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«Così può nascere un big internazionale»

Valutazioni favorevoli sull’operazione anche se si annuncia una sfida legale

di Luca Davi

Valutazioni favorevoli sull’operazione anche se si annuncia una sfida legale


3' di lettura

Snobbata dai grandi azionisti storici, Fondazioni in primis, l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi banca trova una sponda di rilievo nel mercato. Analisti, agenzie di rating e case d’affari concordano nel dire che l’Ops lanciata da Ca’ de Sass crea valore per gli azionisti di entrambe le banche. Sul tavolo c'è infatti la creazione di uno dei maggiori gruppi bancari in Europa: Ubi-Intesa sarebbe leader in Italia con quote di mercato che andrebbero al 21% nel segmento prestiti e dei depositi, al 23% nelle gestioni patrimoniali e al 19% sul fronte delle assicurazioni vita. A fronte di sinergie annuali stimate nell’ordine di 730 milioni, il nuovo gruppo andrebbe a generare un risultato netto superiore ai 6 miliardi dal 2022, secondo i piani di Intesa.

Certo l’esito finale della battaglia non è scontato. Anche perché la minoranza di blocco che si sta formando nell’azionariato dell’ex popolare sembra avvicinare quella soglia del 33% che potrebbe rendere complicata, se non impossibile, la fusione tra le due realtà. Un’ipotesi, questa, che potrebbe attenuare le sinergie che Intesa punta a generare, sempre a patto che Intesa non riesca a doppiare questo blocco all’assemblea trovando il consenso proprio degli investitori istituzionali, fondi di investimento in primis, a cui si sta rivolgendo.

Si vedrà insomma cosa succederà nei prossimi mesi. Nel breve è da attendersi uno scontro legale anche aspro che vedrà impegnati i legali dei rispettivi fronti. I pesi definitivi dei due schieramenti, pro e contro, si chiariranno invece solo a valle dell’adesione allo scambio di azioni - prevede un rapporto di concambio di 17 azioni per 10 Ubi - la cui conclusione è fissata per fine luglio.

Rispetto alle prospettive finanziarie dell’operazione, come detto, i pareri degli analisti sono tendenzialmente univoci. Le agenzie di rating nei giorni scorsi si sono schierate favorevolmente rispetto al deal, mettendo il credit watch di Ubi in positivo. Fitch, in particolare, con la fusione vede «probabilità più elevate» che Ubi possa diventare parte di un «gruppo più forte» e che possa quindi godere di un supporto da Intesa, che beneficia di rating più elevati. Nell'ipotesi stand-alone, invece, il rating di Ubi rifletterebbe un asset quality «debole benchè in miglioramento», una redditività «debole», una capitalizzazione «accettabile» che però «rimane esposta ai prestiti deteriorati e al rischio sovrano interno».

Moody’s, spingendosi avanti, si attende invece che Ubi verrà «pienamente» integrata dentro a Intesa Sanpaolo dopo l’acquisizione e che i creditori di Ubi possano trarre vantaggio dalla «maggiore» forza finanziaria di Intesa. A convincere gli analisti sono in particolare i vantaggi derivanti dall’essere un gruppo con una rete «più forte, con una maggiore diversificazione dei prodotti e una scala più ampia». E analogamente, la propensione al rischio, il management e la strategia di Ubi potrebbero allinearsi agli standard «più elevati» di Intesa.

Ma non basta. Gli analisti di Exane Bnp Paribas sottolineano il valore generato per gli azionisti di Ubi che ricevono «un premio di acquisizione e il doppio dei dividendi prospettici». Il rapporto di scambio pari ad 1,7 volte implica un premio del 24% sul prezzo di chiusura di Ubi dello scorso del 17 febbraio. Inoltre, «gli azionisti di Ubi raddoppieranno i dividendi cumulati nel 2020-2023 e acquisiranno un'esposizione verso una banca con una maggiore redditività strutturale». Per gli analisti, d'altra parte, i soci di Intesa trarranno beneficio dall'incremento degli utili in una misura pari al 4-5% in termini di utile per azione e così pure dal rafforzamento dell'outlook sul dividendo.

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