Edilizia green

Così si realizza una casa in legno «chiavi in mano»

Il prezzo è simile a quello di una costruzione tradizionale, ma è cruciale definire ogni dettaglio nel progetto

di Maria Chiara Voci


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Comfort sostenibile: una casa in legno a San Pancrazio (Bz) progettata dallo studio Solarraum

3' di lettura

Se i numeri parlano di un mercato in espansione, è vero anche che il legno è un materiale ancora sconosciuto alla maggioranza di progettisti, imprese e committenti italiani. Al punto che in molte regioni non esistono, nei prezzari pubblici, le voci delle lavorazioni specifiche del comparto. Al tempo stesso, dietro a ogni preventivo o proposta (in genere avanzata direttamente da piccole o medie aziende che lavorano con soluzioni chiavi in mano) è ampia la gamma in termini di costi-qualità-benefici. Tenendo bene a mente, come sottolineano diversi progettisti, che a parità di finiture non è assolutamente detto che una casa in legno finisca per costare di più di una in mattone o cemento.

Esiste un abc da seguire? Lo abbiamo chiesto a progettisti, associazioni, imprese e docenti universitari. Innanzitutto una costruzione a secco prefabbricata è un processo che va definito a priori. Se è vero che lo stessi vale per l’edilizia più tradizionale, nel caso del legno questa regola da accettare senza riserve per sfruttarne appieno i vantaggi e non incorrere in problemi né in fase di progettazione né di gestione o manutenzione successiva.

«Occorre innanzitutto capire cosa s’intende con edificio in legno – afferma Oscar Stuffer, responsabile dello studio Solarraum –. Ci sono immobili realizzati in legno in ogni componente così come in materiali misti, con struttura e/o solai in acciaio o cemento e legno solo per le pareti». Diversi sono i sistemi costruttivi: il telaio prevede un pannello pre-assemblato in fabbrica con una struttura a montanti e travi in lamellare, l’isolante inserito all’interno e chiuso da un’ulteriore pannellatura (in legno, fibrogesso o cartongesso) mentre il cross-lam (o X-lam) assembla in cantiere pannelli di legno massiccio a strati incrociati, tagliati in segheria con macchine a controllo numerico, sui quali viene applicato l’isolante a cappotto. Entrambe le soluzioni sono valide e possono essere usate in ibrido; su immobili oltre i 4/5 piani è più funzionale il cross-lam per ragioni statiche.

Gli isolanti a disposizione spaziano dalla fibra di legno al polistirene, passando per la lana di roccia, la canapa e il sughero, ma la scelta incide molto sul costo e anche su fattori come il peso o la resistenza al fuoco. La stratigrafia del muro va composta sempre secondo le prestazioni che si vogliono ottenere e le caratteristiche dell’edificio e del luogo in cui è ubicato. «Una parete in legno massiccio cross-lam o isolata con un materiale pesante – prosegue Stuffer – smorza meglio l’onda termica» e lo fa con spessori ridotti rispetto a una parete in latero-cemento, a parità di prestazioni. Sull’acustica, a volte il telaio (per il principio massa-molla-massa) è una soluzione più adatta. Isolare bene la casa significa, inoltre, proteggerla anche dal caldo. «Gli intonaci, le lastre leggere a base gesso e i materiali a base legno, oltre che le schermature solari, l’ombreggiamento e la ventilazione nelle ore notturne, svolgono in modo passivo il ruolo di portatori di comfort termo-igrometrico», spiega Marco Vidoni, presidente di Assolegno. Più la casa che si vuole ottenere si allontana dallo standard costruttivo corrente più il prodotto può diventare oneroso nella sua produzione o costruzione, ma riserva importanti vantaggi in esercizio e nella conservazione del valore. A incidere sul valore è spesso anche lo stile architettonico. «Se si scelgono soluzioni convenzionali – spiega Angelo Lucchini, docente di Architettura tecnica al Politecnico di Milano – generalmente il costo è inferiore rispetto a un design più avanzato che comporta soluzioni strutturali e tecnologiche più evolute, maggiore studio dei dettagli e soluzioni inedite».

Infine alcuni consigli: scegliere un progettista accreditato nel settore; percorrere la strada indicata da protocolli di certificazione volontaria come ad esempio CasaClima, Arca o Habitech; optare per un’impresa accreditata Sale, protocollo privato che consente ai clienti dei costruttori qualificati di accedere a specifiche linee di mutui per le costruzioni in bioedilizia. «Il punto fondamentale – sottolinea Franco Piva di Ergodomus – resta che nulla va delegato alla fase di cantiere e vanno ridotti, o addirittura eliminati, i tempi morti. La modellizzazione digitale oggi aiuta, ma non può comunque sostituire un team di operatori capaci di operare in collaborazione. Solo così si evitano errori comuni in ogni cantiere, come la perdita di ore per sistemare il getto sbagliato di una fondazione dovuto al fatto che i progettisti hanno lavorato su disegni diversi o per aggiungere e/o modificare i fori per il passaggio degli impianti».

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