A SAN VITO LO CAPO

Cous Cous Fest, è della cuoca Mareme Cisse la ricetta vincente

Senegalese, in Italia da 15 anni, lavora al ristorante Ginger People&Food della cooperativa impegnata in favore dell'inserimento lavorativo di donne e ragazzi stranieri rifugiati o in condizione di fragilità sociale

di Fernanda Roggero


Il cous cous più buono del mondo è quello del Senegal

2' di lettura

Tra i giurati c'è persino chi ha gli occhi lucidi quando la vittoria del XXII Campionato del mondo del cous cous a San Vito Lo Capo (Trapani) viene assegnata a Mareme Cisse, talmente emozionata da riuscire a fatica a sillabare i ringraziamenti. Ha vinto il Senegal e a pesare sulla decisione della giuria guidata da Enzo e Paolo Vizzari non è stata la storia di Mareme, in Italia da 15 anni e oggi impegnata ad Agrigento nella cooperativa sociale Al Karub, ma un piatto impeccabile per gusto e presentazione. Decisamente il migliore degli otto in gara.

Ma ognuno dei tre finalisti - oltre al Senegal, Italia e Stati Uniti - ha avuto un riconoscimento: l'Italia ha vinto il premio del pubblico, gli USA quello per salute&benessere.

Guarda il video/Il cous cous più buono del mondo è quello del Senegal

Un “ponte” gourmet tra due culture
Il piatto vincente, il cous cous di Falilou (il nome del figlio maggiore di Mareme), è stato il più apprezzato dalla giuria tecnica proprio per semplicità e precisione dei gusti: un cous cous con tartare dell'orto, mango e polpo iohos, marinato e lessato secondo tradizione, servito su crema di carote e zenzero con erbette e spezie di Salamba. Accompagnato da un inedito drink allo zenzero a ripulire il palato. Mareme Cisse lavora al ristorante Ginger People&Food della cooperativa impegnata in favore dell'inserimento lavorativo di donne e ragazzi stranieri rifugiati o in condizione di fragilità sociale. La cucina che propone rivisita la tradizione dell'Africa occidentale e quella siciliana, in un mix di culture e sapori secondo un antico proverbio siciliano che dice «a tavula è trazzera», la tavola è una strada che unisce. «Questo è lo spirito che anima il mio lavoro - dice Mareme - consapevole della necessità di costruire una società multiculturale, colorata e aperta verso il futuro».

E la condivisione, l'integrazione,la solidarietà e la contaminazione virtuosa di culture sono da sempre le parole d'ordine del Cous cous Fest che ogni anno richiama a San Vito lo Capo migliaia e migliaia di persone in un carosello di eventi, cooking show, concerti e masterclass.

Otto i Paesi in concorso: oltre ai tre finalisti erano in gara Israele, Marocco, Palestina, Tunisia e, per la prima volta, il team dell'Unhcr, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Per l'Unhcr hanno cucinato Basim Alfatlawi, rifugiato politico in Italia, fuggito dall'Iraq a seguito delle devastazioni della prima guerra del Golfo, e Jamol Ismail Ssali, richiedente asilo ugandese ospite presso il progetto di accoglienza Cas di Pinerolese e Val Chisone, gestito dai Servizi Inclusione della Diaconia Valdese. Hanno servito un cous cous tradizionale realizzato con un costo del piatto di un solo euro e mezzo.

Progetto solidale
Entrambi hanno preso parte al programma «Food for inclusion» all'Università di Pollenzo, realizzato in collaborazione con l'Unhcr, che ha come obbiettivo l'integrazione culturale ed economica dei rifugiati in Italia attraverso pratiche legate al food. E quest'anno il motto scelto dal Cous cous Fest non poteva essere più simbolico e lungimirante: “Make cous cous, not walls”.

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