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Covid-19, l’immunoterapia potrebbe essere la strada per contrastare il virus

A lanciare l'ipotesi è una ricerca coordinata da un infettivologo italiano, Antonio Bertoletti, che lavora alla Duke-NUS Medical School di Singapore

di Federico Mereta

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(Afp)

A lanciare l'ipotesi è una ricerca coordinata da un infettivologo italiano, Antonio Bertoletti, che lavora alla Duke-NUS Medical School di Singapore


3' di lettura

Pensare a un utilizzo su larga scala è ovviamente impossibile, visti i costi e le tecnologie da impegnare per rendere disponibile a un gran numero di persone l'approccio. Ma forse, in futuro, l'immunoterapia con le Car-T, attualmente impiegata in alcune forme di tumore, potrebbe diventare un'arma per difenderci non solo dal virus Sars-CoV-2 responsabile di Covid-19, ma anche di altre infezioni virali nei casi in cui, al momento le terapie disponibili non risultano efficaci.

A lanciare l'ipotesi è una ricerca coordinata da un infettivologo italiano, Antonio Bertoletti, che lavora alla Duke-NUS Medical School di Singapore, dopo un percorso che lo ha portato allo Scripps Research Institute negli Usa, poi all'Università di Parma e infine all'University College di Londra, prima appunto di arrivare a Singapore.

L'idea di impiegare questa immunoterapia basata sulle Car-T viene descritta sulle pagine del Journal of Experimental Medicine. Il processo si basa sull'ingegnerizzazione di recettori specifici per il virus, in questo caso il Sars-CoV-2, all'interno delle cellule difensive del malato, previo prelievo delle stesse.

In particolare si punta sui linfociti T, che circolano nel sangue e hanno un ruolo chiave nei meccanismi di difesa. L'obiettivo è ingegnerizzare in laboratorio uno dei due tipi di recettori di queste cellule, appunto il Car (sigla che sta per Chimeric antigen receptors) e il Tcr (T-cell receptor). Il primo è artificiale e viene costruito in laboratorio, mentre il secondo si trova naturalmente sulla superficie dei linfociti T.

Grazie a questa sorta di “guida”, i linfociti T ingegnerizzati diventano capaci di riconoscere non solo le cellule tumorali come avviene già, ma potrebbero individuare anche le cellule infettate da un virus, come appunto nel caso del Sars-CoV2. Nel primo caso ovviamente l'immunoterapia mira a eliminare le cellule cancerose, mentre nel secondo si potrebbe arrivare a ipotizzare trattamenti antivirali specifici anche nei confronti di altri ceppi virali, come l'Hiv (sono al via due studi clinici) o il virus dell'epatite B.

Il trattamento, qualora diventasse disponibile (al momento siamo davvero nelle primissime fasi della ricerca) avrebbe due livelli di complessità. Oltre al costo dell'approccio e alla tecnologia necessaria per ottimizzare i linfociti T in base all'obiettivo da raggiungere, avrebbe il limite di dover essere somministrato nel tempo visto che i linfociti hanno una vita limitata. Inoltre è tutto da valutare l'aspetto relativo alla sicurezza.

Tuttavia si tratta di una strada affascinante per il domani del trattamento antivirale, specie nei casi in cui non esistono terapie in grado di contenere un'infezione.

“Abbiamo dimostrato che le cellule T possono essere reindirizzate per puntare al coronavirus responsabile della Sars – è il commento di Bertoletti - . La nostra équipe sta esplorando le possibilità del potenziale della terapia Car-Tcr-T per controllare Covid-19 e proteggere i pazienti”.

Al momento, come detto, la terapia Car-T viene impiegata in alcune forme di tumore. Il trattamento utilizza i linfociti T ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, proprio come succede ad esempio per le infezioni.

I linfociti T del paziente vengono prelevati e successivamente geneticamente modificati in laboratorio in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali: quando vengono restituiti al paziente entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l'attivazione della risposta immunitaria. La terapia, anche se non applicabile a tutti i pazienti, ha il grande vantaggio di riuscire a trattare anche i soggetti che hanno fallito i trattamenti convenzionali di chemio e radioterapia. In futuro, forse, questa strada potrebbe essere impiegata anche per i virus di oggi e di domani.

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