STUDIO INGLESE

Covid-19 nei bambini: meno dell’1% è ricoverato, minimi i rischi a scuola

Sia i più piccoli sia gli adolescenti hanno molte meno probabilità di avere una forma grave o di morire

di Nicola Barone

Cts avverte: "Rischi con scuola ma necessita' riapertura e' assoluta"

Sia i più piccoli sia gli adolescenti hanno molte meno probabilità di avere una forma grave o di morire


3' di lettura

Il rischio di contagio grave da coronavirus per bambini e ragazzi in aula è «raro» e quello di morte «infinitamente raro». Potrebbe essere una conclusione capace di lenire, nei genitori, l’ansia causata dal ritorno imminente dei propri figli tra i banchi di scuola dopo la serrata, in Italia come nel resto dei Paesi più colpiti dall’epidemia. Sulla base di quanto sostenuto nella ricerca in corso di pubblicazione sul British Medical Journal (Bmj), gli autori incoraggiano apertamente il ritorno in classe.

Non trascurabile l’impatto sulla salute mentale

Lo studio, il più ampio realizzato finora al mondo in materia, indica come il pericolo d’un ricovero in ospedale vada considerato «minimo», quello della terapia intensiva «ancora minore» e lo spettro di conseguenze letali addirittura infinitesimale sia tra i più piccoli, sia tra i ragazzi fra i 10 e i 14 anni: incluse fra categorie potenzialmente più esposte per condizioni fisiche o sociali svantaggiose come i bambini obesi o quelli di comunità etniche maggiormente colpite secondo le statistiche dall’infezione (neri e asiatici), sottolinea il professor Calum Semple, docente di epidemiologia pediatrica all’Università di Liverpool. Sui casi presi in esame di contagio minorile da Covid-19 in Inghilterra, Scozia e Galles sono stati registrati non più di 6 esiti fatali, tutti riguardanti bambini con gravi patologie pregresse associate. Per questo - spiega Semple - i genitori «devono essere fiduciosi che rimandare i figli a scuola non significa esporli a un pericolo diretto»; mentre proprio tenerli ulteriormente a casa «vorrebbe dire, come sappiamo, danneggiarli e privarli di opportunità educative, con possibili conseguenze anche sulla loro salute mentale». Anche per Olivia Swann, specialista in malattie infettive infantili all’Università di Edimburgo e prima firmataria del lavoro affidato al Bmj, «il rischio assoluto d’essere ricoverati in ospedale per Covid» è statisticamente davvero «minimo» per qualsiasi bambino. «Nulla - osserva Swann - è mai del tutto privo di pericolo. Ma io, come madre, come medico dei bambini e come ricercatrice, trovo i numeri di questo studio estremamente rassicuranti. E spero lo siano anche per tutti i genitori del Regno Unito».

Chi è più a rischio

Meno dell’1% dunque finisce in ospedale e di questi il 18% va in terapia intensiva. Nell’indagine, pubblicata sul British Medical Journal, sono stati analizzati 651 bambini ricoverati in 138 ospedali di Inghilterra, Scozia e Galles. Obesità o avere meno di un mese di vita sono tra i fattori che aumentano il rischio di ricovero in terapia intensiva per i più piccoli. La ricerca ha rilevato anche che l’età media dei bambini ricoverati era di 5 anni e circa il 42% aveva almeno un altro problema di salute, di cui i più frequenti asma e malattie neurologiche. Il numero delle morti da Covid-19 rispetto agli adulti è stato relativamente basso: come detto 6 in totale, di cui 3 neonati con altri gravi problemi di salute, e 3 tra i 15 e 18 anni, anche loro con un quadro già complicato da altre patologie. Secondo i ricercatori, i bambini più a rischio di finire in terapia intensiva sono quelli sotto il mese di vita e quelli tra i 10 e 14 anni.

Lo spettro della sindrome di Kawasaki

Lo studio ha anche identificato 52 pazienti con sindrome infiammatoria multisistemica (che ha molte caratteristiche simile alla sindrome di Kawasaki), un fattore questo che quintuplica la possibilità di essere ricoverati in terapia intensiva. Sintomi tipici di questa sindrome sono congiuntivite, rash cutaneo, problemi gastrointestinali, come vomito, diarrea e dolore addominale, più altri quali mal di testa, stanchezza, dolori muscolari e alla gola, oltre ad un numero molto basso di piastrine. «Abbiamo offerto nuovi dati su come gestire e riconoscere questa patologia, rara ma seria - conclude lo studio - I genitori però devono essere rassicurati che le forme gravi di Covid-19 sono molto rare nei bambini».

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