marittima

Costa vara la prima nave a gas ma per il pieno deve andare in Spagna

Palomba: l’Italia ha perso sull’approvvigionamento di navi a gas liquefatto. Ieri a Savona la cerimonia di inaugurazione della Costa Smeralda

di Raoul de Forcade


Debutta Costa Smeralda, la nave piu' sostenibile

3' di lettura

L’Italia «ha perso un treno» sull’approvvigionamento di navi con propulsione a gas naturale liquefatto (Gnl). A dirlo, senza mezzi termini, è Neil Palomba, direttore generale di Costa Crociere, nel corso della cerimonia di inaugurazione, a Savona, di Costa Smeralda, prima nave a Gnl della compagnia genovese e seconda del gruppo Costa (che controlla il marchio tedesco Aida), dopo AidaNova. Entrambe le unità (nel Mediterraneo) fanno rifornimento di gas, ogni 14 giorni, nel porto di Barcellona, che è stato infrastrutturato ad hoc da Shell. In Italia, invece, nessuno dei tre rigassificatori esistenti è attualmente in grado di rifornire bettoline (piccole navi cisterna per dare Gnl ad altre navi) né esistono depositi costieri che possano servire all’uso (si veda, su questo, il Sole 24 Ore del 24 novembre scorso).

Smeralda, con i suoi 337 metri di lunghezza e 185mila tonnellate di stazza lorda, può ospitare fino a 6.554 passeggeri e 1.687 persone di equipaggio. Costruita presso i cantieri Meyer di Turku, in Finlandia, che l'hanno consegnata con circa due mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma stabilito dal contratto, oltre ad avere propulsori a Gnl, “è la nave più sostenibile al mondo”, ha ricordato Palomba, per i sistemi “verdi” di bordo. Sistemi premiati dal Rina (società di certificazione internazionale) con la notazione Green plus. Il solo Gnl, peraltro, migliora la qualità delle emissioni, eliminando quasi totalmente quelle di ossidi di zolfo (zero) e particolato (riduzione del 95-100%); e abbassando quelle di ossido di azoto (85%) e Co2 (fino al 20%).

Palomba non ha esitato, quindi, a sottolineare quanto, con Costa, l'Italia abbia perso un'occasione per mettere a punto un sistema di approvvigionamento di Gnl per navi. Soprattutto in virtù del fatto che il gruppo ha un piano di espansione che prevede la consegna, entro il 2023, di sette nuove navi, cinque delle quali, comprese le due già in navigazione, a Gnl.

«L’Italia – afferma Palomba – avrebbe dovuto muoversi più velocemente. Noi abbiamo deciso già nel 2015 di costruire navi a Gnl, quasi cinque anni fa. L’infrastruttura per il gas non esisteva in alcun porto del mondo. Quindi abbiamo dovuto decidere dove svilupparla e, per questo, abbiamo siglato una partnership con Shell che, a sua volta, ha iniziato a mappare le opportunità e i porti opzionabili. Alla fine ha deciso per Barcellona, perché è lo scalo che si è reso più disponibile». Cinque anni fa, ha sottolineato Palomba, «l’infrastruttura Gnl con le bettoline a Barcellona non c’era». Come in Italia, dove però manca ancora. Ora Costa ha firmato un contratto a lungo termine (a quanto risulta decennale) con Shell, che prevede che la compagnia infrastrutturi altri porti per il Gnl, all'interno di aree geografiche individuate da Carnival (il colosso Usa che controlla Costa). Si tratta di un accordo, ha spiegato Palomba, “che comprende le unità di tutto il gruppo Carnival, non solo in Mediterraneo ma anche in Nord Europa e nei Caraibi: un contratto mondiale. Shell ha iniziato a fare investimenti localmente per creare le infrastrutture necessaria e ora dovremo seguire la strada che Shell ci ha disegnato”. E che per ora esclude l'Italia.

«Detto questo – ha concesso Palomba - mai dire mai. In futuro ci saranno tante opportunità».

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