ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùenergia pulita

Così la Sardegna del carbone stoppa la centrale idroelettrica in Gallura

La Regione respinge la proposta del Consorzio di bonifica per un impianto lungo un canale irriguo e ricorre per bloccare il progetto da 2,3 milioni

di Jacopo Giliberto

default onloading pic

La Regione respinge la proposta del Consorzio di bonifica per un impianto lungo un canale irriguo e ricorre per bloccare il progetto da 2,3 milioni


3' di lettura

No al carbone, basta inquinamento, viva l’ecologia. A patto che sia altrove, dice la Regione Sardegna.

Mentre le centrali di Fiume Santo e del Sulcis divorano carbone a tonnellate l’ora, mentre i comitati nimby contestano i progetti eolici perché «devasteranno territori vocati al turismo culturale e all’agricoltura di qualità», nel frattempo la Regione Sardegna blocca dal 2013 la costruzione di una piccola centrale idroelettrica lungo un canale irriguo del Consorzio di Bonifica della Gallura.

Lo sbarramento

Ci sono stati sei anni di ricorsi e di sentenze che danno ragione piena al Consorzio della Gallura e torto marcio alla Regione, ma non c’è niente da fare. La Sardegna non vuole che il consorzio posi una turbina da far girare con l’acqua che defluisce dalla diga del Liscia, un progetto già finanziato con i 2,3 milioni messi a disposizione con soldi pubblici dal ministero delle Politiche agricole.

L’ultima è di poche settimane fa quando — insoddisfatta dell’esito di una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite e delle ripetute decisioni del Tribunale superiore delle Acque Pubbliche — la Regione Sardegna ha proposto un altro ricorso alle sezioni unite della Cassazione e perfino alla Corte europea di giustizia.

La diga delle inefficienze

Lo sbarramento della Regione è quello, non metaforico bensì di tenace calcestruzzo armato, della diga del Liscia. È un caso esemplare di inefficienza.

Costruita a Luras (Olbia-Tempio) tra il 1958 e il 1962, la diga venne collaudata solamente mezzo secolo dopo, nel 2007, per intervento del Consorzio di bonifica della Gallura. E subito dopo il collaudo l’impianto venne espropriato dalla Regione, che diede la diga in gestione all’Ente acque della Sardegna.

Dei tre usi autorizzati dal progetto — irriguo-potabile-idroelettrico — solamente uno non è mai diventato reale. Quello idroelettrico.

Lungo il canale d’uscita il Consorzio della Gallura vuole mettere una piccola turbina per estrarre elettricità dal flusso d’acqua che va verso i campi da irrigare. Un impianto semplice: una briglia per deviare il flusso verso la turbina in un edificio grande come un bilocale. Tempo previsto dei lavori, sei mesi. La centrale idroelettrica produrrebbe ogni anno 2,67 milioni di chilowattora.

I commenti dei proponenti

FInora sono intervenuti pubblicamente solamente i proponenti, cioè il Consorzio di bonifica della Gallura e l’associazione di riferimento che riunisce i consorzi di bonifica italiani, l’Anbi.

«Un’incomprensibile vicenda a colpi di ricorsi e che non trova giustificazione alcuna — commenta il presidente del Consorzio di bonifica della Gallura, Marco Marrone. — L’accanimento con cui la Regione si oppone alla realizzazione della centrale oltre ad allungare inutilmente tempi, sta provocando un ingente danno economico agli agricoltori ed al Consorzio di bonifica».
Secondo Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi, «la domanda è d'obbligo: cui prodest? Vi sono estremi del danno erariale?».
«Questa guerra giudiziaria della Regione — conclude il direttore dell’ente consorziale, Giosuè Brundu — impoverisce l’Isola e le sue ambizioni».
ll consorzio di bonifica lancia un appello al presidente della Regione, Christian Solinas, per una soluzione bonaria.

Le tappe del contenzioso

Nel novembre 2013 il Consorzio di bonifica avviò il percorso e nel marzo 2014, scaduto il tempo del silenzio assenso e ottenuto il finanziamento statale, ritenne di poter avviare i lavori. La Regione Sardegna, per dispetto, deliberò un finanziamento per fare la centrale idroelettrica sul canale del Consorzio ma negandola ai proponenti e affidandola al suo ente regionale Enas.

Nel luglio 2017 il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche dichiarò illegittimo il rigetto della Regione. La Regione e l’Enas fecero ricorso in Cassazione contro la sentenza. Nel 2019 le sezioni unite della Cassazione respinsero il ricorso della Regione e dell’Enas e diedero ragione al Consorzio di bonifica.

Nell’ottobre 2019 la Regione ha prelevato dalle sue casse 5 milioni affinché l’Enas costruisse la centrale sul canale del Consorzio.

Nel febbraio scorso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha confermato che il Consorzio di bonifica è autorizzato a costruire la centrale.

Il Consorzio chiede alla Regione il riconoscimento dei danni per 7 anni di mancata produzione elettrica.

Nota finale

L’ecologicissima Regione Sardegna è la stessa che aveva bloccato tutti gli 8 progetti di innovative centrali solari a concentrazione. Nessuna di queste centrali a specchi riuscì a essere costruita.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti