titoli di stato ed energia

Così l’aumento dello spread farà rincarare le bollette di luce e gas

di Sissi Bellomo e Jacopo Giliberto

Spread, perché sale e perché ci deve interessare


3' di lettura

Effetto spread sulle bollette. Se il differenziale tra BTp e Bund tedeschi decennali continua a salire, il rischio rincari non riguarda soltanto la rata del mutuo: anche luce e gas potrebbero costarci di più. E in generale potrebbero esserci effetti su tutti i settori a tariffa regolata, acqua compresa.

Molti esperti lo danno già per scontato e, anche se gli aumenti dovrebbero essere contenuti, c’è la possibilità che si sommino con quelli determinati dall'impennata dei prezzi delle materie prime: sui mercati europei all’ingrosso il metano e l’elettricità non sono mai stati così cari nel periodo estivo. E i permessi di emissione della CO2 sono ai massimi da dieci anni, con ripercussioni su tutto il comparto dell’energia.

È presto per arrivare a un numero, poiché su alcuni dei fattori che incidono sulla bolletta ci sono ancora diverse incognite. Ma i potenziali rincari legati allo spread sono un rischio concreto, frutto di una complicatissima questione tecnica e di un appuntamento imminente.
L’Arera — così si chiama oggi l’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente — entro novembre dovrà aggiornare per il periodo 2019-2021 il livello di remunerazione degli investimenti effettuati dalle società del settore. Per gli addetti ai lavori, si tratta del Wacc, sigla che sta per Weighted average cost of capital: denaro che viene garantito a chi gestisce servizi regolati per ripagare infrastrutture come gasdotti, stoccaggi di metano, reti elettriche o il servizio di rigassificazione del gas liquefatto.
Questi investimenti, secondo la legge, sono pagati dagli utenti finali, in pratica da cittadini e imprese che consumano energia. In bolletta il Wacc, moltiplicato per il Rab (Regulatory asset base o Capitale investito regolatorio), finisce nella voce «Spese per il trasporto e la gestione del contatore», che pesa per il 15-20% del conto da pagare.
A titolo di esempio, nell’aggiornamento tariffario del 1° luglio scorso questa voce era il 19,14% della bolletta elettrica e il 17,12% della fattura del gas di un consumatore domestico tipo.

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Che c’entra il mercato dei titoli di Stato? C’entra eccome: il valore degli investimenti sostenuti dalle aziende energetiche cambia in base al costo necessario a finanziarli. A meno che entro la fine di settembre non ci sia un crollo dello spread, l'autorità dell'energia Arera nella formula per aggiornare il Wacc dovrà incorporare un valore più elevato per il “rischio Paese”.
Nel triennio 2016-2018 questo pesava per l’1%, circa un quinto del Wacc (che per le società energetiche varia dal 5,3% al 6,6% a seconda del servizio). Dal 1° gennaio è quasi certo che salirà.
«È un calcolo matematico», spiega al Sole 24 Ore un consulente che opera nel settore. «L’andamento dello spread nei mesi scorsi ci dice che il premio per il rischio Paese dovrebbe salire all'1,2-1,3%. L'Authority entro certi limiti può comunque agire su altri paramentri per compensare».

Molto dipenderà anche dall'entità dei futuri investimenti. Sono in corso impegni importanti per le linee di alta tensione, per i metanodotti – come la Dorsale adriatica in realizzazione in Abruzzo e il Tap – e per gli stoccaggi di gas, come quello in realizzazione nel Lodigiano, ma varranno anche gli investimenti sulle reti locali in media e bassa tensione realizzati dalle società di distribuzione elettrica soprattutto per sostenere il diffondersi degli impianti a energia rinnovabile.

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