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Plastica: i consumatori chiedono più «usa-e-getta» biodegradabili

Corre la domanda di biopolimeri. La richiesta di stoviglie e bicchieri usa-e-getta sostenibili supera di molte volte la disponibilità produttiva. Prezzi in salita (ma frenano i costi del sacchetti)

di Jacopo Giliberto

Casa, plastica e sigarette: nuove tasse per 5 miliardi

Corre la domanda di biopolimeri. La richiesta di stoviglie e bicchieri usa-e-getta sostenibili supera di molte volte la disponibilità produttiva. Prezzi in salita (ma frenano i costi del sacchetti)


6' di lettura

Prezzi impazziti, altissimi o viceversa bassissimi secondo i diversi materiali. L’ipotesi dell’imposta sulla plastica. Gli sconcerti creati sul settore dal caso Bio-On. La domanda fortissima dei consumatori esigenti. In breve: il settore delle plastiche biodegradabili usa-e-getta che non danneggiano l’ambiente sta fermentando e la pressione spinge i 250 operatori, i 2.550 addetti e il giro d’affari, che Plastic Consult stima per l’Assobioplastiche in 685 milioni di euro nel 2018.

Ecco che cosa accade.

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Esclusa dalla tassa?
Sul fronte dell’imposta sugli imballaggi di plastica — da giugno un tributo severissimo di 1 euro al chilo pari in media al +100% — potrebbero esserne escluse la bioplastica (che non è rigenerabile) e la plastica da riciclo (che non è biodegradabile). Un’ipotesi che ha agitato il mercato è che vengano sottoposte a tributo alcune plastiche biodegradabili e ne vengano esentate altre.

Queste possibili esclusioni aprono la frontiera alla definizione di imballaggio (l’appendino degli abiti è un imballaggio?), di bioplastica (i poliesteri naturali sono plastiche?), la definizione di riciclo (come distinguere la plastica riottenuta da riciclo chimico?), le caratteristiche di biodegradabilità dei diversi prodotti.

La spinta dei consumatori
La direttiva europea contro la plastica usa-e-getta metterà al bando solamente dal 2021 i piatti e le stoviglie non biodegradabili, ma esclude dal divieto i bicchieri. E su questi dati e date si è tarato il sistema industriale: libertà ai bicchieri e offerta di bioplastiche dal 2021.

Ma noi italiani corriamo in anticipo ed esigiamo in anticipo i prodotti del futuro, estendendone anche ai bicchieri l’impegno di biodegradabilità. I caffè eleganti del centro storico e i bar di tendenza dell’happy hour si definiscono plastic free e servono cannucce di paglia, piattini di carta (importata dalla Cina) e bicchierini di plastica biodegradabile.

Così non c’è abbastanza plastica biodegradabile per prodotti rigidi, in genere il Pla (a base di acido polilattico), e i prezzi corrono. La domanda è molte volte superiore all’offerta europea, e non a caso per alcune tipologie di prodotto come i piatti si fa ricorso a prodotti alternativi, come per esempio la pasta di cellulosa usata in Cina per produrre i piatti di carta che vengono esportati a vagonate intere verso l’Italia sensibile all’ecologia.

Invece c’è forte disponibilità di bioplastica morbida, quella dei sacchetti della spesa,e i prezzi scendono.

Tendenza di crescita
«Il comparto resta in salute anche quest’anno e per il 2019 è prevista la prosecuzione del trend favorevole per la produzione nazionale di manufatti compostabili», osserva Paolo Arcelli della Plastic Consult, uno dei più accreditati analisti del settore.

Ovviamente è presto per tentare indicazioni di valore o di quantità, tuttavia le aziende stimano un mercato italiano in crescita attorno al +5% soprattutto per i prodotti di fascia alta, mentre sono deboli i sacchetti della spesa, che trovano la competizione di prezzo della concorrenza internazionale molto aggressiva e numerosa ma soprattutto si scontrano contro i prodotti contraffatti e non realmente biodegradabili.

A parere di Arcelli, continuano a soffrire tra i diversi segmenti «gli “storici” sacchetti della spesa anche in ragione del persistere sul mercato, al di fuori della grande distribuzione e della distribuzione organizzata, di prodotti contraffatti marchiati compostabili e di sacchetti in polietilene; decisamente positivo, invece, il “sentiment” per tutti gli altri principali segmenti: sacchetti per la raccolta dell’umido organico, sacchetti ultraleggeri ad alto contenuto di fonte rinnovabile, film per altre applicazioni (imballaggio alimentare e industriale, film agricolo) oltre ai già citati articoli monouso», conclude Arcelli della Plastic Consult.

Alcuni settori industriali
Plastiche flessibili. Ci sono più di un centinaio di produttori di sacchetti finiti e la competizione sui prezzi è accesissima anche nel segmento a monte della polimerizzazione della materia plastica, con una decina di produttori di valenza internazionale italiani (il nome più noto è la Novamont), tedeschi (la Basf ), francesi, spagnoli, cinesi, statunitensi e di altri Paesi. Disponibilità eccedente, prezzi competitivi.

Plastiche rigide. In “corto” fortissimo di disponibilità e in richiesta fortissima è la plastica biodegradabile Pla, a base di acido polilattico. La domanda per piatti, vaschette, bicchieri, vassoietti, posate per catering e altri prodotti di fascia alta supera di molte volte l’offerta ridottissima, limitata a pochi produttori. La disponibilità in Italia è assecondata soprattutto dalla tedesca Basf e dall’italiana Novamont , ma i mercati esteri sono condizionati in misura uguale dalla scarsità generale della produzione. Prezzi esigenti.

Plastica di origine verde. Più ridotto — una mezza dozzina — il novero dei produttori di polimero che contenga almeno il 40% di materia prima da fonte rinnovabile, cioè in genere una materia prima vegetale. Si tratta di quella plastica leggerissima usata per i contestati sacchettini ultraleggeri del supermercato per ortaggi e frutta sfusi.

Telo agricolo. Il telo agricolo biodegradabile purtroppo è una quota marginale rispetto ai teli agricoli non biodegradabili, in genere di polietilene. Il prodotto è realizzato soprattutto con granulo fornito dai due operatori di riferimento, Basf e Novamont.

Lite e idee
La Novamont e la Versalis (Eni) si sono rivolte alla Camera arbitrale di Milano per una lite da 90 milioni sullo stabilimento Matrica di Porto Torres, dove è a rischio il futuro di 150 addetti e la produzione di biopolimeri.

Intanto arriva sul mercato un bicchierino per i distributori automatici di caffè e bevande calde resistente al calore e compostabile realizzato in Mater Bi (Novamont) dall’Imb, azienda sannita specializzata nella produzione di stoviglie monouso biodegradabili e compostabili. Questo bicchiere è riciclabile nei rifiuti organici come gli scarti alimentari, resistente, idoneo al contatto con sostanze alimentari e può contenere bevande fino a 70° per due ore.

Nel frattempo in Germania la Henkel ha lanciato il flacone di Perwool (in Italia il marchio corrispondente è Perlana) integralmente da riciclo chimico , superando i difetti del riciclo meccanico della plastica. Insieme con la Basf, la plastica raccolta dai rifiuti invece di essere sciolta e rimpastata è stata dissolta nelle sue componenti chimiche essenziali, nelle molecole elementari fatte di carbonio e idrogeno, per poi ricominciare da zero il processo di produzione della plastica.

Il riciclo chimico e l’esenzione
Il fisco arriva con ottusità dopo la tecnologia, che corre veloce. Ma forse in questo caso l’ipotizzata tassa sugli imballaggi potrebbe essere modernamente aggiornata e potrà esserne esentata la plastica da riciclo.
Il riciclo chimico, sul quale nel centro Basf di Ludwigs Hafen in estate ho avuto modo di confrontarmi a lungo con il capo del settore Andreas Kircherer, nelle sue diverse tecnologie è la prospettiva più importante per il riuso degli imballaggi di plastica.
E il riciclo chimico, più pulito e più attento rispetto al riciclo ottenuto impastando l’immondizia sciolta, è difficile da sottoporre a imposta.

C’è anche l’ipotesi di esentare le plastiche biodegradabili. Sebbene non siano riciclabili come le altre, le plastiche biodegradabili possono essere trattate negli impianti che lavorano il rifiuto umido per trasformarlo in compost.

Però stando alle richieste di diverse aziende non tutte le bioplastiche potrebbero godere il vantaggio dell’esenzione, creando le plastiche biodegradabili di serie a e quelle di serie b.

Ma che cosa sono le bioplastiche?
Dietro il termine bioplastiche si riuniscono due tipologie differenti di prodotto. O forse tre.

Ci sono le plastiche (non biodegradabili) ottenute partendo da materie prime naturali e non petrolifere. Tranne alcuni casi particolari, si comportano come le materie plastiche convenzionali e quindi la biodegradazione avviene in tempi non compatibili con la tutela ambientale, ma in genere possono essere riciclate.

È “bio” la materia prima.
Ci sono le plastiche (da sintesi chimica o petrolchimica) che hanno la proprietà di essere biodegradabili.
Tranne alcuni casi particolari, non possono essere riusate o riciclate: dopo l’uso devono essere gettate insieme con i rifiuti umici e organici per essere trasformate in compost agricolo.

È “bio” lo smaltimento.
Poi ci sono le plastiche più evolute che uniscono entrambe le caratteristiche, “bio” la materia prima e “bio” lo smaltimento.

Gran parte di queste plastiche contengono nella mescola anche percentuali di plastica convenzionale che serve a conferire alcune caratteristiche tecniche, quali tenacia o resistenza.

Non tutti questi polimeri si prestano a venire a contatto direttamente con i liquidi e con gli alimenti poiché, essendo degradabili, molti di questi materiali interagiscono con i cibi e li contaminano. Ma le nuove formulazioni stanno superando anche questi dubbi.

Le bioplastiche più diffuse
I polimeri più diffusi sono
Pla, derivato dell’acido polilattico,
Pbs, che è un derivato dell’acido succinico,
Pbat, un polibutirrato che viene miscelato con poliesteri e amidi,
C’è anche il caso controverso degli alcanoati proposti dalla Bio-On.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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