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Covid-19, mafie alla conquista dei fondi per le imprese: indaga la Gdf

Sono già una decina in Veneto i nomi inviati alla Procura antimafia dal comandante regionale Giovanni Mainolfi. Monitorato l’assalto delle cosche nelle campagne. Nel mirino vitivinicoltura, lattiero-caseario e cerealicolo. Il Procuratore nazionale Antimafia Cafiero De Raho: «Stanare soggetti che appartengono a categorie professionali che ancora oggi aiutano le mafie». In Sicilia Confagricoltura chiude la sezione di Enna. Il presidente nazionale Giansanti: «Non siamo in condizione di garantire il controllo contro le infiltrazioni»

di Nino Amadore

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Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho (Imagoeconomica)

Sono già una decina in Veneto i nomi inviati alla Procura antimafia dal comandante regionale Giovanni Mainolfi. Monitorato l’assalto delle cosche nelle campagne. Nel mirino vitivinicoltura, lattiero-caseario e cerealicolo. Il Procuratore nazionale Antimafia Cafiero De Raho: «Stanare soggetti che appartengono a categorie professionali che ancora oggi aiutano le mafie». In Sicilia Confagricoltura chiude la sezione di Enna. Il presidente nazionale Giansanti: «Non siamo in condizione di garantire il controllo contro le infiltrazioni»


4' di lettura

L'allarme della Dda di Milano: Covid facilita infiltrazioni mafie

La criminalità organizzata è già all’opera per sfruttare i benefici previsti dal governo nazionale per aiutare il sistema economico a fronteggiare la crisi pandemica. Ed è solo l’ultimo aspetto della scoperta fatta in Veneto dagli uomini della Guardia di finanza guidata in quella regione dal generale Giovanni Mainolfi il quale nei giorni scorsi ha inviato alla Procura antimafia di Venezia un elenco con almeno dieci nomi di soggetti con un «pedigree criminale di un certo tipo». Dal monitoraggio avviato dalla Guardia di finanza emerge un quadro preoccupante di assalto alla diligenza da parte del crimine organizzato che non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di lucrare sugli aiuti pubblici previsti per le aziende in difficoltà: «Abbiamo la sensazione - dice Mainolfi - che ci sia qualcosa di strutturale per cercare di carpire i fondi pubblici che rischiano così di finire nelle mani sbagliate. Ne ho anche parlato con l’assessore regionale all’Economia ».

Il monitoraggio per individuare i fiumi carsici della speculazione criminale

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Quella della Gdf del Veneto è in pratica già un’inchiesta in embrione che, sembra di capire, potrebbe portare presto clamorosi sviluppi. Mainolfi ha spiegato la strategia di contrasto alle infiltrazioni criminali nel sistema economico nel suo intervento a un seminario dedicato alle Agromafie e organizzato su Zoom da Advisora, comunità di professionisti che si occupano di beni confiscati, in collaborazione con vari atenei italiani (la Statale di Milano, la Federico II di Napoli), l’Ordine dei commercialisti di Milano, Confindustria Campania. «Ci siamo dati da fare - ha spiegato - per cercare di capire come si muove nel sommerso la criminalità organizzata e sono emerse sorprese. In questo momento c’è una tensione investigativa notevolissima. stiamo molto attenti e portiamo avanti progetti innovativi che ci stanno consentendo di individuare fiumi carsici». Uno dei settori interessati, ovviamente, è l’agricoltura: «Abbiamo registrato a partire da maggio interessi per alcuni settori agricoli - spiega Mainolfi -: il vitivinicolo, il lattiero-caseario, il cerealicolo. Interesse particolare di certi soggetti».

Modelli predittivi e intelligenza artificiale per battere le mafie

Uno spaccato di dinamiche di economia mafiosa in tempo di pandemia da Covid-19 : «Ecco perché, in questa fase, ci tornano utili i modelli predittivi che abbiamo creato e si fondano su basi informative e utilizzano l’intelligenza artificiale, la dorsale informatica. Grazie ai nuovi metodi stiamo intercettando gruppi di criminalità organizzata che si muovono in Veneto. Abbiamo recentemente condiviso il metodo con i prefetti e il sistema si è potuto arricchire con le informative antimafia . Andiamo avanti: è un metodo che porta risultati. Ricordo che la commissario di Agea bloccai 700 milioni di erogazioni che mi sono costati un sacco di problemi ma il tempo è galantuomo». Le tecniche predittive, dunque, sono il pilastro su cui si fonda questa strategia di contrasto che punta alla ricerca «delle mele marce per evitare che marcisca tutto» dice Mainolfi con una metafora che rende appieno l’idea del lavoro che va fatto: «In pochi mesi abbiamo smaltito 4.000 segnalazioni sospette con questo metodo». Un metodo che, ovviamente, consente anche di veder le connessioni tra la criminalità organizzata e chi si affianca ai boss o agli imprenditori mafiosi aiutandoli, istruendoli, indirizzandoli.

L’accusa di Cafiero De Raho: “Agromafie crescono nel silenzio degli operatori»

La sfida, dice il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho «è quella di riuscire a stanare soggetti che appartengono a categorie professionali che ancora oggi aiutano le mafie. Avvocati, commercialisti, consulenti e tanti altri che hanno contribuito a far fare il salto di qualità alla criminalità organizzata». E il procuratore diventa ancora più pungente quando affronta il tema delle agromafie in cui il sistema della tolleranza e delle collusioni con le cosche (siano esse di mafia o di ’ndrangheta, di camorra o della quarta mafia foggiana) sembra avere la meglio rispetto al coraggio degli imprenditori onesti. Qualcosa non torna, sembra dire Cafiero De Raho: «In alcuni casi abbiamo notato una continuità mafiosa. È evidente che qualcosa manca: i segnali non arrivano dagli operatori che però vedono quello che succede attorno a loro». C’è ancora l’assenza di anticorpi e la presenza delle mafie dalla coltivazione al trasporto, alla vendita continua ad avere effetti disastrosi in termini di moltiplicazione dei prezzi: «Un prodotto parte dai campi a 0,10 euro e arriva a costare alla fine 6 euro - aggiunge Cafiero De Raho -. C’è evidentemente una fascia di prezzo da controllare in cui il ruolo determinante è svolto dai grandi mediatori. E in questo caso troviamo ancora mafia, ’ndrangheta, camorra che acquisiscono i grandi centri della Gdo. Altra questione: chi coltiva i terreni? Il caporalato gioca un ruolo importante e c’è una catena di sfruttamento e ancora oggi non si riesce a smascherare questa rete». E sono solo alcuni aspetti di una situazione complessa e variegata in cui convivono, spesso parallelamente, affari di vario genere: dallo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle campagne con inevitabili conseguenze sulla salute dei cittadini, alla speculazione sui terreni presi in affitto dai mafiosi a pochi soldi per costruirci un lucroso business di accaparramento di contributi europei e di frodi in danno dell’Ue come ha denunciato l’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci autore di quel protocollo poi diventato legge che sbarra la strada alle cosche nelle campagne.

Confagricoltura, chiusa sezione di Enna: «Difficile prevenire infiltrazione mafiosa»

La situazione è complicata e lo è perché il giro d’affari del settore in Italia è enorme (il settore vale 540 miliardi) e coinvolge ampi pezzi dell’economia del paese. Lo spiega senza molti giri di parole il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti che a proposito di terreni e di Sicilia racconta di aver dovuto chiudere la sezione di Confagricoltura di Enna «perché - dice Giansanti -non potevamo garantire una adeguata prevenzione dell’infiltrazione mafiosa nella gestione dei titoli. Noi applichiamo una regola: l’espulsione degli associati da Confagricoltura se coinvolti in affari di mafia». Ovvero nella gestione dei terreni presi in affitto dagli imprenditori: una parte della provincia di Enna si trova all’interno del Parco dei Nebrodi (il territorio del comune di Troina per dire) ma anche nelle zone esterne al parco la speculazione sui titoli e sui fondi europei è andata avanti per anni. Quel territorio che è stato campo di battaglia per Antoci che «è stato vittima di un attentato, di minacce e continua essere bersaglio di minacce» conclude Cafiero De Raho.

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