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Covid-19, portafogli più sostenibili nonostante il virus

Nei primi tre mesi dell’anno in Italia la raccolta dei fondi responsabili è cresciuta di 2,8 miliardi di euro. Nel mondo l’incremento è stato del 41% anno su anno

di Vitaliano D'Angerio

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(Agf)

Nei primi tre mesi dell’anno in Italia la raccolta dei fondi responsabili è cresciuta di 2,8 miliardi di euro. Nel mondo l’incremento è stato del 41% anno su anno


3' di lettura

Tre mesi drammatici per la finanza mondiale. Il Covid-19 ha messo al tappeto giganti quotati sui mercati internazionali. C’è qualcuno che però ha beneficiato in termini di raccolta di nuovi investimenti. Sono i fondi e gli Etf sostenibili, generazione di prodotti di risparmio che in questo periodo durissimo, sono riusciti a raccogliere denaro fresco.

L’Italia, in particolare, non si è mai distinta nella finanza sostenibile. La fase Covid-19 sembra però aver destato gli animi, inserendo il nostro Paese nella tendenza mondiale: nei primi tre mesi del 2020, come documentato da Assogestioni, i fondi sostenibili hanno raccolto 2,8 miliardi di euro a fronte di un calo di 12 miliardi, nello stesso arco temporale, della raccolta di risparmio gestito nazionale; che in aprile ha però voltato pagina (+2 miliardi di euro).

Mondo e risultati

È sorprendente ma il virus ha spinto gli investitori a scegliere prodotti di investimento socialmente responsabili. L’Italia, come si diceva, è in perfetto allineamento con il resto del mondo: il gruppo Usa di asset management BlackRock ha stimato in 40,5 miliardi di dollari la raccolta del primo trimestre a livello mondiale di fondi ed Etf sostenibili con una crescita del 41% anno su anno. Nell’America di Trump, i flussi di fondi ed Etf sostenibili nello stesso periodo sono stati pari a 7,4 miliardi di dollari. Chiaro che tali prodotti di risparmio “vivano” nello stesso ambiente degli altri strumenti finanziari e, a livello di performance, abbiano incassato un forte calo; ma, come già evidenziato dagli indici Msci e Morningstar, i titoli socialmente responsabili si sono dimostrati più resilienti all’effetto virus.

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Un exploit, tante cause

Le spiegazioni sull’exploit della raccolta sostenibile sono tante. Hanno studiato il fenomeno anche gli strategist del gruppo Amundi, l’asset manager francese; nel report dal titolo “Resilienza Esg durante la crisi Covid: il green è il nuovo oro? viene sottolineato che gli investitori potrebbero aver «percepito gli Esg come fondi a prova di pandemia. I fondi Esg tendono a sovrappesare i settori che hanno superato meglio la crisi, come l’healthcare e la tecnologia, e sottopesare quelli che sono stati maggiormente colpiti, come trasporti, energia, materie di base».

Tutto qui allora? Soltanto una questione di esposizione settoriale? No, c’è anche una questione di sensibilità. Nel report di Amundi si ricorda che alcuni studi hanno evidenziato come i flussi verso i fondi Esg siano «meno sensibili ai rendimenti negativi. Un’ipotesi coerente con questo comportamento è che gli investitori traggano un’utilità positiva dal semplice atto di investire responsabilmente, che può compensare gli effetti negativi associati alla performance negativa, portandoli a mantenere i loro investimenti durante le crisi».

La componente emotiva

Anche perché come più volte sottolineato, gli investimenti Esg sono di lungo periodo. Di certo però la componente emotiva non è da sottovalutare. «Sta crescendo la consapevolezza di un nuovo ordine economico incentrato sulla tutela della salute come fattore inscindibile dal rispetto dell’ambiente – sottolinea Stefania Di Bartolomeo, fondatrice di Physis Investment –. Esattamente come sta crescendo la richiesta di trasparenza sui protocolli di gestione delle sostanze pericolose dei laboratori di ricerca. Aspetti che rientrano appieno nelle analisi Esg. Quindi la raccolta positiva si spiega anche dal lato emotivo: aumenta la consapevolezza che l’investimento sostenibile è diventato un fattore imprescindibile».

All’emotività deve però agganciarsi la possibilità di utilizzare prodotti veramente sostenibili. «Il pericolo è infatti il greenwashing, la verniciata di verde – evidenzia Marinetta Intonti, docente degli intermediari finanziari presso Università di Bari –. Ecco perché è importante l’Ecolabel, l’etichetta che stanno studiando a Bruxelles per identificare i fondi e gli Etf green». Che sarà approvata entro fine anno. Nell’attesa, occhio alla selezione dei fondi.

I RISULTATI DEI FONDI SOCIALMENTE RESPONSABILI NEGLI ULTIMI TRE ANNI
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