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Così lo studio su Instagram costruisce storie ed emozioni

Anche i professionisti si affacciano sul social media preferito dai giovani: cosa postare, come scrivere la «bio» e i consigli per video e foto migliori. Le principali differenze con LinkedIn

di Isabella Fusillo

Foto e video su Instagram per una comunicazione più empatica (Afp)

3' di lettura

Si affacciano su Instagram, non senza perplessità, anche gli studi professionali. Social media nato nel 2010, noto per essere stato il luogo di nascita digitale degli influencer, Instagram resta, a oggi, lo spazio ideale per la condivisione di foto e brevi video, strumenti principe di una comunicazione basata sull’immediatezza e sulle emozioni, più che sull’approfondimento.

I professionisti hanno già esplorato a fondo LinkedIn per cercare nuovi collaboratori o persone di staff, per condividere approfondimenti e articoli o per celebrare premi e riconoscimenti. Ora si affacciano su Instagram chiedendosi come vada utilizzata questa piattaforma. Perché l’errore più comune è trattare i due social allo stesso modo, pubblicando gli stessi contenuti.

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Le differenze con LinkedIn

Semplificando, LinkedIn è un social network nato come un luogo per cercare e offrire lavoro, ed è, in breve tempo, diventato la vetrina ideale soprattutto per professionisti. Il profilo Linkedin, se ben costruito, rappresenta una carta d’identità digitale che ha grandi potenzialità di connessione con colleghi, potenziali target e portatori d’interesse. È frequentato da neolaureati, da senior manager e professionisti anche con qualche decennio di esperienza.

Instagram, invece, ha un pubblico più giovane e omogeneo ed è quindi lo strumento ideale ad esempio, per l’employer branding, ovvero per rendere visibili quell’insieme di attributi e qualità, spesso intangibili, che definiscono l’identità dello studio come luogo di lavoro, evidenziando le caratteristiche distintive, i valori, le attività professionali e anche alcuni aspetti personali. Instagram è il social ideale per dare spazio e raccontare i collaboratori più giovani, le attività di team building, le occasioni informali di vita dentro lo studio, le riunioni, anche quelle estemporanee e meno impostate.

Il profilo Instagram va curato e aggiornato con un piano di pubblicazione preciso e ben studiato. Trattandosi di un social frequentato da una fascia più giovane, la frequenza di pubblicazione deve essere più alta; una buona tempistica può essere dai 3 ai 7 post a settimana per cercare l’engagement (ovvero il coinvolgimento), aumentando i follower (quindi il numero di persone che seguono l’account Instagram).

Oltre alle foto – di buona qualità e scattate con inquadratura verticale – una caratteristica di Instagram, molto apprezzata sia dall’algoritmo che dai suoi utenti, è la possibilità di pubblicare brevi video (Reel) montati ad hoc per questo social. I video e le immagini sono quindi gli strumenti ideali per messaggi basati più sulle emozioni e sui valori che sulle competenze e conoscenze, campi da lasciare principalmente a LinkedIn.

Altra differenza, fra i due social è data dalle limitazioni, su Instagram, nel condividere link. Mentre LinkedIn, per la sua natura, permette di pubblicare testi, documenti in formato pdf, brevi articoli e di rimandare a siti o altre pagine con dei link, Instagram è, in questo, più limitato.

Il profilo Instagram

Si parte dalla scelta del nome con il quale presentarsi. Attenzione: si hanno a disposizione al massimo 29 caratteri e alcuni nomi, sigle o acronimi potrebbero essere già occupati.

Poi bisogna redigere una breve “bio” cioè una descrizione concisa – non più di 150 caratteri – che rappresenti in modo incisivo la propria realtà, accompagnata da un unico link esterno, che, per esempio, può portare al sito web.

Nei normali post di Instagram non è infatti possibile inserire link, mentre è possibile farlo nelle cosiddette “story” alle quali bisogna prestare massima attenzione poiché, per molti utenti, sono i contenuti più interessanti e vari, sebbene abbiano una permanenza molto limitata nel tempo (24 ore), restando più visibili e più avvincenti rispetto ai post standard. Una buona “storia” è in grado di rimanere molto più impressa nella memoria di un post standard anche di buona qualità.

Storie, foto, brevi video possono sembrare lontani dal mondo delle professioni, eppure occorre sempre ricordare che uno studio è fatto dalle persone che vi lavorano, non ha magazzino né rete di distribuzione, né scaffali per la vendita. Uno studio, usando una definizione anglofona, è un “people business” e le persone, spesso, comunicano con le emozioni e con l’immediatezza di una foto.

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