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Covid-19, nuovi antivirali in arrivo

Tre farmaci in fase clinica che agiscono sulla replicazione del virus. Ma buoni risultati si sono ottenuti anche con un nuovo antinfiammatorio

di Francesca Cerati

Come il virus Sars-Cov-2 aggredisce le cellule umane (Afp)

3' di lettura

Una semplice pillola, da prendere a casa, subito dopo avere saputo di essere positivi al coronavirus resta ancora un sogno. Ma gli sforzi per arrivarci non mancano. Il problema è che Sars-CoV-2 è in continua evoluzione e, come tutti i virus, per riprodursi usa le nostre cellule. Quindi trovare un farmaco che colpisca una fase della riproduzione virale senza danneggiare l’ospite non è facile. E anche il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale. «Il momento preciso dell’infezione virale avvia un conto alla rovescia, mentre il virus risveglia gradualmente il sistema immunitario, creando una stretta finestra di tempo dopo la quale un antivirale è probabilmente inutile», spiega Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Milano e primario del reparto Malattie infettive dell’Ospedale Sacco.

Una sperimentazione «raffinata»

In altre parole, per Sars-CoV-2 possono essere necessari da pochi giorni a due settimane prima che questi processi immunitari si attivino. Questo significa che qualsiasi sperimentazione clinica per un antivirale richiede un design raffinato. «I pazienti devono avere infezioni confermate, ma se stanno già sperimentando gravi sintomi di Covid-19, potrebbero essere troppo lontani per trarne beneficio», precisa Galli. Il percorso sembra in salita, ma qualche speranza di arrivare ad avere più di un antivirale, anche a breve termine, sembra esserci.

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La scommessa di Molnupiravir

Il colosso farmaceutico Msd dovrebbe presto presentare i dati di una terapia orale simile a Remdesivir. La società sta arruolando circa 3mila pazienti, sia ospedalizzati che non, in uno studio di fase 2/3 che determinerà se Molnupiravir, questo il nome del farmaco, impedisce ai pazienti con sintomi lievi di sviluppare la malattia grave. Segue a ruota un farmaco di Atea Pharmaceuticals: AT-527 mira a un enzima chiave della replicazione virale, con un approccio simile alla terapia anti-epatite C. Entro la fine dell’anno, Atea prevede di avere i dati di Fase 2 per i pazienti sia ospedalizzati che non, ma sta anche pianificando uno studio di Fase 3 più ampio sui pazienti ambulatoriali.

L’antivirale Pfizer

Altra promessa è un antivirale della Pfizer, progettato proprio per Sars-Cov-2, che è entrato nel primo studio clinico il mese scorso. Il farmaco prende di mira il fulcro del processo di replicazione del virus, ovvero l’enzima 3CL, che è uno dei due specifici per tutti i coronavirus. Se Pfizer dovesse riuscire a raggiungere l’obiettivo potrebbe avere un trattamento non solo per Sars-Cov-2, ma anche per i futuri virus pandemici. In attesa dei risultati sugli antivirali, esistono altri approcci che sembrano fornire risposte incoraggianti nel ridurre la mortalità.

L’antinfiammatorio Baricitinib

Tra questi, la terapia con Baricitinib, un antinfiammatorio orale, che sulla scorta dei risultati di uno studio pubblicato su New England Journal of Medicine, lo aveva già portato all’autorizzazione per l’uso di emergenza della Fda in specifiche popolazione di pazienti. Ma ora un nuovo studio mostra la sua efficacia nel ridurre la mortalità. «Nei pazienti Covid ricoverati in ospedale Baricitinib, in aggiunta allo standard di cura con corticosteroidi e Remdesivir, ha portato a una riduzione del 38% della mortalità», riprende Galli, precisando che si tratta di uno studio di Fase 3 comunicato dall’azienda (Lilly in collaborazione con Incyte e non ancora pubblicato), che ha coinvolto 1.525 pazienti, «Lo studio, che non ha raggiunto la significatività statistica sull’endpoint primario (ovvero progressione verso la ventilazione non invasiva o la ventilazione meccanica o morte), ha invece evidenziato una riduzione significativa della mortalità per qualsiasi causa entro il 28esimo giorno tra i pazienti trattati con 4 mg giornalieri di questo farmaco, più lo standard di cura, compresi corticosteroidi e Remdesivir. Un risultato netto a cui speriamo di contribuire presto con un ampio studio italiano, a cui parteciperanno una trentina di centri, e che dovrebbe partire entro una settimana, massimo dieci giorni». Il farmaco verrà contrapposto e confrontato con Remdesivir e cortisone.

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