tecnologia applicata alle folle

«Così noi fisici italiani facciamo muovere milioni di olandesi dalla parte giusta»

di Enrico Marro

(Adobe Stock)

4' di lettura

Aveva ragione Zygmunt Bauman: la nostra società è “liquida”, ma non solo per l’individualismo teorizzato dal sociologo e filosofo polacco. È “liquida” nel senso più scientifico e oggettivo del termine: anche se composta da individui, infatti, una folla sembra comportarsi come un fluido, seguendo le regole della fisica, con le singole persone che rappresentano particelle attive. Le folle possono quindi essere modellate come fluidi complessi? Gestite per esempio con segnali luminosi?

Del concetto di “liquidità” delle folle sono convinti due scienziati italiani, Federico Toschi e Alessandro Corbetta, rispettivamente docente e ricercatore presso l’Eindhoven University of Technology (TU/e), in Olanda. Da anni stanno studiando l’applicazione della fisica statistica dei sistemi complessi, e in particolare dei fluidi, ai gruppi di individui. «Ci interessiamo alle folle come esempi di “fluidi attivi”, caratterizzati da “atomi”, i pedoni, in grado di muoversi autonomamente e di esprimere durante il moto strategie e coordinamento - spiegano i due studiosi - mentre nei fluidi ordinari gli atomi si muovono in modo passivo, come granelli di sabbia trascinati dalle correnti marine».

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“Tutto scorre, ma in che modo?”: nella homepage personale di Toschi sul sito della TU/e, con l’aiuto del “Panta rei” di Eraclito, campeggia la domanda chiave alla quale i due fisici italiani stanno da tempo tentando di rispondere con le loro ricerche. «Troviamo affascinante la possibilità di capire in modo quantitativo sistemi biologici - spiegano Federico e Alessandro - . Nel caso di folle di pedoni, la sfida scientifica incontra esigenze concrete e immediate quali la necessità di assicurare comfort, sicurezza o una più efficiente fruizione di luoghi pubblici, per esempio stazioni, centri commerciali, musei».

L’obiettivo delle loro ricerche è quindi quello di riuscire a capire le dinamiche delle folle per in futuro poterle “indirizzare” con segnaletica luminosa, in aeroporti e metropolitane ma anche in strutture commerciali, oppure individuare comportamenti anomali allo scopo di migliorare la sicurezza. «Segnaletica e illuminazione dinamica possono convogliare in tempo reale i flussi di folla per garantire massima sicurezza in un hub di trasporto affollato oppure distanze confortevoli tra noi e gli altri visitatori», spiegano.

Gli studi dei due fisici italiani serviranno anche ad architetti ed esperti di arredo urbano per progettare al meglio spazi pieni di gente come stazioni ferroviarie, fermate della metropolitana o aeroporti, senza dimenticare le esigenze di chi soffre di ansia sociale, agorafobia o demofobia (rispettivamente paura degli spazi aperti o delle folle).

Da sei anni i due fisici e il loro team stanno lavorando con esperimenti sul campo. «Abbiamo investigato con alcuni sensori la dinamica di pedoni durante festival e festività pubbliche, come il Festival delle luci GLOW di Eindhoven, oppure il “Giorno del re” celebrato in tutta Olanda, ma anche in luoghi votati al trasporto come le stazioni ferroviarie oppure nei musei».

I sensori installati nella stazione di Eindhoven

In uno dei loro ultimi esperimenti sul campo, i due scienziati con il loro team hanno monitorato per mesi cinque milioni di pedoni alla stazione ferroviaria di Eindhoven. L’analisi dei big data ottenuti ha permesso di dimostrare che le singole persone si dividono in due gruppi: il primo è quello delle “forze sociali”, ossia gli individui che riescono a capire in anticipo le traiettorie altrui, evitando ogni collisione grazie al mantenimento di una “distanza di sicurezza” che in media è pari a 75-80 centimetri. L’altro gruppo è composto da chi evita la collisione all’ultimo momento, facendo un'improvvisa deviazione per scongiurare l’impatto.

Sulla base di questi comportamenti i ricercatori stanno costruendo un modello matematico in grado di prevedere i singoli movimenti di ciascuno degli “atomi”, i pedoni, che compongono il fluido-folla. «Dopo aver analizzato l’enorme mole di dati raccolta, concludiamo che seppure la traiettoria di un singolo individuo non sia prevedibile con esattezza, è possibile descriverla quantitativamente in termini probabilistici» spiega Alessandro Corbetta (lo studio si può leggere sulla Physical Review E).

Durante gli esperimenti non sono mancati momenti rocamboleschi o divertenti. «Agli inizi, nel 2014, ottenemmo un contratto con un internet provider basato su radioantenne per poter avere accesso a internet in una zona della stazione ferroviaria di Eindhoven di nostro interesse - raccontano i due scienziati - . Dopo poche ore di servizio il provider ci segnalò che ci era stata ridotta la banda internet inizialmente negoziata perché usavamo tutta quella dedicata alla nostra zona della città: allora avevamo bisogno di 100GB di dati al giorno. Da quel momento abbiamo dovuto trasferire i dati all’università in modo manuale spendendo ore, seduti per terra, a copiare via Wi-Fi i dati registrati dalla nostra macchina».

Le ricerche del team italiano di Eindhoven sono lungi dall’essere terminate. «Cerchiamo sempre di capire qualche cosa in più sulla dinamica delle folle dense - spiegano Federico e Alessandro - . Ora stiamo lavorando sui dati raccolti dai nostri esperimenti durante il Festival delle Luci di Eindhoven, effettuati assieme ad altri parter accademici e industriali, in cui abbiamo provato a “gestire” le folle attraverso l’uso di segnaletica luminosa. E nel corso del 2019 prevediamo almeno due ulteriori installazioni, in particolare per investigare la dinamica di folle dense».

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