dopo l’emergenza

Così le nostre Pmi potranno ripartire bene

di Roberto Crapelli e Alessio Rossi

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(AFP)


3' di lettura

Le Pmi italiane potranno rientrare nei mercati addirittura in posizione di vantaggio se saranno messe in condizione di mitigare le due criticità che stanno affrontando, quella della perdita di fatturato e quella di uscita dalle filiere di fornitura e se, contemporaneamente, potranno disporre di nuovi capitali per rilanciare gli investimenti finalizzati a cogliere le straordinarie nuove opportunità di crescita inorganica e di aggiornamento del modello di business che la crisi sta rendendo disponibili nel mondo.

La prima criticità, quella di perdita di fatturato viene innescata anzitutto dalla sospensione delle attività produttive delle nostre imprese o dal mancato approvigionamento di componenti e i semilavorati dai fornitori. Un’altra porzione di fatturato viene persa per l’atteso calo di domanda globale di beni finali e per il ritardo con cui tale crescita si trasferisce lungo le filiere di fornitura.

Per disinnescare questa criticità, le misure di sostegno dovrebbero consentire accessi rapidi a risorse di ammontare equivalente ai fabbisogni di cassa e di nuovo credito emersi, non solo nel periodo di sospensione delle attività produttive, ma anche per il ritardo nella ripartenza della domanda. Le misure già approvate e quelle annunciate sono solo parzialmente sufficienti per colmare il fabbisogno urgente delle Pmi derivante dalla perdita di fatturato.

La seconda criticità, quella di rischio di uscita dalle filiere di fornitura globali, si innesca perché la perdita di fatturato potrebbe essere prolungata nel tempo, anche dopo la riapertura delle nostre aziende. Infatti, se le aziende clienti, soprattutto quelle all’estero, dovessero riavviare le attività produttive prima delle nostre aziende, si troveranno nell’urgente necessità di rivolgersi ad altri fornitori in sostituzione di quelli italiani.

Per questo le misure per soddisfare le urgenti necessità di cassa e di credito, indipendentemente dall’ammontare e dall’accessibilità delle risorse messe a disposizione, dovrebbero essere integrate da una decisa azione a livello politico per coordinare la riapertura delle produzioni delle aziende per ognuna delle principali filiere.

Per quanto potranno essere sostanziose le misure di sostegno, comunque non saranno sufficienti per una ripartenza sostenibile nel tempo. Occorrerà che le Pmi italiane e la nostra imprenditoria dispongano dei mezzi per porsi in posizione di vantaggio nell’interpretare un futuro per primi. Futuro che è ancora non prevedibile ma che sarà comunque diverso da quello che abbiamo lasciato a fine febbraio. Quadrivio Group ha condotto un’indagine su un campione di Pmi italiane di vari settori da cui emerge che gli imprenditori percepiscono l’opportunità e l’urgenza di uscire dalla crisi proponendo nuovi prodotti, attaccando nuovi mercati, adottando nuove formule imprenditoriali e nuovi modelli di business. Gli imprenditori sono consapevoli che i livelli di sottocapitalizzazione delle imprese e l’urgenza di destinare il credito e la cassa a tamponare le criticità contingenti non consentono di cogliere tali opportunità in tempo.

Le misure di sostegno finanziario, oltre a essere insufficienti ad azzerare le implicazioni economiche e di business derivanti da settimane o mesi di perdita di fatturato, comunque portano in dote la necessità di gravare i bilanci con passività significative, dato che comunque si tratta di contrarre debito che, per quanto garantito e il cui servizio è poco oneroso, comunque dovrà essere rimborsato.

Il sistema delle Pmi italiane potrebbe “levereggiare” meglio queste misure straordinarie, insufficienti ma comunque onerose per il sistema Paese, se a esse si accompagnasse un programma di incentivazione per portare dal mercato capitali da destinare alla capitalizzazione/ricapitalizzazione delle imprese. Questo programma dovrebbe essere indirizzato a promuovere investimenti da soggetti privati italiani ed internazionali, come il private equity, e istituzionali, destinati agi investimenti necessari per cogliere le opportunità di business del dopo crisi. Tale programma consisterebbe nell’azzerare gli oneri fiscali per gli imprenditori che cedono quote delle loro aziende all’ingresso di nuovi capitali e nel mettere a disposizione benefici fiscali condizionati per gli investitori. L’incremento di leva finanziaria renderà ancora più efficace la maggiore capitalizzazione messa a disposizione.

Managing partner Quadrivio Industry 4.0 Fund;
Presidente Giovani imprenditori di Confindustria

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