano le acque per portare merci e passeggeri in tutto il mondo: i marittimi. E il tutto con il semplice utilizzo di un’app installata sul telefono cellulare. È il classico uovo di Colombo, proposto al mercato, non per scopo di lucro bensì per amore del mare, da un antropologo neozelandese che vive in Grecia, specializzato in marketing per grandi società di navigazione: Graeme Somerville-Ryan. L’app si chiama Eyesea, è stata lanciata nel dicembre 2020 e diverse compagnie armatoriali la stanno sperimentando con esiti positivi. Tra queste, la tedesca Oldendorff, specializzata nel settore bulk carrier (rinfuse). Ma l’obiettivo dell’ideatore di questa nuova tecnologia è farla apprezzare dai Governi in tutto il mondo, perché possa essere adottata da chi può anche decidere interventi di bonifica ambientale del mare.

Per far questo, si sta muovendo, in Italia, partendo dalla Liguria, Danilo Chiaruttini, genovese e ambassador di Eyesea, che sta sensibilizzando le istituzioni e spiega come funziona l’app: «Si tratta di una tecnologia molto semplice da usare: Graeme si è affidato a una compagnia, la Chartworld, specializzata in Ecdis (electronic chart display and information system), un sistema che permette ai naviganti di accedere, in formato elettronico, alle carte nautiche e ai dati necessari per la pianificazione della navigazione e per il monitoraggio della rotta. Chartworld ha fornito gratuitamente la tecnologia per l’app e per il centro di ricezione dei dati», che in questo momento è gestito da Eyesea.

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In pratica, si scarica la app su un normale telefonino e questa permette di fotografare eventuali aree inquinate e di inviare al centro di raccolta dati la foto, corredata della mappa con geolocalizzazione della latitudine e longitudine in cui si trova l’inquinamento. Non solo. «Questa tecnologia - sottolinea Chiaruttini - è predisposta a interagire con quella esistente anche per tracciare, in base alle correnti e al vento, il movimento di un elemento inquinante in mare e mettere in condizioni chi eventualmente interviene per rimuoverlo, di raggiunge la zona nella quale si è spostato nel momento in cui avviene l’intervento».

Ma il punto chiave di questa app è che sarà utilizzata dagli stessi marittimi. In particolare, poiché l’uso di cellulari sulle navi è regolamentato, da comandanti e ufficiali di guardia. In pratica, nel momento in cui una nave, durante la sua normale rotta, incrocia qualche materiale inquinante, che può essere un agglomerato di plastiche, una chiazza d’olio, una rete abbandonata, un relitto oppure un container o un altro oggetto caduto in mare, il comandante o l’ufficiale scattano una foto del materiale e la inviano tramite la rete internet di bordo. L’immagine insieme alla geolocalizzazione, come si è detto, arriva al centro di raccolta dati e questo può segnalarla a eventuali soggetti incaricati di rimuovere l’inquinamento. «Ma perché questo possa accadere – afferma Chiaruttini – è importante che la tecnologia di ricezione sia adottata anche dai Governi ai quali è offerta gratuitamente. Per raggiungere questo scopo mi sto confrontando con le istituzioni di settore. L’app, peraltro, è destinata sia alle navi commerciali, che agli yacht e alle imbarcazioni da diporto ». Alle compagnie di navigazione sarà chiesta una piccola membership per Eyesea, che va dai 1.500 ai 5mila dollari: somme veramente esigue per società che ne spendono centinaia di migliaia al giorno, solo per far muovere le flotte.

«Eyesea – spiega Somerville-Ryan – è una società no profit. I nostri attuali membri sono compagnie di navigazione in tutto il mondo. Queste società ci stanno aiutando a sostenere economicamente lo sviluppo tecnologico, la crescita della capacità organizzativa e il potenziale finanziamento di progetti di pulizia basati sui dati che riceviamo. Abbiamo trovato molto rapidamente compagnie che hanno voluto assumere un approccio più pragmatico che non solo sottoscrivere una sponsorship. Stiamo cercando di fare le cose in modo differente dal consueto. Ci stiamo concentrando su coloro che sono preparati per giocare un ruolo attivo nella raccolta dei dati, nella pulizia e nella protezione degli oceani. Diversamente, un logo su un sito web significherebbe ben poco».

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