Cassazione

Covid-19, no al Daspo per il tifoso che viola le norme anti-assembramento

La violazione del Dl 6/2020 sulle misure di sicurezza anti-pandemia non rientra tra le ipotesi tassative che possono far scattare l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria in corrispondenza delle partite della squadra del cuore

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Non può essere imposto il Daspo - con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in coincidenza con le partite della propria squadra - al tifoso che viola le norme anti-assembramento, previste dalle misure di contrasto al Covid-19, partecipando ad una manifestazione non autorizzata con altri 400 supporter, in occasione del passaggio dei giocatori dell’Inter. La Corte di cassazione (sentenza 6171) accoglie il ricorso del sostenitore dei neroazzurri - già destinatario del divieto di accesso ai luoghi di transito dei giocatori - al quale era stato imposto, per cinque anni, l’obbligo di presentarsi al comando di polizia in corrispondenza degli incontri disputati dal club del cuore.

La sentenza

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Il divieto di assembramento

Due le violazioni contestate: la partecipazione a una manifestazione non autorizzata (articolo 18 del Tulps) e il mancato rispetto delle norme per fronteggiare l’emergenza pandemia (Dl 6/2020) che vietano gli assembramenti. Il ricorrente si era invece riunito per assistere al passaggio del pullman dell’Inter. I supporter avevano anche intonato cori offensivi contro la squadra del Napoli e acceso dei fumogeni. Per la Cassazione i cori oltraggiosi e discriminatori dedicati alla squadra partenopea, non potevano essere considerati “violenti”, requisito necessario per il Daspo, visto che erano assenti i tifosi del Napoli e non c’era rischio di scontri.

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I reati che rientrano nel Daspo

Non era stata poi accertata dal Tribunale la portata violenta dell’uso dei fumogeni, che dipende anche dalla modalità del loro utilizzo. Restavano dunque in piedi il “corteo” non autorizzato e la violazione delle norme sul contrasto alla pandemia. Ma entrambe le contestazioni sono fuori dal raggio d’azione del Daspo, riconducibile ad una serie di ipotesi previste tassativamente dall’articolo 6 comma 1 della legge 401/1989: dagli episodi di violenza in occasione delle manifestazioni sportive ai delitti contro l’ordine pubblico anche se commessi al di fuori delle competizioni sportive. Ma tra i reati previsti per il Daspo non figura la violazione dell’articolo 18 del Tulps, né il mancato rispetto delle disposizioni emanate in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica, fissate dal Dl 6/2020 . La Suprema corte precisa, infatti, che il reato previsto dall’articolo 3 comma 4 del Dl, che puniva il mancato rispetto delle misure di contenimento, non solo non rientra nei reati Daspo, ma, in ogni caso è stato trasformato in illecito amministrativo con il Dl 19/2020. Nulla quindi giustificava la nuova misura.

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