INTERVISTA

«Così nasce il polo delle batterie intelligenti»

La coordinatrice del team di lavoro del Politecnico Torino, unica realtà italiana inserita nel programma di ricerca europeo Battery 2030 Plus, illustra i piani su nuovi materiali, sistemi autoriparanti e celle dotate di sensori

di Filomena Greco

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Il laboratorio all'interno del Politecnico di Torino dove lavora il gruppo coordinato da Silvia Bodoardo

La coordinatrice del team di lavoro del Politecnico Torino, unica realtà italiana inserita nel programma di ricerca europeo Battery 2030 Plus, illustra i piani su nuovi materiali, sistemi autoriparanti e celle dotate di sensori


3' di lettura

Un team di15 persone coordinato da Silvia Bodoardo, esperta in sistemi elettrochimici di accumulo dell’energia, con tre strutturate e un gruppo di dottorandi e assegnisti. È l’Electrochemistry Group del Disat al Politecnico di Torino, il centro di ricerca universitario più avanzato in Italia sul fronte delle batterie. «Il mercato dell’elettrico sta fiorendo, l’automotive rappresenta il driver perché servono batterie altamente performanti con volumi piccoli, questa la sfida industriale» sottolinea Silvia Bodoardo, e aggiunge: «Europa e Italia non andranno al traino dell’Asia, lo sforzo che si sta facendo è di puntare sull’innovazione per maturare un vantaggio tecnologico».

L’Europa dunque si è messa in marcia sul tema della mobilità elettrica. Quale il contributo del Politecnico in questa fase?

In realtà Europa e Italia vantano una leadership nel settore del powertrain elettrico in ambito industrial, si pensi a realtà come l’Ansaldo di Genova. Siamo invece indietro nella produzione delle batterie, in capo a Cina, Corea e Giappone per il 95%. Questo aspetto è sì uno svantaggio ma allo stesso tempo una grandissima opportunità, c’è una mancanza e bisogna investire su questo. Anche LG e Samsung stanno investendo in Europa.

Europa e Italia sono destinate ad andare al traino dei paesi asiatici?

L’idea è di non rincorrere l’Asia, per questo l’Europa ha investito a tutto tondo, partendo dalla ricerca di base per arrivare a quella applicata e all’industria. Battery 2030+ è il programma europeo dedicato alla ricerca di base in ambito elettronico arrivato alla sua seconda fase, con l’obiettivo di attivare una grande innovazione nel mondo delle batterie. Il Politecnico di Torino è l’unica realtà italiana finora coinvolta.

Si punta sull’innovazione per avere un vantaggio industriale. A quali idee state lavorando?

Lavoriamo al progetto di una piattaforma di modellazione per l’accelerazione della produzione di materiali, basata su robotica e intelligenza artificiale, per ottenere materiali più sostenibili e a più alte prestazioni, riciclabili e facilmente producibili. Questo è uno degli ambiti in cui noi possiamo fare la differenza. Stiamo lavorando anche su materiali che si autoriparano, inoltre abbiamo un progetto per inserire sensori dentro le celle, utili a monitorare la temperatura interna del sistema o valutare altri parametri come le variazioni di volume o pressione per ottimizzare il funzionamento della batteria e aumentare la sicurezza .

La mobilità elettrica per essere sostenibile dovrà abbinarsi ad un incremento delle rinnovabili?

Le due cose sono profondamente legate, si sta lavorando a sistemi di accumulo per l'energia prodotta da rinnovabili per poterla utilizzare quando serve. Si può usare anche l’energia accumulata nelle batterie del veicolo elettrico parcheggiato e collegato alla rete, con i sistemi “Vehicle to grid”. Le stesse batterie diventeranno sempre più intelligenti e connesse.

In Italia c’è il progetto del Gruppo Seri Industrial di realizzare una fabbrica di batterie al litio con una capacità a regime di 3 giga watt. Voi darete in qualche modo una mano?

Quel progetto prevede che annesso alla produzione ci sia un centro di ricerca. Stiamo facendo molta pressione affinchè il polo venga realizzato a Torino nonostante ci sia una grossa spinta affinché si faccia al Sud. Non si tratta di un discorso campanilistico, credo che sia meglio oggi realizzare una realtà industriale accanto ad un centro non creato ex novo, ma dove la ricerca si faccia già. A Torino oltre al Politecnico c’è il centro di ricerca della stessa Famm, azienda del Gruppo Seri Industrial, Comau che si occupa di automazione, Fca che sta concentrando a Torino le attività nel settore della mobilità elettrica, Magneti Marelli, abbiamo Solvay non troppo lontana. C’è tutto un indotto pronto a lavorare con noi, siamo una realtà inserita nel network europeo della ricerca.

Prossimo passo?

Lanciare un master nel settore dell’Energy storage. Inoltre abbiamo da poco implementato un laboratorio industriale con ciclatori in grado di lavorare su celle e pacco batteria, una realtà che in Italia ha solo Enea.

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