turismo e covid

Costa Crociere chiede regole provvisorie per far navigare solo in Italia le navi

Alla Commissione X del senato sono arrivati gli appelli ad emendare il decreto rilancio da crociere, porti turistici, guide e costruttori edili

di Raoul de Forcade

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Alla Commissione X del senato sono arrivati gli appelli ad emendare il decreto rilancio da crociere, porti turistici, guide e costruttori edili


3' di lettura

Per iniziare la fase 2 della ripresa, le crociere, ancora tutte in lockdown, hanno bisogno di nuove regole (provvisorie) per la navigazione nei soli porti italiani (il cosiddetto cabotaggio) e di un tavolo che stabilisca un protocollo di ripartenza con regole sanitarie omogenee su territorio nazionale.

È quanto ha chiesto Neil Palomba, direttore generale di Costa Crociere durante un’audizione alla Commissione Industria commercio e turismo del senato, presieduta da Gianni Girotto (M5s).

La Commissione ha ascoltato, nella medesima sessione, diverse voci del mondo economico legato al turismo ma non solo: oltre a Costa anche Federagit (Federazione guide turistiche), Assonat (approdi e porti turistici) e Ance (costruttori edili).

Palomba, dunque, puntando su un emendamento al decreto rilancio, chiede alla politica il via libera temporaneo (per l’estate 2020) a effettuare, in una prima fase di ripartenza dell’attività, crociere tutte in Italia. Un’opzione che al momento non è consentita dall’attuale regolamentazione, per le navi iscritte al Registro navale internazionale italiano.

«La nostra richiesta – afferma il manager - è un’esenzione temporanea che, in virtù di una deroga, ci dia la possibilità di operare su itinerari solo su porti nazionali. Su questo, l’associazione di categoria Confitarma ha predisposto un emendamento, a costo zero per lo Stato, che potrebbe rientrare nel decreto rilancio».

Per quanto riguarda i protocolli per la ripartenza delle crociere, ha aggiunto Palomba, «abbiamo chiesto l’avvio di un lavoro comune con le istituzioni sanitarie e marittime per definire nuovi protocolli, che siano omogenei sul territorio. Chiediamo l’apertura di un tavolo guidato dal ministero dei Trasporti, insieme con quello della Salute, per poterci confrontare sui nuovi protocolli sanitari, in vista della possibilità di ripartire».

Per quanto riguarda approdi e porti turistici, il presidente di Assonat, Luciano Serra, ha evidenziato «la criticità rappresentata, nel decreto rilancio, dalla norma che sospende le gare, la proroga e il rilascio delle concessioni in scadenza: la quasi totalità dei concessionari di punti di ormeggio, e anche alcune strutture portuali, hanno un titolo che scade nel 2020. Di conseguenza come potranno accedere a finanziamenti per far fronte a questa crisi finanziaria se questi imprenditori non hanno avuto la proroga?».

Serra ha sottolineato, quindi, la «necessità che il governo fissi e presti la propria garanzia per una durata più lunga, almeno a 10 anni, per la restituzione dei finanziamenti richiesti dai concessionari».

Tra le altre richieste di Assonat, ci sono anche «l’abolizione del pagamento delle concessione demaniali per il 2020 e la riduzione del 50% per il 2021» nonché «l’inserimento delle strutture portuali turistiche tra i beneficiari dell’abolizione della prima rata dell’Imu» e l’applicazione del credito d’imposta anche per le locazioni commerciali presenti nelle strutture portuali turistiche».

Sempre in tema di turismo, Valentina Grandi, presidente di Federagit, ha denunciato che le guide e gli accompagnatori turistici «sono stati dimenticati» dal decreto rilancio.

Secondo la leader dell’associazione, «non è prevista alcuna misura specifica per le professioni turistiche, a partire da giugno e per i mesi successivi, e non è stato considerato che i lavoratori autonomi del turismo sono stati i primi a fermarsi e saranno gli ultimi a ripartire».

La Grandi, a fronte del fatto che le misure per lavoratori autonomi e imprese prevedono un beneficio economico solo fino al mese di maggio 2020, ritiene necessario, per il suo settore, «un diverso indennizzo, di minimo mille euro al mese, esteso fino al 31 marzo 2021».

Il vicepresidente di Ance, Marco Dettori, ha invece sottolineato che «le compravendite, in questo periodo di emergenza coronavirus si sono fermate», rinnovando l’appello alla politica per ottenere incentivi all’acquisto di case in classe energetica elevata.

Dettori ha chiesto di ripristinare, fino al 2022, la misura introdotta dalla legge di stabilità 2016, che ha previsto una detrazione Irpef commisurata al 50% dell’Iva dovuta sull’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B. La proposta dell’associazione è di aumentare fino al 100%, per i prossimi cinque anni, l’importo della detrazione.

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