Modelli di business

Costruzioni e impianti, la governance detta la linea

di Matteo Meneghello

 Un piano-bandiera per il cammino di sostenibilità riguarderà l’ex Ilva di Taranto

3' di lettura

Per i principali operatori italiani dell’ingegneria e dell’impiantistica, presenti nella lista Leader della sostenibilità Il Sole 24 Ore - Statista, la ricerca di un’azione coordinata finalizzata a migliorare i parametri di sostenibilità non è certo una scelta recente. L’apertura globale, l’abituale frequentazione di tender internazionali e il dialogo costante con una filiera che ha ormai da tempo fatto del carbon footprint e dell’attenzione alle variabili Esg un requisito minimo per competere hanno spinto negli anni i player italiani del settore ad affinare le scelte organizzative e di business in un’ottica sempre più green e socialmente responsabile. La sfida, oggi, è restare al passo con un orientamento che, complice le scelte di Bruxelles ma anche quelle di Washington e, per certi versi, di Pechino, continua a spingere verso l’alto l’asticella della competitività, anche in questo ambito.
Lo sforzo per il cambiamento ormai non si limita più all’annuale pubblicazione dei bilanci di sostenibilità, ma è diventato una costante in molteplici aspetti quotidiani. Un soggetto come Prysmian, per esempio, leader italiano nella produzione di cavi industriali, proprio nelle scorse settimane ha sancito questa trasformazione nel rinnovamento della governance e del board, con una maggiore componente femminile e indipendente; in ogni paese in cui è presente, il Gruppo ha inoltre rafforzato le strutture dedicate a diversity&inclusion e ha nominato dei local sustainability ambassador. Prysmian, come ha dichiarato recentemente il presidente Claudio De Conto, ha visto crescere esponenzialmente negli ultimi tre anni la componente di fondi Esg nell’azionariato: pesava meno del 10%, ora vale un terzo del capitale. Il gruppo nei giorni scorsi ha pubblicato il primo Sasb report, vale a dire la rendicontazione relativa ai criteri Sasb (Sustainability accounting standards board: identificano le tematiche rilevanti ai fini della sostenibilità che hanno una ragionevole probabilità di avere un impatto sulle performance operative e finanziarie di una società e sul suo profilo di rischio). Ha inoltre introdotto una nuova strategia contro il cambiamento climatico adottando target Science-Based per la riduzione delle emissioni di CO2, in linea con l’Accordo di Parigi, e sostenendo la Business ambition (1,5°C); il raggiungimento dell’obiettivo di azzerare le emissioni nette è previsto tra il 2035 e il 2040 per le emissioni generate dalle attività del gruppo (Scope 1 e 2) ed entro il 2050 per le emissioni generate dalla catena di valore (Scope 3).
Anche Webuild, global player delle infrastrutture, ha da tempo posto la sostenibilità al centro del proprio modello di business. Il Gruppo ha chiuso il 2020 con l’89% del portafoglio costruzioni incentrato su progetti che contribuiscono all'avanzamento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) dell’Onu e di cui saranno beneficiari circa 87 milioni di persone nel mondo, in termini di migliore accesso all’acqua, all’energia rinnovabile, alla mobilità sostenibile e alle infrastrutture di base, incluse quelle sanitarie. Il Gruppo segnala inoltre di avere raggiunto importanti risultati in ambito Esg, dalla riduzione costante degli indici infortunistici (-71% nel 2020 rispetto al 2015) e delle emissioni di gas serra (-56% rispetto al 2014) agli elevati livelli di indipendenza e diversità del board. Con il nuovo Piano Esg 2021-2023, Webuild ha focalizzato il proprio impegno su tre aree strategiche – transizione climatica, sicurezza e inclusione, innovazione – con target specifici in termini di ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 e degli infortuni sul lavoro, nonché di incremento della presenza femminile nella pipeline del succession planning e di investimenti aggiuntivi in progetti innovativi ad alto potenziale, in grado di migliorare l’efficienza produttiva, la sostenibilità dei processi interni e delle opere realizzate.
Obiettivi di sostenibilità che il presidente di Saipem, Stefano Cao, insieme all’amministratore delegato Francesco Caio, hanno definito nell’ultimo Bilancio di sostenibilità dell’azienda come «ineludibili», a maggior ragione a valle dell’ultima crisi. Saipem insieme a Danieli - player protagonista diretto della transizione energetica grazie al suo ruolo chiave nel processo di decarbonizzazione della produzione di acciaio in tutto il mondo - ha recentemente promosso un programma di fornitura congiunta di tecnologie e servizi volti a ridurre le emissioni di anidride carbonica del processo produttivo dell’acciaio. L’iniziativa, alla quale prende parte anche Leonardo, prevede la definizione di soluzioni tecnologiche per sostituire il processo produttivo convenzionale dell’acciaio, basato sugli altoforni, con un nuovo processo che utilizzerà forni ad alimentazione elettrica ibrida integrati a impianti di riduzione diretta del minerale di ferro per mezzo di una miscela di metano e idrogeno per ottenere un acciaio green con emissioni limitate. Un piano-bandiera per il cammino di sostenibilità e di energy transition di tutto il paese, che potrebbe accelerare la conversione di un impianto-simbolo come quello dell’ex Ilva di Taranto.

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