la GUIDA RAPIDA / 1

Dichiarazioni dei redditi: Così si sana l’errore nei modelli già inviati

Dalle spese scolastiche a quelle mediche: sviste in agguato anche per chi si è rivolto a Caf o professionisti

di Dario Aquaro, Cristiano Dell'Oste


3' di lettura

Non è (quasi) mai troppo tardi. L’extra-time concesso per presentare la dichiarazione dei redditi relativa al 2018 – possibile entro il prossimo 2 dicembre – offre più tempo anche per correggere gli errori commessi da chi ha già inviato alle Entrate il modello Redditi o il 730. Fino a questa data si può procedere con una dichiarazione “correttiva nei termini”. Dopo resterà la chance dell’integrativa.

Le modalità di correzione sono diverse e cambiano, tra l’altro, a seconda che il contribuente abbia scelto il fai-da-te (con la dichiarazione precompilata) o si sia rivolto a un intermediario (Caf, commercialista o altro professionista).

Al 23 luglio scorso, termine per l’invio del 730 precompilato, le dichiarazioni trasmesse con l’applicazione web dell’Agenzia sono state 3,3 milioni: il 13,8% in più dei 2,9 milioni del 2018 e il 135,7% rispetto ai 1,4 milioni del 2015, primo anno dell’opzione fai-da-te. I numeri sono ancora parziali, perché per il modello Redditi Pf online c’è tempo fino al 30 novembre, termine ufficiale che però quest’anno slitta appunto al 2 dicembre (il 30 novembre è un sabato). Ma proprio tra questi numeri spicca il dato dei 730 accettati senza modifiche, arrivati a quota 609.360: di fatto, una su cinque, in aumento del 15% rispetto all’anno scorso.

L’errore, tuttavia, è sempre in agguato. Anche per i contribuenti che si sono rivolti a un intermediario: non sono rari, infatti, i casi di ricevute dimenticate o redditi “trascurati”. Qualche esempio? Ecco alcuni principali errori in cui può incappare un “privato”.

1. Sviste sui bonus. È difficile dimenticare gli interessi pagati sul mutuo prima casa che, salvo disguidi, sono già inseriti nella precompilata. Così come le rate di detrazione derivanti da lavori edilizi eseguiti prima del 2018.

Ma può capitare, ad esempio, di scordarsi delle spese pagate per la mensa scolastica dei figli, magari perché la quietanza non è stata subito scaricata dal sito della società che gestisce il servizio. Chi se ne accorge ora, potrà presentare un modello Redditi “correttivo nei termini”, per far emergere un credito d’imposta pari alla detrazione (da chiedere a rimborso o riportare nel 730/ 2020).

L’errore non è sempre colpa di una cattiva memoria. Chi ha pagato in ritardo una spesa condominiale detraibile, se salda il conto entro il 2 dicembre, potrà comunque sfruttare il bonus fiscale anche se ha già inviato la dichiarazione. È sufficiente farsi rilasciare dall’amministratore la certificazione.

2. Giustificativi smarriti. Può capitare che il contribuenti ricordi benissimo di aver sostenuto una certa spesa medica – e se la sia trovata in precompilata – ma non abbia più la ricevuta (necessaria quando si modifica la dichiarazione). Se il documento rispunta ora dalla tasca di un cappotto, si può ugualmente correggere il modello.

3. Oneri non detraibili o deducibili. L’errore contrario è aver “scaricato” una spesa quando non si poteva. Ad esempio, deducendo contributi alla previdenza complementare già dedotti dal datore di lavoro. Per rimediare occorre versare il dovuto, con interessi e sanzioni.

4. Redditi dimenticati. Altra ipotesi frequente è quella in cui si “tralascia” una collaborazione o un rapporto di lavoro a termine. Forse perché non si è ricevuta la Certificazione unica (ma il reddito va comunque dichiarato). O perché il datore di lavoro ha rettificato la Cu dopo che il Fisco aveva predisposto la precompilata.

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