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Così si supera la logica dell’emergenza

di Giorgio Spaziani Testa

Il Premier Gentiloni e Renzo Piano. (Ansa)

3' di lettura

Casa Italia, il progetto avviato dal Governo Renzi nel settembre 2016, ha fornito le sue risposte. Le 200 pagine del “Rapporto sulla promozione della sicurezza dai rischi naturali del patrimonio abitativo” – che si deve a 17 esperti, coordinati dal professor Giovanni Azzone, e all’apporto dei maggiori istituti di ricerca e del sistema universitario – rappresentano un interessante insieme di analisi della situazione esistente e di indicazioni operative per il futuro. Tanto più importanti se si considera che “Casa Italia” è assurto a Dipartimento della Presidenza del Consiglio.

Il progetto – come è noto – prese le mosse dagli eventi sismici dell'agosto 2016, ma il suo campo d’azione si estende alla prevenzione con riferimento a tutti i rischi naturali, come quelli franosi e alluvionali, oltre che – più ampiamente – alla cura e alla valorizzazione del territorio e delle aree urbane.

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La prima parte del Rapporto identifica le informazioni che consentono di comprendere il livello di rischio che caratterizza un ambito territoriale (come un Comune) o un'entità fisica (come un edificio). Con riferimento al territorio, “Casa Italia” ha rilevato la presenza di molte informazioni «frammentate e disperse», che ha determinato l’avvio di un lavoro di integrazione e condivisione dei dati, con la creazione di una “Mappa dei rischi naturali dei Comuni italiani”, curata dall’Istat insieme con altri enti pubblici e accessibile a tutti i cittadini.

Per quanto riguarda le notizie relative ai singoli edifici, la ricognizione effettuata ha evidenziato come già oggi esista un insieme «ampio e articolato» di informazioni presso le pubbliche amministrazioni centrali e locali. Si tratta, però, di dati non immediatamente utilizzabili per via di diversi limiti. La scelta della Presidenza del Consiglio è, quindi, quella di realizzare un «Repository unico delle informazioni relative agli edifici», accessibile in modo esteso alle pubbliche amministrazioni e in modo puntuale al proprietario di ciascun immobile. «Questo approccio – si legge nel Rapporto – rappresenta anche una risposta al dibattito relativo all’introduzione del fascicolo del fabbricato. Da un lato, individuando un quadro informativo che fornisce una visione estesa ma non ridondante di informazioni importanti per promuovere la sicurezza di un individuo; dall’altro, facendolo senza oneri per i proprietari degli immobili». Il tutto – aggiungiamo noi – nel rispetto della copiosa giurisprudenza che ha dichiarato illegittimo lo strumento del “fascicolo del fabbricato” proprio nel momento in cui poneva a carico dei privati l’onere di reperire ed ordinare – attraverso professionisti privati – dati già in possesso delle pubbliche amministrazioni.

La seconda parte del Rapporto si concentra sulle politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni naturali, della vulnerabilità degli edifici e del livello di esposizione di persone e cose (i tre fattori che determinano il rischio). Centrali, sul punto, sono le misure contenute nell’ultima legge di bilancio a proposito di Sismabonus: un sistema di forti detrazioni fiscali collegato ad interventi di miglioramento antisismico, che giunge a finanziare sino all’85% della spesa sostenuta. Sistema al quale si affiancherà – specifica il documento – un’operazione di «diagnostica speditiva», con oneri a carico dello Stato, per gli oltre 550.000 edifici residenziali più vulnerabili nei Comuni con maggiore pericolosità sismica.

Particolarmente interessante è anche la terza parte dello studio, che affronta il tema delle misure che possono rafforzare gli interventi di riduzione del rischio naturale, analizzando politiche volte al potenziamento della resilienza delle comunità, interventi formativi e progettazione del sistema di finanziamento.

Il Rapporto è molto corposo e di grande spessore tecnico. La sua direttrice di fondo è chiara ed è quella che Confedilizia ha sempre propugnato: il tema della prevenzione va affrontato, da un lato, attraverso la politica degli incentivi – che si contrappone a quella dell’introduzione di obblighi generalizzati – e, dall’altro, con analisi mirate delle situazioni di più grave pericolo. Il tutto – come dice il Rapporto – mediante un’azione strutturale e non emergenziale. Consci che «non è possibile raggiungere un livello di sicurezza del 100% a fronte dei rischi naturali, ma solo migliorare il livello di sicurezza» e consapevoli della specificità dell’Italia e del suo patrimonio storico-culturale e paesaggistico unico.

Se il Governo non defletterà da questa impostazione – che è quella che viene indicata da un Dipartimento della Presidenza del Consiglio, attraverso il lavoro di un anno dei maggiori esperti del settore – i risultati si vedranno e il Paese se ne gioverà. Se, invece, si cederà (magari in occasione del primo fatto di cronaca, e al conseguente can-can mediatico) alla tentazione di illudere le persone con soluzioni “facili”, saremo di nuovo da capo.

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