sicurezza sul lavoro

Coronavirus, così le aziende gestiscono trasferte, gravidanze e malattie

Il vademecum per i datori che devono tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in azienda e quando escono per svolgere le loro attività

di Valentina Pomares

Coronavirus: ai domiciliari 60 milioni di cinesi di Hubei

Il vademecum per i datori che devono tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in azienda e quando escono per svolgere le loro attività


3' di lettura

In seguito all’emergenza provocata dal Coronavirus, con la circolare del 3 febbraio 2020, il ministero della Salute ha fornito chiarimenti sui comportamenti degli operatori che, per ragioni lavorative, vengono a contatto con il pubblico. Il ministero suggerisce l’adozione delle stesse misure preventive utilizzate per le malattie trasmesse per via respiratoria, dal lavarsi spesso le mani a evitare contatti con persone con sintomi influenzali.

Oltre a questi chiarimenti, non sono state emanate però ulteriori disposizioni su misure di sicurezza da adottare sui luoghi di lavoro in riferimento al rischio di contagio da Coronavirus. In ogni caso è bene che le aziende, visti l’ articolo 2087 del Codice civile e il Dlgs 81/2008 che prevedono l’obbligo del datore di lavoro di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori in azienda, valutino possibili misure per fronteggiare questo momento e permettere ai lavoratori di svolgere serenamente le loro attività

Loading...

La circolare del Ministero della Salute

Visualizza

I dipendenti in trasferta
Partiamo dalle trasferte, ritenute forse più “pericolose” per loro natura. Il lavoratore potrebbe temere di contrarre il virus durante una trasferta. Se la trasferta fosse considerata inevitabile e il timore fondato, il datore di lavoro dovrebbe valutare soluzioni alternative (ad esempio video-conference); diversamente, se il timore fosse infondato, l’ azienda discuterà possibili precauzioni aggiuntive e se il dipendente dovesse ancora rifiutarsi, il datore di lavoro potrà procedere disciplinarmente.

All’interno dell’azienda
Dentro la sede aziendale, il primo passo è quello di mettere a disposizione opuscoli che indichino precauzioni idonee a limitare il rischio di diffusione del virus: queste misure sono le stesse indicate dal ministero dell Salute, ossia lavarsi frequentemente le mani, porre attenzione all’igiene delle superfici, evitare contatti con persone con sintomi influenzali e seguire le indicazioni del datore di lavoro. Laddove possibile, le aziende possono mettere a disposizione detergenti aggiuntivi per lavarsi le mani e pulire le scrivanie, salviette e, in caso di richiesta, lasciare indossare le mascherine. Quest’ultima misura può essere adottata se non compromette l’attività lavorativa e in aggiunta all’eventuale equipaggiamento da indossare per la sicurezza sul lavoro.

L’eventuale contagio e la malattia
Nel caso un dipendente sospetti di aver contratto il Coronavirus, il datore di lavoro dovrà informare tempestivamente il medico competente e l’incaricato aziendale Rspp: sarà poi il medico a informare l’autorità sanitaria locale.

Ai lavoratori eventualmente assenti per aver contratto il virus si applica la disciplina della malattia, mentre qualche perplessità potrebbe sorgere in caso di assenza per quarantena: né la legge né i contratti collettivi prevedono norme in questo senso. Premesso che, qualora l’ emergenza permanga, probabilmente l’Inps emanerà dei chiarimenti, si ritiene - in linea di principio - che anche a tali lavoratori siano da applicarsi le regole della malattia, trattandosi di un evento legato alla salute.

Le lavoratrici in gravidanza
In tema di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, il datore valuterà i dipendenti con particolari condizioni di salute (come le lavoratrici in gravidanza) e potrebbe adottare misure specifiche lasciando che alcuni di loro lavorino da casa o in luoghi che li tengano separati dagli altri dipendenti.

Nel caso in cui un lavoratore nutra il fondato timore di contrarre il coronavirus in azienda, il datore valuterà l’opportunità di farlo lavorare da casa: qualora ciò non fosse possibile, le parti potrebbero accordarsi per un periodo di aspettativa retribuita. Al contrario, qualora il timore fosse infondato e il lavoratore dovesse rifiutarsi di presentarsi al lavoro, il datore potrebbe procedere disciplinarmente.

Per approfondire:

Coronavirus, le regole per prevenire l’infezione
Così il virus minaccia la crescita dei consumi in Cina

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti