ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùChi batte il caro energia

Così l’industria alimentare sconfigge gli effetti della guerra

Il primo obiettivo è l’autonomia energetica: Balocco (prodotti da forno) e gliAironi (riso) sfruttano i tetti degli stabilimenti, Acqua Sant’Anna e Conserve Italia ottimizzano i trasporti

di Maria Teresa Manuelli

3' di lettura

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istema agroalimentare in difficoltà, alle prese con una crisi senza precedenti. «La fiammata dell’energia prima e la crisi provocata dalla guerra poi rischiano di incenerire il 3% del Pil nel 2022. Un macigno che potrebbe mandare in default, già nel primo semestre, 184mila imprese che danno lavoro a 1 milione e 400mila persone». Lo dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commentando “La guerra dell’energia”, il focus che la confederazione ha realizzato con il Censis sulla base dell’analisi del Fondo monetario internazionale. E secondo il report del Crea “Guerra in Ucraina: gli effetti sui costi e sui risultati economici delle aziende agricole italiane”, l’impatto medio aziendale è di oltre 15.700 euro di aumento: a livello medio nazionale l’aumento dei costi si attesterebbe al +54% con effetti molto rilevanti sulla sostenibilità economica delle aziende agricole e della filiera in conseguenza.

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«Una tempesta perfetta – afferma Alberto Balocco, presidente e ad dell’azienda leader in prodotti da forno –. Per la nostra azienda il costo energetico solo del primo trimestre del 2022 è uguale all’intero costo del 2021. A questo si è aggiunta la speculazione sulle materie prime, soprattutto sui sostitutivi di farina di grano tenero e olio di girasole». E mentre il Mipaaf dà il via ai bandi per accedere ai finanziamenti per l’istallazione di pannelli fotovoltaici, le aziende italiane si sono già mosse autonomamente.

«I primi segnali di rincari – prosegue Balocco – si avvertivano già dall’autunno, per questo abbiamo dato il via all’ampliamento del nostro parco fotovoltaico sul tetto dell’azienda. Entro la fine di giugno saremo in grado di produrre 5,6 megawatt di energia, pari oltre il 60% del nostro fabbisogno».

Per contenere gli aumenti dei costi energetici, anche gliAironi – realtà del vercellese che produce riso di alta gamma – ha deciso di potenziare l’installazione di nuovi pannelli fotovoltaici sul tetto dell’edificio. Grazie ai quali potrà contare su un risparmio calcolato in 156mila euro in vent’anni. Attualmente è di 60 megawatt la produzione annua dei pannelli solari de gliAironi, sufficiente a rendere l’azienda autonoma dal punto di vista energetico. Ora, in vista di futuri ampliamenti aziendali, la superficie dei pannelli sarà ampliata, arrivando alla produzione di 90 megawatt di energia pulita.

Caro energia e carenza di materie prime - come denunciato da Unionplast – mettono in ginocchio anche l’industria delle plastiche, con conseguenze sulle aziende che la utilizzano. «Per noi è proprio la plastica – afferma Alberto Bertone, presidente e ad di Acqua Sant’Anna – il costo che incide di più. È passato da 700 a 1.600 euro/tonnellata e lievita di settimana in settimana. Si va verso l’accaparramento. Noi stiamo lavorando da tempo per ridurre la plastica e il consumo energetico. Ma anche gli scarti». L’azienda di acque sta rinnovando tutti gli impianti per arrivare a risparmiare il 25% di plastica e ridurre il consumo energetico, oltre a ricorrere da anni alle fonti rinnovabili (fotovoltaico) e aver trasferito tutti i trasporti lunghi su ferrovia (circa il 50% del totale movimentato).

Anche Conserve Italia già dal 2020 ha optato per esportare in Europa il 50% di pomodori, legumi e succhi su rotaia. «I treni diretti all’estero per consegnare i prodotti alimentari Cirio, Valfrutta e dei marchi della distribuzione – spiega Pier Paolo Rosetti, direttore generale – sono in media più di uno a settimana. E saranno implementati». Nel complesso, il sistema multimodale e intermodale di trasporto delle merci di Conserve Italia contribuisce a evitare ogni anno l’impegno sulle strade di 5.530 camion tra Italia ed Europa con una riduzione totale delle emissioni di CO2 di 6.265 tonnellate, per una movimentazione di 137.353 tonnellate di prodotti alimentari.

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