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Covid-19, contro le varianti c’è già chi studia il vaccino di seconda generazione

Il candidato di Gritstone Oncology, piccola biotech americana, prende di mira sia la proteina spike sia altri bersagli che potrebbero aiutare a rafforzare l'immunità delle cellule T

di Francesca Cerati

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Il candidato di Gritstone Oncology, piccola biotech americana, prende di mira sia la proteina spike sia altri bersagli che potrebbero aiutare a rafforzare l'immunità delle cellule T


3' di lettura

Anche se non ci sono prove conclusive, alcuni esperti di salute pubblica sono preoccupati che le varianti appena scoperte di Sars-Cov-2 possano rendere meno efficaci i vaccini e i trattamenti attualmente in fase di sperimentazione. Poco si sa infatti sulla tempistica della protezione indotta dalle dosi sviluppate da Pfizer/BioNTech e Moderna e se continueranno ad essere efficaci man mano che le mutazioni del virus si accumulano con l’andare del tempo.

Di fronte a questo possibile scenario, una piccola biotech che lavora sui vaccini contro il cancro (basati sull’immunologia tradizionale delle malattie infettive), sta lavorando a un vaccino contro Sars-CoV-2 che potrebbe funzionare anche contro altri coronavirus. Gritstone Oncology, questo il nome dell’azienda, in collaborazione con i National Institutes of Health porterà avanti gli studi clinici di un vaccino anti-Covid di seconda generazione. «Tutti speriamo che ciò non sia necessario -, ha affermato Andrew Allen, Ceo di Gritstone Oncology - ma penso sia prudente svilupparlo come backstop».

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A convincere il ceo dell’azienda dell’importanza di sviluppare una nuova versione è stato l’emergere di un nuovo ceppo in Sud Africa. Negli esperimenti di laboratorio, una delle mutazioni presenti nella variante identificata in Sud Africa e poi in un’altra mutazione trovata in Brasile - la E484K - ha permesso al virus di “schivare” gli anticorpi che si sviluppano dopo la malattia. Mentre non ci sono ancora dati su come la variante interagisce con gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione.

Prima della pandemia, l'obiettivo di Gritstone era quello di sviluppare immunoterapie per combattere il cancro. La società è stata quotata in borsa nel settembre 2018, raccogliendo 100 milioni di dollari. Attualmente ha una capitalizzazione di mercato di 300 milioni di dollari.

La sua tecnologia mira a stimolare una risposta immunitaria da un tipo di globuli bianchi chiamati cellule T per colpire specifiche proteine ​​tumorali. Ora Gritstone, che per gli studi preclinici è stato sostenuto dalla Bill and Melinda Gates Foundation, scommette che il suo candidato vaccino sia capace di stimolare una risposta delle cellule T più ampia rispetto ai vaccini autorizzati.

Il focus è su un tipo di cellula T chiamata CD8 +, che aiuta a eliminare i virus dalle cellule infette (il vaccino di Moderna ha stimolato bassi livelli di cellule CD8 +, mentre quello di Pfizer e BioNTech ha dato una risposta in alcuni pazienti).

Il vaccino si basa sulla tecnologia Edge di Gritstone che utilizza l'apprendimento automatico per prevedere gli antigeni presenti nelle cellule tumorali o quelle infette da un virus che il sistema immunitario può riconoscere.

Come la prima generazione di vaccini Covid-19, il candidato di Gritstone prende di mira sia la proteina spike sia altri bersagli che potrebbero aiutare a rafforzare l'immunità delle cellule T.

L’approccio combina due diversi tipi di vaccini

La prima dose sarebbe un vaccino a vettore virale, che utilizza un adenovirus di scimpanzé simile ai vaccini sviluppati da Johnson e Johnson e dal team dell'Università di Oxford, AstraZeneca e Irbm. Il virus viene utilizzato per introdurre un gene nelle cellule, che quindi producono le proteine necessarie per attivare la risposta del sistema immunitario. Ma la seconda dose sarebbe un vaccino a mRNA, molto simile ai vaccini sviluppati da Moderna e da Pfizer/BioNTech.

«Il vaccino di Gritstone può fornire una protezione virale più completa inducendo una migliore combinazione di risposte delle cellule T e anticorpi neutralizzanti rispetto ai vaccini attualmente disponibili», ha detto in un comunicato Daniel Hoft, direttore del Centro per lo sviluppo dei vaccini della Saint Louis University, membro del Comitato consultivo nazionale sui vaccini e a capo dello studio Covid-19 della biotech americana.

Quindi, oltre a determinare una risposta immunitaria potenzialmente più forte rispetto alla prima generazione di vaccini Covid-19, un nuovo vaccino che va oltre la proteina spike potrebbe tornare utile di fronte a nuove varianti del virus Sars-CoV-2.

L'impegno dell'azienda si unisce a una già robusta diffusione della ricerca sul vaccino Covid-19. L'Organizzazione mondiale della sanità conta 64 progetti di questo tipo in fase di sviluppo.

Ma un nuovo vaccino non è l'unico modo per combattere una nuova variante. La strategia alternativa è quella di produrre rapidamente nuove versioni dei vaccini esistenti. In ogni caso, per tutti occorre del tempo, che sappiamo essere molto prezioso.


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