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Covid-19 e Brexit: Moody's declassa il Regno Unito

Il giudizio passa da Aa2 ad Aa3 – Pesa anche l'indebolimento del quadro istituzionale del Paese

di Gianluca Di Donfrancesco

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(EPA)

Il giudizio passa da Aa2 ad Aa3 – Pesa anche l'indebolimento del quadro istituzionale del Paese


2' di lettura

Pandemia, Brexit, incertezze sulle politiche di bilancio del Governo Johnson e «indebolimento del quadro istituzionale» costano a Londra la bocciatura di Moody’s: nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 l’agenzia di rating ha declassato il giudizio sul debito pubblico del Regno Unito, portandolo da Aa2 ad Aa3, sullo stesso livello di Belgio e Repubblica Ceca.

Il Pil del Paese ha subito una contrazione del 21,5% nel secondo trimestre dell'anno (su base annua), e il suo debito pubblico si prepara a superare la soglia del 100% del Pil. Secondo Moody’s, l’andamento economico è «significativamente più debole del previsto ed è probabile che rimanga tale in futuro». La crisi del coronavirus peserà di più sul Regno Unito, rispetto ad altre grandi mercati avanzati, a causa della forte dipendenza dai servizi, più esposti alle misure restrittive, spiega l'agenzia.

Il taglio del rating è un colpo per il primo ministro Boris Johnson, che è sotto il fuoco dell'opposizione e dei parlamentari del suo partito conservatore per la gestione della pandemia, che ha fatto più vittime nel Regno Unito che in qualsiasi altro Pese europeo, con oltre 43mila morti e quasi 700mila casi. Circa 28 milioni di persone, oltre metà della popolazione inglese, vivono da ieri sotto le rigide restrizioni imposte per fermare i contagi.

Oltre alla pandemia, pesa sulle prospettive del Paese il pasticcio della Brexit. Moody’s ribadisce che senza un ampio accordo commerciale con l’Unione Europea, Londra pagherebbe un pezzo pesante che andrebbe a sommarsi ai danni già causati dall'emergenza sanitaria.

Venerdì, Johnson ha dichiarato che al momento non ha senso continuare i negoziati commerciali e ha chiesto alle imprese di prepararsi a un «accordo in stile Australia». Espressione usata più volte, ma che non significa molto: l’Australia, al momento, non ha accordi commerciali con la Ue e le due parti operano principalmente secondo le regole della Wto, con dazi significativi sulle merci scambiate. Moody’s si dice pessimista: «Anche se ci sarà un accordo commerciale tra il Regno Unito e Unione Europea entro la fine del 2020, sarà probabilmente di portata ristretta».

L’agenzia di rating boccia anche la gestione dei conti pubblici: Londra ha perso la disciplina di bilancio ed è improbabile che possa ridurre in tempi rapidi il debito, dato che tagliare la spesa, decollata per contrastare la crisi del Covid, sarà politicamente difficile, mentre aumentare le tasse potrebbe soffocare la ripresa.

Critico Pat McFadden, responsabile finanza pubblica del Labour: «È significativo che l'indebolimento delle istituzioni e della governance britannica sia stato indicato da Moody’s come una delle cause del declassamento. L’attacco ideologico alle nostre istituzioni condotto dal premier sta ora avendo un impatto diretto sull’economia».

Moody’s ha anche rivisto da «negativo» a «stabile» l’outlook sul debito sovrano del Paese. Il downgrade pone il rating dell’agenzia sullo stesso livello di Fitch, mentre la valutazione di Standard & Poor’s è di un gradino superiore.

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