Transizione Energetica

Così la Shell produce in Italia i lubrificanti carbon neutral

L’a.d. Marsili: puntiamo su decarbonizzazione e nuove tecnologie. In previsione un minore impegno sui giacimenti italiani ma il metano resta importante

di J.G.

(REUTERS)

2' di lettura

«Non sarà una passeggiata. Il processo di decarbonizzazione impone un allineamento di tutte le parti, cioè i Governi e gli organismi pubblici di regolazione, i consumatori e l’industria, non solo l’industria energetica. Ed è un processo nel quale siamo impegnati anche noi, che ci siamo dati l’obiettivo di diventare neutrali climaticamente entro 30 anni», dice Marco Marsili, 52 anni, ingegnere, amministratore delegato della Shell Italia dopo una carriera come sviluppatore dei progetti Shell in mezzo mondo. Una carriera di “business developer” che, dopo avere sviluppato i business nuovi che si propongono, ora affronta la transizione energetica, evoluzione tecnologica che sta modificando il quadro di mercato del mondo dell’energia.

Ridurre l’impatto creato dall’uso dei prodotti

«L’85% delle nostre emissioni viene non dal ciclo nostro produttivo ma dai consumatori che usano i nostri prodotti, come i carburanti. Quindi il nostro impegno per continuare a migliorare i prodotti non è sufficiente: puntiamo anche su altre soluzioni, come forme di compensazione», dice Marsili. «Di cinseguenza la nuova strategia di gruppo varata in febbraio scorso riguarda non solo la nostra attività ma anche l’impatto sviluppato dai nostri consumatori usando i prodotti fossili che commerciamo, di cui dobbiamo ridurre l’impronta di carbonio».

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Marco Marsili

Il ruolo dell’Italia nei programmi della società

Anche se non c’è più la rete di distributori stradali con la conchiglia gialla, l’Italia non è un mercato marginale nei piani della Shell. «L’Italia è la seconda manifattura europea e non può esserci decarbonizzazione a livello europeo senza il contributo dell’Italia. Siamo presenti sul territorio da più di 100 anni, siamo nell’upstream degli idrocarburi nazionali anche nell’ottica della transizione energetica, ma eravamo già presenti nel gas, dove abbiamo il 10% del mercato con 500 clienti nel settore industriale; nel settore elettrico, abbiamo un obiettivo di mille megawatt di rinnovabile fotovoltaico entro il 2025, e già oggi abbiamo 100 clienti industriali».

Ridurre l’estrazione dai giacimenti italiani

La Shell è anche attiva come socia nei giacimenti in Basilicata, con l’Eni in Val d’Agri e con la Total sul giacimento Tempa Rossa. «Intendiamo scendere nell’estrazione dell’1-2% l’anno, ma il metano per ora pare ancora in crescita graduale. Ma i nostri incrementi maggiori sono nel settore delle nuove energie».

Per la Shell le nuove energie sono quelle della Sonnen, con gli accumulatori di energia rinnovabile per uso domestico, e della Shell New Motion per le auto elettriche e le loro ricariche. «E nello stabilimento di Cisliano abbiamo lanciato la produzione di lubrificanti carbon neutral», aggiunge Marsili.

La lentezza burocratica italiana

Investire nelle colonnine di ricarica delle auto elettriche oppure in impianti per produrre energia rinnovabile chiede un percorso di autorizzazioni spesso molto irto. «Per fortuna il Pnrr si propone di accelerare e semplificare l'iter per i nuovi impianti alimentati da energie rinnovabili. Il paradigma è rimasto a lungo così: gli attori industriali chiedono alla pubblica amministrazione di vincere il suo no preconcetto. Ora sembra ritrovata quell'unità d'intenti in cui la pubblica amministrazione vuole guidare la transizione e noi proponiamo i nostri investimenti. Altrimenti non riusciamo a spiegare al nostro azionista perché in Italia serve il triplo del tempo rispetto agli altri Paesi in cui realizziamo i progetti».


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