Fisco

Così le spese sanitarie 2021 entrano nella dichiarazione dei redditi

Tutte le istruzioni per controllare la correttezza degli importi e la corrispondenza con i documenti cartacei di cui si dispone

di Francesco Capri, Francesco Manfredi e Daniela Stefani

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6' di lettura

Spese sanitarie e dichiarazione dei redditi, precompilata o con presentazione del 730: proviamo a fare chiarezza. Va detto, in prima battuta, che le spese sanitarie sono disponibili online da alcuni anni, ma non sempre venivano consultate; adesso, dopo due anni di pandemia ormai usano lo Spid anche buona parte dei meno giovani e i meno informaticamente alfabetizzati: il 2022 sembra l’anno giusto per abituarsi a controllare sempre i dati del proprio cassetto fiscale. In tal caso lei potrà aiutare il suo consulente e il suo Caf a controllare che le informazioni siano corrette e complete. Bisogna anche chiarire che alla precompilata arrivano solo le spese sanitarie per le quali, all’atto dell’acquisto del bene o della fruizione del servizio, sia stato fornito correttamente il proprio codice fiscale e non ci sia stata opposizione alla trasmissione dei dati.

Il controllo delle spese

Per controllare quali spese sono presenti, si può accedere all’area riservata del portale del sistema TS. L’accesso è possibile utilizzando Spid, carta di identità elettronica (Cie) o carta nazionale dei servizi (Cns). Nell’area riservata si può selezionare l’opzione “Opposizione spese sanitarie” oppure “Consultazione spese sanitarie”. Accedendo all’area “Consultazione spese sanitarie”, e possibile consultare – senza limiti di tempo, ma senza facoltà di modifica – tutte le spese sanitarie che sono state trasmesse dai vari soggetti obbligati (farmacie, medici, altri professionisti sanitari, ottici, laboratori di analisi, ospedali e altro). Per ciascun documento di spesa vengono indicati: data di emissione,data di pagamento, importo, denominazione e tipologia del soggetto che ha emesso la fattura/scontrino e numero del documento. In questo modo potrà agevolmente verificare che quanto presente sul sistema corrisponda ai documenti in suo possesso. Può però accadere che alcuni documenti non siano stati trasmessi, per varie ragioni: può trattarsi di un errore; oppure di soggetti che non erano obbligati all’invio, o ancora di una spesa pagata in contanti quando c’era l’obbligo di pagamento tracciato (le uniche eccezioni a tale obbligo sono l’acquisto di farmaci e dispositivi medici e le prestazioni rese da strutture sanitarie pubbliche e private accreditate al Ssn). Se la spesa è stata in tutto od in parte rimborsata nell’anno, infatti, resta detraibile solo l’ammontare non rimborsato.

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Il sistema TS contiene anche una colonna “Somma restituita” con l’indicazione di eventuali rimborsi/storni/note di credito che il medesimo soggetto ha emesso a fronte del documento di spesa indicato (ad esempio per resi, errori, sconti cumulativi, etc.). Non si tratta di rimborsi di enti o fondi assicurativi: il Sistema TS non dispone infatti delle informazioni per tali fattispecie di flussi economici, che quindi non si trovano nella precompilata. I rimborsi erogati da altri soggetti non sono visibili sul sistema TS, ma solo accedendo all’area riservata del sito https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it/: i dati 2021 saranno disponibili dal 30 aprile.Bisogna fare attenzione perché a volte, se la spesa sanitaria viene rimborsata da un ente con finalità assistenziale, gli importi nella precompilata potrebbero non corrispondere, nel trasmettere i dati del rimborso, non si è distinto tra spese detraibili e non detraibili, oppure se sono stati accorpati i rimborsi riferiti a più familiari. È bene, quindi, confrontare i dati con la documentazione conservata.

Farmaco a domicilio, detrazione con ricevuta di pagamento

Ho acquistato un farmaco su un sito di delivery e pagato alla consegna tramite app, quale documentazione devo conservare per poter detrarre la spesa? Se il documento commerciale riporta la dicitura «corrispettivo non riscosso» perdo la detrazione?

L’acquisto tramite servizi di consegna a domicilio di farmaci o dispositivi medici è certamente detraibile. Molto spesso la farmacia che aderisce a una piattaforma digitale per la gestione della consegna emette uno scontrino con l’indicazione di “corrispettivo non riscosso”, perché l’effettivo pagamento avverrà in un secondo momento. La soluzione più semplice per non perdere la detrazione, come previsto dalla circolare 7/E/2021 per le spese tracciate, è la stampa della ricevuta di pagamento generata dall’app o della mail di conferma di avvenuto pagamento generata dal sito. Questi documenti, uniti alla copia del documento commerciale “parlante”, dovranno essere conservati e consegnati al Caf per l’inserimento nel 730. In assenza della stampa di una ricevuta di pagamento, perché ad esempio la piattaforma digitale non la prevede, non sarà possibile portare la spesa in detrazione.

Se gli esborsi sono tracciabili lo sconto scatta sempre

Nel 2021 ho effettuato una visita specialistica da un medico che poi è deceduto ed ho noleggiato un deambulatore, su prescrizione medica, presso una sanitaria. In entrambi i casi ho saldato le prestazioni con Pos. Purtroppo non trovo queste spese tra quelle presenti nel portale tessera sanitaria. Cosa succede ora? Non posso detrarle?

La spesa mediche sostenute e pagate con modalità tracciata sono comunque detraibili anche se non sono presenti sul portale tessera sanitaria e non compariranno quindi tra gli oneri detraibili nel suo modello 730 precompilato. Lei non li trova sul sistema TS perché tanto le sanitarie, quanto gli eredi del medico deceduto non potevano, nemmeno volendo, trasmettere i dati delle fatture alla precompilata. Le sanitarie, infatti, non sono comprese tra i soggetti tenuti all’invio; gli eredi del medico, d’altra parte, non sono abilitati all’adempimento. Lei dovrà consegnare al Caf le fatture e la prova del pagamento tracciato (solo per la visita, il noleggio di dispositivi non è soggetto all’obbligo di tracciamento); oppure dovrà aggiungerle, modificandolo, nel suo modello precompilato: in tal caso, se presenta il 730 direttamente senza assistenza del Caf, dovrà conservare tutta la documentazione per eventuali futuri controlli.

Acquisto tamponi: meglio lo scontrino con codifica «AD»

Ho fatto tamponi Covid in diverse farmacie, alcuni pagati in contanti. Vedo che alcune hanno inviato la spesa come servizio e altre come dispositivo medico. Posso detrarli tutti?

È un caso frequente. Alcune farmacie considerano i tamponi una prestazione di servizi, altre una «fornitura di dispositivi medici e servizi strettamente connessi». Entrambe le modalità prevedono l’esenzione speciale Iva (articolo 1 comma 452 della legge 178/2020) e danno diritto alla detrazione della spesa, ma con un importante distinguo: la modalità di pagamento. Infatti se la prestazione è considerata un servizio (inviato al sistema TS con codifica “AS”), secondo l’interpretazione più prudente è necessario pagare con mezzi tracciati; se invece è considerata una cessione di dispositivo medico, con codifica “AD” sullo scontrino, è ammesso anche il pagamento in contanti. Nell’incertezza, le farmacie che emettono lo scontrino per fornitura di dispositivo medico semplificano la vita al cliente (e al Caf).

Sconto apparecchi acustici con i codici «AD» oppure «PI»

Ho acquistato un apparecchio acustico. Posso portarlo in detrazione? E se sì, a quali condizioni?

Gli apparecchi acustici fanno parte della categoria (identificata da ultimo nella circolare 7/2021) dei «dispositivi medici di uso comune», che comprende ad esempio anche siringhe, termometri, lenti a contatto e prodotti ortopedici. Per tali dispositivi non occorre che il documento di spesa (scontrino o fattura) indichi la norma comunitaria di riferimento, ma è comunque necessario conservare la documentazione inerente alla marcatura CE (ad esempio la confezione o la scheda tecnica), a meno che la natura di dispositivo medico sia indicata con la codifica utilizzata per la trasmissione dei dati al sistema TS. In particolare, utilizzando la codifica “AD” (spese per l’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE) o PI (spesa protesica) non serve altra documentazione che dimostri la conformità CE.

Mascherine, classificazione e condizioni per poter detrarre

Nel corso dell’anno ho comprato vari tipi di mascherine, alcune le trovo nella dichiarazione precompilata altre no, come mai?

Esistono tre tipologie di mascherine: quelle “lavabili” o “di comunità”; quelle classificate come Dpi e quelle classificate come dispositivo medico. Non tutte, anche se a norma, sono detraibili. Le mascherine “di comunità” non sono mai detraibili, perché sono considerate come capi di abbigliamento. Le mascherine marcate CE e classificate come dispositivo medico (Dm) sono detraibili. In questa categoria rientrano le mascherine cosiddette “chirurgiche”. Le mascherine Ffp2/Ffp3 sono invece generalmente classificate come Dpi (dispositivi di protezione individuale) e recano stampigliato il riferimento “EN 149:2009” relativo ai Dpi; non sono pertanto considerate detraibili, perché non aventi uso sanitario (nel 2022 la regola potrebbe essere ripensata, per il periodo in cui sono diventate obbligatorie, ma nel 2021 non lo erano). Esistono però in commercio mascherine Ffp2 e Ffp3 con la doppia conformità CE, sia come Dpi che come Dm: in tal caso, quando sulla confezione è indicato anche il richiamo alla normativa dei dispositivi medici (direttiva 93/42/CEE o Regolamento CE 2017/745) e sulla mascherina Ffp2 ed Ffp3 è presente anche la stampigliatura “EN 14683:2019”, la spesa è detraibile, conservando la documentazione che attesti la marcatura CE come dispositivo medico.

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