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Covid-19, dopo la malattia siamo protetti contro il virus?

Il tema della reinfezione è tornata pochi giorni fa sotto i riflettori, dopo che la Corea del Sud ha riferito che 91 pazienti con coronavirus dichiarati guariti sono risultati positivi

di Francesca Cerati

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(freshidea - stock.adobe.com)

Il tema della reinfezione è tornata pochi giorni fa sotto i riflettori, dopo che la Corea del Sud ha riferito che 91 pazienti con coronavirus dichiarati guariti sono risultati positivi


4' di lettura

È una delle grandi incognite su Sars-CoV-2: il virus può dare recidive? Il tema è fondamentale e interessa tutti, dal momento che i paesi sperano che le popolazioni infette sviluppino un'immunità sufficiente per prevenire una ripresa della pandemia.

Allo stesso tempo abbiamo a che fare con un nuovo coronavirus, scoperto solo pochi mesi fa, e gli scienziati stanno ancora cercando di rispondere a molte domande relative al virus e alla malattia che causa.

Tra questi c'è anche il tema della reinfezione, tornata pochi giorni fa sotto i riflettori, dopo che la Corea del Sud ha riferito che 91 pazienti con coronavirus dichiarati guariti sono risultati positivi alla malattia.

Ma i casi coreani non sono gli unici. Anche in Cina e in Giappone alcuni pazienti a cui è stata diagnosticata Covid-19 e poi apparentemente guariti sono stati riammessi in ospedale perchè risultati di nuovo positivi al virus.

Gli esperti non hanno ancora una risposta chiara su come si comporta il nostro sistema immunitario di fronte a Sars-CoV-2 - cioè se, quando e per quanto tempo si formano gli anticorpi neutralizzanti (quelli che proteggono da un successivo contattao col virus) -, ma si basano in parte sulla letteratura scientifica accumulata negli anni su altri virus, in parte sulla casistica degli ultimi mesi, da quando Covid-19 ha fatto la sua comparsa.

Partiamo dall’esperienza. Per gli esperti, con altri tipi di coronavirus gli anticorpi prodotti durante l'infezione conferiscono al paziente l'immunità a quel virus specifico per mesi o addirittura anni. Ora bisogna capire se e come funziona con Covid-19, anche perchè secondo i ricercatori questo nuovo coronavirus continuerà a circolare in tutto il mondo a ondate, colpendo lo stesso paese più volte.

Su Sars-CoV-2, nello specifico, ci sono tre elementi che potrebbero “giustificare” una reinfezione.

Il primo contempla la durata dell’infezione. Ci sono oggi evidenze che in alcuni pazienti il virus resta attiva per un periodo più lungo di tempo. Quindi, pur con molte incertezze, secondo gli esperti è probabile che le segnalazioni di pazienti guariti, ma poi risultati nuovamente positivi non erano esempi di reinfezione, ma casi in cui l'infezione persistente non è stata rilevata dai test. In genere, l’organismo sviluppa gli anticorpi circa 7-10 giorni dopo il contatto con un virus. Di conseguenza, è improbabile che i pazienti guariti da Covid-19 possano essersi reinfettati così velocemente un’altra volta.

Da qui, il problema potrebbe essere legato alla qualità dei test e ai cosiddetti falsi negativi.

«Test positivi dopo la guarigione starebbero a significare solamente che i test non particolarmente sensibili hanno prodotto un falso negativo e che il paziente è ancora infetto», ha spiegato David Hui, un esperto di medicina respiratoria presso l'Università cinese di Hong Kong che ha anche studiato lo scoppio nel 2002-2003 della sindrome respiratoria acuta grave (Sars), causata da un coronavirus della stessa famiglia di Sars-CoV-2.

Secondo aspetto. Un test positivo dopo la guarigione potrebbe anche rilevare l'Rna virale residuo che rimane nel corpo, che però è in quantità tali da non causare la malattia - continua Hui -. L'Rna virale può durare a lungo anche dopo che il virus è stato bloccato».

Uno studio cinese su pazienti Covid-19 guariti a Shenzhen ha scoperto che quasi il 15% dei pazienti (38 su 262) sono risultati positivi dopo essere stati dimessi. Sono stati confermati tramite test Pcr (reazione a catena della polimerasi), lo standard di riferimento per i test del coronavirus.

Lo studio non è stato ancora sottoposto a peer review, ma offre interessanti informazioni preliminari sul potenziale di reinfezione. I 38 pazienti sono in prevalenza giovani (età inferiore ai 14 anni) che hanno sviluppato sintomi lievi durante la malattia, mentre erano asintomatici al momento del secondo test positivo.

A Wuhan, dove è iniziata la pandemia, i ricercatori hanno esaminato quattro operatori sanitari che erano risultati positivi per ben tre volte consecutive dopo essere guariti. Come nello studio di Shenzhen, i pazienti erano asintomatici e i loro familiari non erano stati contagiati.

Fuori dai confini cinesi, almeno due di questi casi sono stati segnalati anche in Giappone (incluso un passeggero della Princess Diamond Cruise). Secondo quanto riferito, tutti e due hanno mostrato sintomi di infezione dopo un recupero iniziale, quindi sono risultati nuovamente positivi al test.

Infine, è passato troppo poco tempo al fine di stabilire se una volta guariti da Covid-19 si sviluppa immunità e per quanto tempo. Tuttavia, studi preliminari forniscono alcuni indizi. Un altro studio cinese (non ancora sottoposto a peer review) sulle scimmie Rhesus ha dimostrato che gli anticorpi hanno impedito ai primati guariti da Covid-19 di essere nuovamente infettati una volta esposti al virus. Presumibilmente in futuro - secondo gli scienziati - le persone più giovani e più sane genereranno probabilmente una risposta anticorpale più solida, che offrirà loro una maggiore protezione contro il virus.

In assenza di ulteriori dati, i ricercatori hanno esaminato ciò che si conosce sugli altri membri della famiglia dei coronavirus. Uno studio condotto da ricercatori taiwanesi ha messo in luce che nel 2003 i sopravvissuti all’epidemia di Sars hanno sviluppato anticorpi che sono durati fino a tre anni, suggerendo la comparsa dell'immunità. In coloro che sono guariti dalla sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers, causata da un virus correlato a quello che causa Covid-19) sono stati trovati anticorpi per circa un anno.

Alcuni ricercatori stimano che gli anticorpi Covid-19 rimarranno in un paziente per “due o tre anni”, basandosi su ciò che si sa di altri coronavirus. Ma, sottolineano “è troppo presto per saperlo con certezza”.

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