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Così il Sud si candida a hub logistico, energetico e produttivo dell’intera regione mediterranea

Al Padiglione Italia dell’Expo 2020 Dubai la presentazione dell’istituzione e la «messa a valore» delle otto Zone Economiche Speciali

di Mara Carfagna

(Adobe Stock)

4' di lettura

Lunedì 21 sarò all’Expo di Dubai per presentare a imprenditori, rappresentanti dei governi e investitori le nuove opportunità che si stanno aprendo nel Mezzogiorno d’Italia, in particolare grazie alle riformate Zone Economiche Speciali e agli interventi infrastrutturali collegati.

Ci tengo a dare del mio intervento una sintetica “anteprima” ai lettori del Sole 24Ore, perché sono convinta che potrebbe incoraggiare molti di loro ad approfondire possibilità interessanti. 

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Il ritorno drammatico della guerra in Europa ha reso quanto mai evidente che l’antidoto al diffondersi incontrollato dei conflitti è sempre solo uno: la cooperazione dei popoli, l’impegno comune per la pace e la sicurezza, il dialogo tra le società civili. Sembra prematuro parlarne oggi - nei giorni in cui la comunità internazionale chiede a gran voce e lavora incessantemente anzitutto per il cessate il fuoco - ma come ci insegna la storia non è mai troppo presto per iniziare a lavorare al futuro.

È in questo contesto che stiamo costruendo una nuova visione di “Italia mediterranea”. Siamo convinti che il prossimo decennio vedrà una crescente centralità del Mediterraneo, nella sua dimensione allargata alla Penisola Arabica, negli scenari economici, energetici, culturali e politici.

L’ampliamento del Canale di Suez, la crescita degli scambi commerciali tra le due sponde del Mare Nostrum, l’emergere dell’Africa come grande e crescente mercato di produttori e consumatori, la costruzione di nuove infrastrutture energetiche tra Medio Oriente e Europa e tra Africa ed Europa:  è indubitabile che dal Mediterraneo allargato passerà una parte rilevante della riconfigurazione degli equilibri geopolitici del pianeta.

L’Italia non è solo geograficamente al centro del Mediterraneo. L’Italia si candida, con il suo Sud, a diventare un vero e proprio hub logistico, energetico e produttivo dell’intera regione mediterranea. È una scelta strategica e lungimirante fortemente voluta dal Governo Draghi con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2026, ogni giorno confermata nei fatti dai cantieri che si aprono, dalle opere progettate e dalle azioni di politica economica intraprese.

La principale di queste azioni è l’istituzione e la “messa a valore” delle otto Zone Economiche Speciali del Sud Italia, aree portuali, retroportuali e industriali dove puntiamo ad attrarre imprese e nuovi investimenti grazie a un nuovo modello a burocrazia zero e a tassazione ridotta, oltre che a ingenti investimenti infrastrutturali nei porti, nelle reti ad alta velocità e nel sistema stradale.

Nelle nostre Zes, abbiamo introdotto un regime di autorizzazione unica per gli investitori, la cui responsabilità è in capo esclusivamente al Commissario di governo. Quest’ultimo dovrà rispondere alle richieste di chi vorrà investire in queste aree entro termini perentori, oltre i quali scatterà la regola del silenzio/assenso. In poche parole, chi vorrà investire nelle nostre Zes avrà un solo “numero di telefono a cui chiamare” e da cui ricevere risposta in tempi rapidi.

Sotto il profilo della convenienza fiscale, nelle aree Zes abbiamo raddoppiato il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, che passerà da 50 a 100 milioni di euro per singolo investimento, con la possibilità di inserire tra gli investimenti agevolati anche quelli relativi agli immobili strumentali presenti o da costruire nell’area. Inoltre, abbiamo ridotto alla metà l’imposta sul reddito delle imprese che intraprendono una nuova iniziativa economica, che garantiscono una permanenza nell’area di almeno dieci anni e il mantenimento dei livelli occupazionali.

Le nuove 8 Zone Economiche Speciali non saranno isolate ma snodi di un sistema altamente efficiente di collegamenti ferroviari, portuali, aeroportuali e stradali. Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e alle altre risorse nazionali ed europee nei prossimi anni puntiamo a costruire dei veri hub intermodali, affinchè le rotte commerciali che dall’Estremo Oriente e dall’Atlantico transitano per Suez e Gibilterra possano trovare una porta d’ingresso verso l’Europa e un link privilegiato con le aree a più alto tasso di sviluppo del Nord Africa.

Fin da subito, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, investiamo nell’infrastrutturazione delle Zes e nei potenziamenti dei porti del Mezzogiorno. Con gli investimenti sulle nuove linee ferroviarie ad alta velocità e alta capacità, tagliamo drasticamente i tempi di percorrenza e accresciamo il traffico ferroviario per passeggeri e merci su tragitti ad alto valore strategico, come Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina-Catania e le connessioni diagonali dall’Adriatico al Tirreno.

L’obiettivo - in sintesi - è rendere i porti e le Zes del Sud Italia il luogo più conveniente dove far sbarcare merci e materie prime da lavorare, pronte per essere esportate dovunque in Europa e nel mondo. Questo anche in virtù dell’ampio programma di riforme di sistema che stiamo implementando: la riduzione dei tempi della giustizia civile, le liberalizzazioni, la semplificazione dei procedimenti amministrativi. 

Chi si affaccerà al Sud nei prossimi anni per fare impresa e investire potrà essere protagonista di una nuova stagione di sviluppo ad alta intensità. Spero di aver detto abbastanza per spingere imprese e investitori ad approfondire e a valutare se e come i loro interessi e progetti possono incrociarsi con queste opportunità. Opportunità che tra l’altro si aprono in una terra speciale, bellissima, piena di tradizioni e suggestioni, dove sarà facile e conveniente lavorare ma anche bellissimo vivere, soggiornare e viaggiare.

* Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale

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