Europa

Covid 19, parte la sfida globale per un accesso equo al vaccino

Ecco perché è importante che possano essere vaccinate persone fisicamente distanti da noi

di Rosanna Magnano

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(LaPresse)

6' di lettura

E' vero, i nostri preziosi operatori sanitari e i nostri italianissimi nonni non sono stati ancora tutti vaccinati contro il Covid 19. Perché allora dovremmo preoccuparci se non è ancora arrivata una dose in Bhutan, in Ruanda o in Bolivia? Semplice: la pandemia, come rimarcato dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, “si vince o si perde tutti insieme”. Per questo la notizia dei giorni scorsi delle prime 600mila dosi di vaccino AstraZeneca arrivate in Ghana grazie all'iniziativa Covax è di quelle buone.

Da Covax 2 miliardi di dosi ai Paesi poveri entro il 2021

La Covax Facility è un'iniziativa per la distribuzione globale equa dei vaccini guidata dall'Alleanza mondiale per i vaccini Gavi, dalla coalizione Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations) e dall'Oms insieme all'Unicef. E mira a fornire almeno 2 miliardi di dosi di vaccini entro la fine del 2021 a 92 paesi a basso e medio-basso reddito, consentendo la protezione degli operatori sanitari e sociali di prima linea, di altri gruppi ad alto rischio e vulnerabili.

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Il primo passo in Ghana: troppo poco?

La consegna in Ghana è stato il primo passo. “Troppo poco e in ritardo – osserva Claudia Lodesani, epidemiologa di Medici senza frontiere (Msf) – se consideriamo che basterà solo per l'1% della popolazione del Ghana e che ad oggi il 75% dei vaccini è stato somministrato in soli 10 paesi del mondo, mentre oltre 130 non hanno ancora ricevuto alcuna fornitura”. Bisogna quindi accelerare e fermare l'accaparramento da parte dei paesi più ricchi. E non solo per spirito di solidarietà ed equità, ma perché il virus non conosce confini. “Se lasciato circolare nell'emisfero sud del mondo – continua Lodesani - continuerebbe a provocare morte e sofferenza, minerebbe economie già fragili e sistemi sanitari che scontano una scarsità cronica di personale medico e infermieristico”. E come sottolineano gli esperti, se non si ferma il virus immunizzando contemporaneamente l'intera popolazione mondiale, questo potrebbe sviluppare indisturbato nuove varianti ancora più pericolose, che nessun muro potrebbe fermare.

Il braccio operativo è Unicef: servono subito 700 milioni di dollari

“Insomma in pandemia il campanilismo non funziona”, sottolinea Andrea Iacomini, portavoce in Italia di Unicef, braccio operativo dell'iniziativa Covax, che sul campo si occupa di organizzare la logistica per portare i vaccini nei Paesi più poveri, garantire la catena del freddo necessaria e la formazione del personale sanitario locale. “Lo abbiamo sempre fatto – spiega Iacomini – per tutte le malattie prevenibili. Distribuendo vaccini contro la polio, la malaria, il morbillo. Li portiamo ovunque. In tutti i modi possibili. Ho visto vaccini trasportati con i droni da un'isola all'altra, sugli asini, sulle zattere, a spalla sulle montagne del Nepal. Grazie a questo lavoro la mortalità infantile è passata da 20 milioni di decessi all'anno nel 2000 agli attuali 5 milioni. E faremo la stessa cosa con i vaccini anti covid”. Per questa pandemia, oltre 10 compagnie aeree leader stanno firmando accordi con l'Unicef per sostenere la priorità della consegna di vaccini, farmaci essenziali, dispositivi medici. Negli ultimi mesi, l'Unicef ha anche fatto scorta di mezzo miliardo di siringhe, insieme a contenitori per rifiuti sanitari per smaltirle. Ed entro marzo 2021 spedirà oltre 14,5 milioni di siringhe a disattivazione automatica da 0,5ml e da 0,3ml in oltre 30 paesi. Ma i finanziamenti non bastano. “Per la parte che ci riguarda - logistica, stoccaggio, distribuzione, formazione – ci servono urgentemente 700 milioni di dollari e facciamo un appello a tutti i possibili donatori”.

Da Big Pharma prezzi calmierati e accordi

E il prezzo dei vaccini? “Noi riusciamo ad avere prezzi calmierati da tutte le grandi case farmaceutiche”, continua Iacomini. “Unicef insieme ad altri partner avrà accesso a 1,1 miliardi di dosi per 90-100 Paesi a basso reddito al prezzo di 3 dollari a dose”.

“Il meccanismo guidato da Covax – conclude Iacomini - ha mosso il suo primo piccolo passo in Ghana ma ulteriori consegne dovrebbero arrivare a brevissimo in Costa d'Avorio e presto in altri Paesi africani, come il Ruanda, il Sudafrica, la Tunisia. Sono in tutto 18, insieme ad altri paesi non africani come il Bhutan, la Bolivia, il Perù, che riceveranno le prime 1,2 milioni di dosi Pfizer”.

Il 3 febbraio 2021 è stata pubblicata la prima previsione di distribuzione provvisoria di Covax. I primi 18 paesi che riceveranno le iniziali 1,2 milioni di dosi di vaccini Pfizer Biontech nell'ambito della Covax Facility saranno: Bhutan, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina, Capo Verde, Colombia, El Salvador, Georgia, Maldive, Moldavia, Mongolia, Perù, Filippine, Corea del Sud, Ruanda, Sudafrica, Tunisia, Ucraina e Cisgiordania e Gaza.

Pfizer: approccio flessibile e 11 licenze per i terzisti nell'Ue

Pfizer e Biontech hanno siglato a gennaio un accordo con Covax per una prima fornitura di 40 milioni di dosi di vaccino da consegnare entro il 2021. Con la possibilità di accordi aggiuntivi. “Sosteniamo tutti gli sforzi volti a fornire ai paesi in via di sviluppo – fa sapere la casa madre di New York - lo stesso accesso ai vaccini del resto del mondo. Pfizer riconosce le sfide che l'instabilità dei sistemi o delle infrastrutture sanitarie può presentare nella lotta a questa pandemia. Oltre alla fornitura di vaccini, stiamo fornendo la nostra esperienza e risorse per nuovi approcci che possono aiutare a rafforzare i sistemi sanitari dove potrebbe essere necessario un maggiore supporto”. Sul fronte dei prezzi, nessun regalo, ma un approccio flessibile. “I paesi variano in termini di forza delle loro economie – continua Pfizer - stabilità dei loro sistemi sanitari e delle infrastrutture disponibili per proteggere e prendersi cura della popolazione. Dobbiamo esaminare le esigenze di ogni paese e adattare il nostro approccio a ciascuno di essi, collaborando con governi e partner per sostenere un accesso equo per coloro che ne hanno bisogno. In tutti gli accordi, stiamo implementando una struttura dei prezzi per i paesi a reddito alto, medio e basso o medio-basso. I paesi ad alto e medio reddito pagheranno più dei paesi a basso reddito, ma a un valore notevolmente scontato rispetto ai nostri normali parametri di riferimento durante la pandemia. I paesi a basso e medio-basso reddito pagheranno un prezzo senza scopo di lucro”.

E sulla possibilità di siglare accordi per consentire ad altre industrie di produrre il vaccino e incrementare così le dosi a disposizione, Pfizer “sta aggiungendo ulteriori fornitori e produttori a contratto per aumentare la capacità di produzione totale. È un dato di fatto, la nostra rete di produzione europea si è continuamente ampliata: da tre partner nel dicembre 2020, quando abbiamo ricevuto le nostre prime autorizzazioni, a 11 attualmente (inclusa BioNTech Marburg). Stiamo rafforzando ulteriormente questa rete e ora stiamo discutendo con altri partner qualificati su potenziali nuovi accordi”.

Da AstraZeneca 170 milioni di dosi

Un altro recentissimo accordo di fornitura, prevede che l'Unicef, insieme ai partner per l'approvvigionamento, tra cui la Pan-American Health Organization (Paho), avrà accesso a una quantità di vaccini fino a 170 milioni di dosi per circa 85 paesi. È il terzo accordo di questo tipo, dopo quelli precedentemente annunciati con Pfizer e il Serum Institute of India. Le consegne del vaccino sono programmate per iniziare nel primo trimestre del 2021, in linea con il quadro di assegnazione Covax, che considera diversi fattori tra cui la prontezza dei paesi, le autorizzazioni normative nazionali e le disposizioni contrattuali completate.

Janssen promette 500 milioni di fiale

Anche chi è in attesa di autorizzazione, come Janssen, che ha ottenuto il primo disco verde per l'uso di emergenza nel Bahrain e ha appena ricevuto il via libera dalla Food and drug adiministration, ha già preparato le intese. Nel dicembre scorso la farmaceutica di Johnson&Johnson ha stipulato un accordo di principio con Gavi, a sostegno della Covax Facility. Insieme a Gavi, Janssen prevede di stipulare un accordo di acquisto anticipato per la fornitura - fino a 500 milioni di dosi - del proprio vaccino (finora l'unico monodose) entro il 2022 a prezzo no profit.

Team Europe in prima linea con le donazioni

I governi e i filantropi fanno la loro parte in termini di donazioni. Il 19 febbraio scorso L'Unione europea ha annunciato lo stanziamento di altri 500 milioni di euro per Covax, raddoppiando il suo contributo. Il Team Europe è uno dei principali contributori a Covax con oltre 2,2 miliardi di euro, inclusi altri 900 milioni impegnati dalla Germania. L'Italia, secondo i dati pubblicati da Gavi, è impegnata con un contributo di 103.8 miliardi di dollari.

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