Gli spazi post-Covid

Così l’ufficio del futuro attira gli investitori

Gli spazi post-Covid. La pandemia ha ridisegnato il mondo direzionale, puntando su aree condivise, metri quadri aperti alle città e materiali innovativi

di Paola Dezza

The Liberty Tower, recente riqualificazione di un edificio di Hines

3' di lettura

Uffici moderni, aperti sull’area circostante, invitanti per i residenti del quartieri, studiati per diventare hub di tendenza e soprattutto luogo di scambio di idee e di confronto.

Un trend che non nasce oggi dopo la pesante pandemia da Covid-19, che ha imposto nuovi spazi e distanziamenti, ma che stava germinando già grazie alla realizzazione di alcuni innovativi headquarter aziendali, fulcro di un rinnovamento anche per quartieri secondari. Oggi la scelta si impone.

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«Gli uffici e il loro utilizzo cambieranno nel medio termine da luoghi di produzione a luoghi di interazione - spiega Paolo Bottelli, a capo di Kryalos -. Pertanto le caratteristiche degli uffici (dal punto di vista dell’ubicazione oltre che delle loro caratteristiche tecniche e architettoniche) dovrebbero evolversi al fine di massimizzare il coinvolgimento e la produttività dei dipendenti e stimolare il loro potenziale creativo». Tra le nuove tendenze, anche causate dagli effetti sul modo di vivere gli uffici generati dalla pandemia, la necessità di maggiori e più confortevoli spazi per socializzare e collaborare, meglio se all’aperto in giardino o in terrazze attrezzate (Cordusio, Verziere/Cavallotti, viale Regina Giovanna 27-29), ma anche il miglioramento tecnologie per partecipazione a video conference individuali e in sale riunioni per video di gruppo.

Le richieste sono sempre più frequenti anche in termini di certificazioni green (Leed, Bream, Well) per la grande attenzione attorno ai temi Esg, ma anche per parcheggi per mezzi di trasporto individuale green, e con postazione per ricariche mezzi elettrici e servizi comuni del building tipo locker per delivery, lavanderie.

Il segmento degli uffici rimane il primo per scelta di investimento. I cambiamenti nei regolamenti e nel comportamento lavorativo che si sono dovuti adottare per far fronte al pericolo di infezione, segnalano che gli immobili moderni e di ultima generazione dall’alto standing qualitativo sono in netto vantaggio rispetto a quelli anche di penultima generazione ma non riqualificati secondo i nuovi standard.

«Siamo in una fase di riflessione - dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari -. La progettazione del nuovo sta iniziando adesso, senz’altro molti stanno riconsiderando gli spazi esistenti. Il Covid ha mostrato i limiti di un modello di riempimento degli uffici, con 3-4 metri quadri a disposizione per persona e bisogno di prenotare una scrivania per il giorno dopo. Oggi ogni persona ha più spazio per lavorare perché non può stare vicino agli altri. E aumentano gli spazi comuni, dove confrontarsi. La stessa mensa viene rivalutata e ripensata».

Per vedere i nuovi edifici bisognerà aspettare qualche anno. «Il tempo di costruire nuove strutture - dice Breglia -. Non c’è ancora una direzione vera e propria».

Gli edifici in dirittura d’arrivo stanno cambiando? Resterà la rotazione delle persone, almeno finché non saremo definitivamente usciti dalla pandemia.

«Viviamo un momento particolare - dice Massimo Roj di Progetto Cmr -. Siamo molto impegnati con attività forse più a lungo termine e progetti che arriveranno nell’ambito di un paio di anni. Si tratta di nuovo e ristrutturazioni a 360 gradi di edifici obsoleti. Ma stiamo anche lavorando su progetti di rivisitazione dell’uso dello spazio in funzione delle novità, anche dell’utilizzo maggiore del digitale».

Si studiano miglioramenti per gli spazi lavorativi, ma anche come ribilanciare i piani terra che si aprono al quartiere. «Stiamo lavorando a un edificio in cui ci saranno solo spazi condivisi e pochissimi spazi personali (60-80 scrivanie) - dice Roj -. Qui stiamo sperimentando aree dove un centinaio di persone testeranno come svolgere una attività fisica al posto di lavoro». Il progetto UP150, in piazza Liberty a Milano, nasce dall’intuizione di Progetto Design & Build, società del Gruppo Cmr, condiviso per la parte scientifica con il Dipartimento di Scienze Motorie dell’Università di Milano e BIP per lo sviluppo tecnologico. A questo gruppo di sviluppo si è in seguito aggiunta Technogym. Un modo per ampliare il benessere nel luogo di lavoro e di promuovere l’attenzione alla propria forma fisica.

Sul nuovo sarà sempre più importante il tema Esg, richiesto anche dai fondi di investimento.

«Sul tema materiali stiamo studiando, come avevamo fatto con Artemide per la lampada fonoassorbente in materiali riciclati - dice ancora Roj -. Ora stiamo valutando e testando materiali naturali, uno in particolare fatto con scarti di materiale vegetale, come patate e tuberi, che diventa un tessuto che potrebbe essere utilizzato dalla fonoassorbenza ai rivestimenti delle sedute. Da 2-3 anni lavoriamo al lavoro di ricerca, al fianco delle aziende, per capire le novità del futuro».

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