settima edizione di Gis

Costruttori di gru a caccia di giovani da assumere

Da quattro anni i costruttori dei sistemi di sollevamento e movimentazione hanno ripreso a marciare: il 2019 chiuderà con 5,6 miliardi di ricavi ma servono risorse umane

di Ilaria Vesentini

(Fotogramma)

4' di lettura

«Da quattro anni i costruttori dei sistemi di sollevamento e movimentazione hanno ripreso a marciare e soprattutto quando si parla di tecnologie digitali 4.0 e per la sicurezza il nostro “made in Italy” ha ancora voce in capitolo, anche grazie all’approccio di partnership con il cliente: nove macchine su dieci oggi non vengono più vendute bensì noleggiate e gestite dal costruttore durante l'intero ciclo di vita.

Crescita dei ricavi a 5,6 miliardi
Chiuderemo il 2019 con 5,6 miliardi di euro di fatturato, in crescita dell'1,6% su base annua, un trend meno vivace rispetto a quello del 2018 (+3,7%), ma la mancata ripresa del settore costruzioni e lo scenario macroeconomico globale non aiutano». A parlare è Pietro Almici, presidente di Aisem, l’associazione di Anima-Confindustria che rappresenta una 70ina di industrie produttrici di gru, carelli, piattaforme aeree, macchine e componentistica di sollevamento e trasporto eccezionale. Da oggi, 3 ottobre, riunite a Piacenza Expo per la settima edizione di Gis, la più grande vetrina specializzata in Europa per questo segmento della meccanica, che tocca trasversalmente tutti i comparti - dal manifatturiero all'edilizia, dalla logistica alla protezione civile - che in Italia dà lavoro diretto a oltre 25mila addetti.

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Il dinamismo del settore è palpabile nei 35mila metri quadrati di stand a Piacenza con oltre 420 espositori internazionali (il salone partì dieci anni fa con 70 imprese) e 11mila visitatori professionali attesi. «Siamo una fiera di nicchia - commenta Fabio Potestà, direttore di Mediapoint, la società che organizza Gis – che è riuscita a colmare un vuoto del mercato e a richiamare una clientela diversificata da tutta Europa, anche grazie alla location strategica nel cuore logistico del Paese. A differenza del Bauma di Hannover qui non arriva solo la filiera edilizia, ma tutto il mondo della logistica meccanizzata, dei trasporti, delle acciaierie, della chimica, dell'energia». Tra i “prodotti” esposti a Piacenza ci sono i giganti tecnologici che servono per spostare e sollevare pale eoliche lunghe 70 metri da installare su pali alti 220 metri.

La competizione con i tedeschi
I marchi italiani sono usciti pesantemente ridimensionati dalla crisi del 2008 e oggi tutti i costruttori di grandi macchinari, con rare eccezioni, parlano straniero. Tedesco in particolare, tra il leader indiscusso Liebherr e gli austriaci di Palfinger, ma anche l’olandese di Mammoet. L’Italia è ancora un’eccellenza, però, nel campo dei piccoli equipaggiamenti e della componentistica hi-tech, come testimoniano i padiglioni del Gis, perché sono l’elettronica e i motori ibridi e full electric che stanno disegnando il futuro del settore e dando una scossa al rinnovamento del parco macchinari da parte dei clienti. Basti pensare che lo scorso anno in Italia sono stati venduti oltre 51.500 carelli elevatori, nel 2008 erano appena 24mila. «Siamo un comparto maturo ma strategico per la competitività del sistema produttivo e infrastrutturale del Paese - rimarca Almici – scontiamo però un grave handicap: se già la meccanica non è attrattiva per i giovani, noi nella nicchia dei sistemi di sollevamento e delle gru lo siamo ancora meno. Non si vince un campionato con una squadra di brocchi, abbiamo bisogno di talenti per innovare e reggere la sfida delle multinazionali. Oggi il primo freno alla nostra crescita è proprio la difficoltà a trovare giovani da assumere, soprattutto nei campi del digitale e dell'elettronica».

Il caso Fassi Gru
Tra le rare eccezioni di cui sopra c'è la Fassi Gru, 7mila gru 100% made in Italy prodotte ogni anno in 13 stabilimenti tra il Bergamasco e il Reggiano, che si prepara a inaugurare a breve altri 17mila mq di stabilimento ad Albino dedicato a robot e soluzioni 4.0 e che esporta oltre l'85% delle sue tecnologie (258 milioni di euro di fatturato, +8% nel giro di dodici mesi). «Siamo tra i pochi costruttori certificati di gru che permettono ai clienti di accedere ai benefici fiscali del Piano industria 4.0 grazie ai software installati per la geolocalizzazione e il controllo remoto. Ma la clientela non è pronta, la domanda di macchine evolute 4.0 non supera il 10% del totale», precisa Mauro Dellacasa, responsabile mercato Italia Fassi Gru.
«Il mercato Italia quasi non esiste più ed è tecnologicamente molto arretrato– conferma Fabio Belli, ceo dell'azienda reggiana di trasporti eccezionali Fagioli, quella che ha smontato e sta rimontando il Ponte di Genova – e finché non ripartono gli investimenti sulle infrastrutture e non decolla un piano per le energie green è difficile immaginare una svolta nel Paese. Fanno eccezione pochi comparti, come la cantieristica con Fincantieri. Ma l’80% del business lo facciamo anche noi con l'estero e se cresciamo in questi mesi a due cifre è grazie alle nuove commesse in America e Asia».

Il boom della componentistica
Tra la componentistica italiana presente a Gis c’è la piccola azienda reggiana Kaitek Flash Battery, che a sua volta ha appena avviato la costruzione di un nuovo stabilimento a Sant’Ilario d'Enza, cinque volte più grande dell’attuale sede, complice l’esplosione del fatturato (+80% lo scorso anno a 13,2 milioni di euro con 45 dipendenti, età media di 33 anni): «È nostra la batteria al litio più venduta in Italia. Abbiamo rapporti commerciali con 54 Paesi – spiegano da Kaitek - e oltre 6.800 batterie sparse in tutto il mondo, monitorate automaticamente e quotidianamente dal nostro Flash Data Center, il software proprietario che permette di conoscere preventivamente eventuali criticità evitando costosi fermi macchina».

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