Territorio

Turismo nel vino, per ripartire servono leggi e buone pratiche

Il vino come promozione del territorio nel libro di Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno “Turismo del vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche”. Presenti i ministri Franceschini, Garavaglia e Patuanelli

di Giorgio dell'Orefice

(AdobeStock)

3' di lettura

Un grande asset non solo dell'agricoltura italiana ma dell'intera economia in grado di promuovere i mille territori d'Italia garantendo anche nelle campagne importanti ricadute in termini di sviluppo. Questo è stato il turismo del vino nel nostro paese fino alla pandemia e questo deve al più presto tornare a essere. E lo può fare grazie a una normativa di settore all'avanguardia e soprattutto a una rete di cantine, in particolare quelle medio piccole ma non solo, che non vogliono perdere un'opportunità che è al tempo stesso un canale di vendita importante e una vetrina di autopromozione.

È quanto è emerso al Senato alla presentazione del libro scritto a quattro mani da Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno “Turismo del vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche”.

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«Anche l’assetto normativo ha fatto passi avanti – ha spiegato Dario Stefàno, senatore, tra i promotori del Testo unico dell'enoturismo – visto che la legge quadro a oggi è stata già recepita da Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo e Lombardia e sta per esserlo anche in Campania, Puglia e Sardegna». Ma al di là della cornice di norme sarà ancora più importante ora ridefinire la cornice di regole operative per un settore che conta migliaia di imprese in tutta Italia con milioni di visitatori in epoca pre Covid e che è stato quasi azzerato dalla pandemia.

«Certo la ripartenza – ha aggiunto Donatella Cinelli Colombini, produttrice di Brunello, ideatrice della manifestazione Cantine Aperte e autrice di diversi volumi sul marketing enoturistico – non potrà avvenire nelle stesse condizioni del passato. D'altro canto abbiamo già imparato ad adottare alcuni accorgimenti sfruttando molto di più i vigneti che i locali chiusi delle cantine. Come stiamo assistendo a un calo delle vendite dirette di vino e a una crescita della domanda di ‘esperienze'. Quest'estate contiamo di recuperare di certo l'utenza italiana e i turisti che si spostano da paesi limitrofi su gomma. La grossa incognita sono gli arrivi dagli Usa che sono sempre stati molto importanti e che al di là delle vaccinazioni scontano al momento grandi incertezza sulla ripresa dei voli. Decisivo sarà però il contributo della filiera per aiutare il mondo della ristorazione in grave difficoltà e al quale per primi non vogliamo rinunciare».

In prima linea ad auspicare una ripartenza della ricettività in cantina il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia: «Il legame tra vino e territori – ha commentato – permette di fidelizzare il turista, dunque di farlo arrivare, rimanere e tornare nel nostro paese. La nostra varietà produttiva e di territori è una enorme opportunità, però occorre organizzarci meglio. L'enogastronomia italiana è una eccellenza assoluta ed è cultura, oltre che agricoltura. Non possiamo però darla per scontata e purtroppo non abbiamo un piano strategico dell'enogastronomia, come invece hanno Guatemala e Cameroon».

«In questi anni – ha aggiunto il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini – si è inoltre rafforzata la consapevolezza che il vino è una parte importante dell'identità italiana. In generale all'enogastronomia è attribuita una parte fondamentale da chi sceglie di venire a fare un viaggio in Italia. Tutto questo fa parte della cultura italiana, infatti il vivere all'italiana è una di quelle cose che più funziona al mondo e da questo nasce la volontà di immergersi in una esperienza che comprende anche il cibo e il vino. Si tratta di turismo esperienziale, ed ogni piccolo paese e comune è orgoglioso di trasmettere la sua identità e le sue caratteristiche uniche»

Nella ripartenza un ruolo di primo piano potrà venire anche per il settore dell'enoturismo dal Recovery Plan. Ne è convinto il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli: «Il futuro anche del settore vitivinicolo sarà fatto di ricerca, sviluppo e innovazione. Se non c'è connessione non c'è nemmeno futuro, perciò è fondamentale la digitalizzazione che passa attraverso le infrastrutture. In questo modo possiamo fornire i servizi che servono alle aziende. Ci sono poi le nuove tecnologie, che non sono di frontiera perché già esistenti e mature, e queste le dobbiamo rendere disponibili ai produttori e ai consumatori. Vogliamo un turismo ricco, che viene a fare acquisti e vedere cosa c'è intorno ad un prodotto, tutta la realtà che circonda un cibo o un vino. E tutto questo universo con la digitalizzazione sarà sempre più fruibile e diffuso».

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