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Covid-19, la distanza sociale giusta se si corre o si va in bicicletta

Sia la velocità del movimento sia la presenza di agenti esterni, ma anche la presenza di vento, potrebbero influire sull'effettiva possibilità di disseminazione del virus nell'ambiente esterno

di Federico Mereta

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(EPA)

Sia la velocità del movimento sia la presenza di agenti esterni, ma anche la presenza di vento, potrebbero influire sull'effettiva possibilità di disseminazione del virus nell'ambiente esterno


2' di lettura

Passeggiata nel parco o in centro città? Corsetta per scaldare i muscoli? Ricordate di mantenere le giuste distanze. E non pensate che il classico metro (o per i più attenti anche i due metri) di separazione sia sufficiente a preservare dai “droplets” che potrebbero anche trasportare il Sars-Cov-2, ovviamente in caso di persone con l'infezione.

Sia la velocità del movimento sia la presenza di agenti esterni, come ad esempio le condizioni meteorologiche e la presenza di vento, potrebbero influire sull'effettiva possibilità di disseminazione del virus nell'ambiente esterno.

A segnalare la possibilità di un “social distancing” ancor più significativo per chi cammina, corre o (da noi non dovrebbe accadere) si muove in bicicletta è una curiosa ricerca condotta da un'equipe mista dell'Università di Tecnologia di Eindhoven e dell'Università KU di Lovanio, coordinata da Bert Blocken, docente di Ingegneria Civile a Eindhoven, resa nota attraverso un documento specifico.

Questo osservazione, non ancora presente su una rivista peer to peer, offre alcuni spunti di riflessione in termini di vita di ogni giorno, visto che considerato le diverse posizioni e le distanze che una persona in movimento può assumere nei confronti di altro, dalla corsa uno dietro l'altro fino al passeggiare a lato o ponendosi in diagonale con un altro individuo.

Secondo quanto emerge dall'indagine, che ha preso in esame attraverso un sistema computerizzato per l'analisi della dinamica dei fluidi gli spostamenti di droplet di varie dimensioni anche sulla sulla scorta di analisi realizzate in Asia durante l'epidemia di Sars, per chi si muove le distanze da tenere in chiave di sicurezza dovrebbero essere superiori rispetto a quanto generalmente consigliato.

In particolare per il rischio legato alla possibile carica di virus presente nei doplet più piccoli. Le goccioline più grandi, potenzialmente più infettanti, rimangono infatti nell'ambiente meno di quelle di dimensioni più limitate che tuttavia, come riporta lo stesso Blocken, non sono ancora completamente definite in termini di rischio di contagio.

Le simulazioni effettuate in laboratorio, in ogni caso, mostrano che quando due persone camminano o corrono fianco a fianco in condizioni di buon tempo e senza un forte vento si possono considerare a basso rischio di trasmissione se mantengono una distanza di due metri. E il quadro appare sostanzialmente simile se ci si muove in diagonale o quando si rimane a distanza, uno dietro l'altro, come ad esempio in fila.

Ma per chi corre o fa movimento proprio questa sequenza appare essere, in teoria, la più problematica. Si potrebbe infatti creare una sorta di “risucchio” in cui le particelle possono persistere nell'aria. Ed è su questo aspetto che si sono concentrate le analisi simulate degli esperti dei Paesi Bassi.

Secondo Blocken, sulla base di test effettuati in laboratorio e quindi da verificare in vivo, sarebbe importante in chiave preventiva rimanere ad almeno a quattro metri di distanza camminando veloci in fila uno dietro l'altro, con un intervallo spaziale che dovrebbe arrivare anche a dieci metri quando si corre. Per chi poi pedala ad alta velocità, gli scienziati propongono addirittura di raddoppiare questa distanza.

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