la torino-lione

Così l’impegno Ue riduce la spesa a 2,48 miliardi

di Filomena Greco


Tav, sì al tunnel della discordia dopo una discussione lunga 30 anni

2' di lettura

Non andare avanti con i lavori significa spendere più che realizzare l’opera; uno stop ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell'accordo con la Francia;  c’è l’impegno dell’Unione europea ad aumentare il contributo garantito per la tratta internazionale della Torino-Lione, passando dal 40 al 50%, con la possibilità che Bruxelles possa aggiungere un ulteriore 5% perchè la Torino-Lione rappresenta un progetto binazionale. Questi gli argomenti economici che hanno imposto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte una scelta a sostegno del progetto.

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I costi dell’opera

Realizzare il tunnel di base, a doppia canna, da 57 chilometri al confine tra italia e Francia costerà 8,6 miliardi di euro, un costo certificato da Telt e fino all’anno scorso in capo all’Ue per il 40%, per il 35% a carico del’Italia e per il restante 25% sostenuto dalla Francia. Il rinnovato impegno dell'Unione europea cambia la partita economica e fa lievitare la quota di Bruxelles da 3,44 mld a 4,3 miliardi. La restante parte ricade sull‘Italia per il 57,9% e sulla Francia per il 42,1. E così, alla luce del maggiore impegno di Bruxelles la quota italiana scenderebbe da 3,01 miliardi a 2,48 mentre alla Francia toccherà pagare 1,81 mld invece che 2,15.

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I costi del passo indietro

Altra partita è quella dibattuta da mesi e su cui Conte ha detto parole chiare, e cioè quanto costerebbe all'Italia fare un passo indietro rispetto ad un progetto ormai esecutivo, coperto politicamente da un trattato internazionale Italo-francese e sostenuto materialmente dalla Ue che con il Grant Agreement del 2015 ci ha già investito 813 milioni. Il primo a fare una stima dei possibili costi - non si parla in senso stretto di penali - è stato Paolo Foietta, ex commissario di Governo per la Torino-Lione, secondo cui tra costi diretti, intesi come fondi da restituire a Francia e Ue, risorse per mettere in sicurezza i cantieri esistenti e fondi per ripristinare lo stato dell'ambiente laddove si sono realizzate le gallerie geognostiche e i lavori preparatori, e indiretti, derivanti da un potenziale contenzioso, l'Italia rischiava di dover garantire fino a 2,5 miliardi di euro.

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Una valutazione sulle possibili spese derivanti dalla scelta di rinunciare al progetto l'avevano in realtà tentata anche gli esperti del ministero delle Infrastrutture incaricati di lavorare alla analisi Costi-benefici, studio accompagnato da una relazione tecnico-giuridica che fissa alcuni paletti, a cominciare da una quota pari a un massimo di 1,3 miliardi di risorse da restituire, alla quale, specifica la relazione, si si dovrebbe aggiungere un ulteriore somma a titolo di risarcimento «per lo scioglimento di contratti in corso per servizi d'ingegneria e lavori» e non facilmente quantificabile in fase preventiva.

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