demolizione

Costa Concordia: quasi tre anni per dire addio al relitto

di Celestina Dominelli

Lo smantellamento della Concordia in due minuti

2' di lettura

Quasi tre anni per dirle definitivamente addio. Mille e 75 giorni, per la precisione: tanti, infatti, ne sono serviti per concludere le operazioni di smantellamento e riciclo della Costa Concordia, la nave affondata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. Nel naufragio, 32 persone persero la vita tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Il relitto, rimosso dal consorzio Titan Micoperi, è arrivato al porto di Genova il 27 luglio 2014, tenuto in galleggiamento da 30 cassoni, con un’operazione senza precedenti per una nave di quelle dimensioni (290 metri di lunghezza e 114mila tonnellate di stazza lorda).

Tutti i numeri dell’operazione
Nelle attività di smantellamento sono stati impegnati fino a 350 adetti, per circa un milione di ore di lavoro complessive. Le aziende e i fornitori coinvolti sono stati 78, di cui il 98% italiani: hanno recuperato e riciclato quasi il 90% dei materiali, pari a oltre 53mila tonnellate, e hanno eseguito quasi 4mila viaggi verso impianti di smaltimento e recupero in Italia. Il materiale smaltito è stato pari a 8mila tonnellate, trasportate con 850 viaggi.

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Un consorzio made in Italy per il recupero
Si è trattato di «uno dei più importanti progetti di green ship recycling realizzati in Europa da San Giorgio del Porto in partnership con Saipem», spiega la società. «Il successo del progetto Concordia rappresenta un riconoscimento dell’alto valore dell’ingegneria navale genovese e italiana, dimostrando al contempo l’importanza di un’attività di demolizione navale attenta all’ambiente e rispettosa della sicurezza dei lavoratori in accordo con le più recenti normative».

Le diverse fasi della demolizione
Come si ricorderà, dopo il trasferimento al porto di Genova, il relitto è stato inizialmente ormeggiato presso il terminal Vte di Genova Pra’, dove è avvenuta la prima parte dello smantellamento ed è stato poi rimorchiato fino al molo dell’ex superbacino dove sono stati eliminati i ponti. Dopo la demolizione del grosso della nave, ad opera del consorzio Ship Recycling, costituito appunto da Saipem e San Giorgio del Porto, la Concordia è stata poi trainata fino al bacino 4, nell’area delle riparazioni navali, dove si è proceduto alla distruzione finale di tutte le strutture rimaste.

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