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Covid-19: i cittadini chiedono maggiori competenze Ue per gestire le crisi

Il 69% degli intervistati per conto del Parlamento europeo ritiene che la Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come quella del coronavirus. Il 22% non è d’accordo. Tra i più filo Ue in questo campo portoghesi e irlandesi (sopra l’80%), italiani e greci al 77%, gli spagnoli al 76%. Meno del 50% solo svedesi e cechi

di Antonio Pollio Salimbeni

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(EPA)

Il 69% degli intervistati per conto del Parlamento europeo ritiene che la Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come quella del coronavirus. Il 22% non è d’accordo. Tra i più filo Ue in questo campo portoghesi e irlandesi (sopra l’80%), italiani e greci al 77%, gli spagnoli al 76%. Meno del 50% solo svedesi e cechi


2' di lettura

Più o meno Europa? La gran parte dei cittadini interpellati per conto del Parlamento europeo più, non meno. Il 69% degli intervistati ritiene che la Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come quella del coronavirus. Il 22% non è d’accordo. Tra i più filo Ue in questo campo portoghesi e irlandesi (sopra l’80%), italiani e greci al 77%, gli spagnoli al 76%. Meno del 50% solo svedesi e cechi. Ungheresi a quota 51%. In Francia quota 70%, 62% in Germania.

Si tratta di indicazioni interessanti dal momento che i poteri della Ue nella gestione delle crisi sanitarie di carattere continentale sono molto limitati e così anche per le misure relative alle frontiere. Materie sui quali gli Stati mantengono gelosamente le competenze.

Le richieste dei cittadini
Nella risposta alla pandemia i cittadini avrebbero voluto che l'Unione si fosse concentrata sulla garanzia di forniture mediche sufficienti per tutti gli Stati, sull'assegnazione di fondi per la ricerca sul vaccino, sul sostegno finanziario diretto agli Stati membri. In realtà si tratta di una risposta che si sta completando proprio in queste settimane con la proposta della Commissione di emettere obbligazioni comuni per raccogliere sui mercati fino a 750 miliardi da trasferire in parte agli Stati più colpiti a fondo perduto (500 miliardi) e in prestiti (250 miliardi). All’Italia spetterebbero quasi 173 miliardi di cui circa 82 in sovvenzioni e circa 91 in prestiti. È il Paese che otterrà di più dal nuovo fondo per la ripresa e da altri strumenti finanziari collegati al bilancio Ue.

La posizione del Parlamento
Sottolinea il Parlamento che “la forte richiesta di maggiori competenze e di una risposta Ue più coordinata va di pari passo con l'insoddisfazione espressa dalla maggioranza degli intervistati per quanto riguarda la solidarietà tra gli Stati nella lotta contro la pandemia». Il 57% è insoddisfatto dell'attuale stato di solidarietà, tra questi il 22% "non è affatto" soddisfatto. Più soddisfatti in Danimarca, Olanda e Portogallo. I più insoddisfatti si trovano in Italia, Spagna e Grecia, poi Austria, Belgio e Svezia.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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