Diritto dell’innovazione

Costituzione online per le startup, colpo di freno del Consiglio di Stato

Accogliendo il ricorso del notariato, la sentenza blocca la registrazione gratuita per le startup innovative. Da aprile netta contrazione dei numeri

di Alessandro Longo

(© ASA)

3' di lettura

I numeri, i primi dopo la svolta di fine marzo, sono rivelatori; impietosi. A marzo si costituivano 90-100 startup alla settimana (dati registro imprese). La prima di aprile, 52. La seconda, 17 startup. Si sta chiudendo il rubinetto.

È successo che il 29 marzo una sentenza del Consiglio di Stato ha bloccato la costituzione gratuita online delle startup innovative, dando ragione al notariato.

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All'allarme di molte associazioni che raccolgono startup (Roma Startup, Innovup) si sono uniti qualche giorno fa i parlamentari dell'innovazione (di tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione), che hanno scritto al Governo chiedendo un intervento normativo urgente.

Stesso messaggio ribadito da Luca Carabetta (M5S) in una interpellanza urgente, che solleva un altro, analogo, problema: nell'attuale testo di recepimento della direttiva europea 2019/1151, ora al Senato, è entrato un emendamento che prevede limiti alla costituzione online di società. La direttiva era pensata per favorire anche la nascita di Srl online, ma l'emendamento italiano impone «l'obbligo di disporre degli atti costitutivi della società redatti e certificati in forma di atti pubblici qualora non sia previsto un controllo preventivo amministrativo o giudiziario».

Per Carabetta questo implica dare il monopolio ai notai, ingessando la nascita di nuove società.

Il Consiglio di Stato ha invece annullato il decreto ministeriale firmato il 17 febbraio 2016 dall'allora titolare del Mise Federica Guidi, che prevedeva la registrazione delle startup innovative in formato esclusivamente digitale. Si accoglie la tesi dei notai secondo cui un decreto ministeriale non sarebbe sufficiente per introdurre questo tipo di innovazione nell'ordinamento. Altro aspetto, una registrazione meramente digitale non renderebbe possibile il controllo di legalità effettuato invece dai notai.

I dati di fine 2020 riferivano un boom di startup innovative costituite online. Niente notaio per due imprese su cinque; al 30 settembre scorso erano arrivate a quota 3.422 le startup innovative avviate in forma completamente digitale e gratuita.

I parlamentari dell'innovazione si sono detti preoccupati anche a fronte di un annuncio del notariato, dell'avvio di una loro piattaforma online per le srl startup innovative. «La questione nasce all'indomani della sentenza che riporta in capo ai notai la costituzione di queste società - si legge in una nota del Mise -. Da parte del notariato l'impegno per creare la propria piattaforma online per rendere più semplici e meno costosi tutti gli adempimenti per le startup garantendo, al tempo stesso, tutti gli standard di sicurezza, dagli statuti alla correttezza delle procedure, per le neo imprese».

Secondo il ministro Giancarlo Giorgetti si intraprende un «percorso positivo e virtuoso che coniuga i doverosi progressi di sburocratizzazione con la sicurezza dei passaggi di registrazione delle startup».

Ma per Carabetta è una pericolosa monopolizzazione da parte dei notai. Il notariato, interpellato in merito, preferisce non commentare.

Qualche soluzione comincia a prendere forma. Nell'immediato, i parlamentari hanno chiesto un rimedio tampone per certificare la legittimità di tutte le startup già costituitesi online, ora circa 3500. «Si parla di una circolare ministeriale di chiarimento, Mise-Giustizia», dice Carabetta.

Inoltre chiedono un decreto ministeriale temporaneo dove riaffermare quanto annullato dal Consiglio di Stato e in vigore fino al recepimento della direttiva.

Infine Carabetta chiede di intervenire su quell'emendamento al testo di recepimento e così garantire il ritorno alla possibilità di costituire online e gratis, senza notaio, le srls.

I parlamentari hanno chiesto in particolare di intervenire con un decreto successivo al recepimento – atteso a giorni - per rimuovere quell'emendamento; alcune associazioni (come Innovup) ne chiedono invece il ritiro (cosa che però allungherebbe i tempi di recepimento, da fare entro il primo agosto).

«L'Italia rischia di tornare a essere un Paese analogico, proprio nel momento in cui siamo tutti impegnati nella transizione digitale - si legge nella lettera -.I notai hanno contribuito ad accelerare e semplificare la nascita delle nuove società, sostituendosi ai tribunali delle omologhe. Ma ora non c'è dubbio che qui da noi sia ancora troppo difficile iniziare una attività. Siamo un paese fermo da 20 anni. Penso che non solo le startup innovative, ma tutte le nuove imprese dovrebbero godere di almeno tre anni di tregua fiscale e burocratica, soprattutto se vogliamo una forte ripresa dopo 18 mesi di pandemia», commenta il notaio dell'innovazione Riccardo Genghini.

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