MONDIALI DI ATLETICA

Così il Signore dell’Ombra Gatlin ha spento il Lampo Bolt

di Dario Ricci

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3' di lettura

LONDRA - Il Lampo che si spegne, il giovane Cavaliere che non riesce ad abbagliare, il Signore dell'Ombra che si riappropria tra i fischi del trono che fu suo. Destinato a restare nella storia, questo 100 metri di Londra, che sembra però il Congresso di Vienna della Restaurazione.

Ritorno non gradito
Campione torna infatti, a 35 anni, Justin Gatlin, lo sprinter americano che ha al collo l'oro olimpico di Atene 2004 e il bis iridato su 100 e 200 nel 2005, oltre a 5 argenti consecutivi sempre alla spalle di Bolt tra sprint olimpici e mondiali. Curriculum straordinario, ma anche il palmares di squalifiche per doping non scherza: 2 anni (poi in parte condonati) per anfetamine quando era ancora junior nel 2001; 4 anni nel 2006 per positività al testosterone. Poi la nuova carriera, sublimata dalla notte di Londra.

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L’ultima fatica di Bolt, solo terzo. Vince Gatlin

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Rabbia e ululati
Beccato dal pubblico londinese in ogni singolo turno eliminatorio, Gatlin è esploso in un urlo liberatorio subito dopo aver avuto conferma della vittoria dal tabellone elettronico. Sentenza che ha accompagnato portandosi l'indice di una mano sulla bocca, quasi a voler zittire quel pubblico che, deluso dai nomi dei vinti, ma in particolare da quello del vincitore, continuava a ululare la propria amarezza.

Al cronometro non si comanda
Ma il verdetto è senza appello e, per quel che si è visto in finale, giusto. Gatlin 9.92 (sua miglior prestazione stagionale), Coleman 9.94, Bolt 9.95: questo il podio, figlio di una pessima partenza del Lampo (con 0.183 ha segnato il peggior tempo di reazione in carriera in una finale iridata), che solo verso i 70 metri ha iniziato a distendersi e a insidiare Coleman, scattatogli a fianco sulla destra; ma a quel punto veniva premiata la lineare prova di Gatlin in corsia 8, lontano dagli altri due duellanti. Beffa cocente proprio per il 21enne Coleman, studente di Sport & Management alla Tennesse University, apparso il più convincente nei turni eliminatori.Ai piedi del podio, in 9.99, l'altro giamaicano Blake (oro nel 2011), poi Simbine, Vicaut, Prescod e il cinese Su.

Sguardi in semifinale
Pronti al duello, Coleman e Bolt, già avevano dimostrato di esserlo in semifinale, quando l'americano detentore della migliore prestazione stagionale (9.82 lo scorso 7 giugno a Eugene) aveva regolato in giustezza il Lampo (9.96 contro 9.98), in una sfida che era stata però prima psicologica che tecnica: Bolt che frena a una ventina di metri dal traguardo e si volta verso il rivale, che lo fissa mentre è ancora a cavallo della linea d'arrivo. Il sorriso nervoso del giamaicano preannunciava l'atto conclusivo, e il suo esito. A cambiare però, a sorpresa, è stato l'uomo che ha posto fine al regno del Lampo, per riaprire quello del Signore dell'Ombra.

Usain Bolt,  la leggenda giamaicana dello sprint

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Sconfitte rare
Che l'arrivare secondo (e quindi figurarsi terzo...) non sia proprio abituale per il giamaicano, lo dimostrano i numeri: l'ultima sconfitta ai campionati del mondo era datata 2009, a Berlino, quando il giamaicano chiuse alle spalle del canadese Bayley la propria batteria dei quarti di finale (Il tutto al netto, ovvio, della squalifica per falsa partenza a Daegu2011). Risale invece al 5 giugno 2013 il ko rimediato proprio al Golden Gala di Roma da Justin Gatlin. Si, proprio lui. Sembrava un secolo fa, era appena ieri. E di nuovo oggi.

Riscaldamento
Attento e puntuale nella sua messa in moto Coleman; sempre pronto ai soliti scherzi Bolt, che per l'occasione sfoggiava scarpe giallo-viola neanche fosse il playmaker dei Los Angeles Lakers; tirato in volto Gatlin, parzialmente nascosto da un berretto di lana, così come Yohan Blake: così i pochi gesti di riscaldamento prima della finale, tradivano le vere emozioni dei protagonisti. Fino alla sorpresa di questo inatteso ordine d'arrivo.
Nuda verità - Che qualcosa di strano sarebbe accaduto, i più legati a riti scaramantici e auruspici, l'avevano ipotizzato a circa un quarto d'ora dalla finale, quando un uomo totalmente nudo, eluso l'apparato di sicurezza, aveva in lungo e largo percorso il rettilineo di gara, prima di essere fermato. Un presagio prima, un auspicio dopo lo sprint mondiale: che quella che si è vista a Londra sia davvero la nuda verità.

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