HORECA ED EXPORT

Piemonte vitivinicolo, stimati 400 milioni di danni per il Covid-19

Il presidente del superconsorzio Piemonte Land lancia un appello: misure eccezionali per far fronte alla crisi. Il comparto vale 2 miliardi di euro (50% export)

di Giambattista Marchetto

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Vigneti in Piemonte

Il presidente del superconsorzio Piemonte Land lancia un appello: misure eccezionali per far fronte alla crisi. Il comparto vale 2 miliardi di euro (50% export)


3' di lettura

Un danno stimabile tra 160 e 200 milioni euro solo per il bimestre marzo-aprile, destinato al raddoppio con il protrarsi del blocco totale nell'horeca. E un impatto sulla filiera – dall'enomeccanica a bottiglie e tappi, fino all'enoturismo – che ha un moltiplicatore significativo. È molto pesante la prospettiva per il vino piemontese che tratteggia Filippo Mobrici, presidente del “superconsorzio” regionale Piemonte Land (che riunisce quasi tutti i consorzi del vino nella regione).

«La crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, con la chiusura di mercati nazionali ed esteri e la contrazione violenta dei consumi, nonché la cancellazione di molti ordinativi, rischia di mettere in ginocchio il mondo del vino piemontese e di avere ripercussioni nefaste e imprevedibili su una filiera agricola che coinvolge molti altri comparti produttivi, dalla tecnologia ai nuovi media», sottolinea Mobrici.

Un comparto da 2 miliardi di euro
Il Piemonte vitivinicolo valeva (pre-crisi) oltre 2 miliardi di euro, per il 50% legati all'export. Un colosso fatto di grandi realtà, capaci di conquistare i mercati internazionali, e di moltissime piccole aziende che oggi sono in ginocchio. «La chiusura del canale horeca ha causato un'insostenibile contrazione delle vendite per molte aziende, solo in parte attenuata dai flussi nella grande distribuzione – rimarca Mobrici –. Chi era in Gdo ha registrato un -20%, ma in assenza di ristorazione molti piccoli hanno perso fino al 70% del mercato. E l'online cresce, ma non è sufficiente. Il rischio concreto per il vino piemontese è di non riuscire a sopportare lo stress finanziario causato dal Coronavirus. Ci stiamo attivando per chiedere misure straordinarie utili a superare questo periodo e preparare il terreno ad un futuro rilancio del comparto. E non parliamo solo di vino: tra Langhe e Monferrato lo scorso anno abbiamo registrato oltre un milione e mezzo di presenze e dunque l'enoturismo rappresenta una estensione della filiera che pesa nell'economia di questa regione».

Spinta su distillazione e stoccaggio, riduzione della produzione
Per far fronte a una situazione drammatica, Piemonte Land ha elaborato una serie di richieste alle istituzioni regionali e a quelle nazionali.
Innanzitutto, la spinta sulla distillazione d'emergenza delle eccedenze vinicole, da avviare eventualmente alla produzione di alcol igienizzante, è legata soprattutto all'incertezza sulla capacità del mercato domestico e dell'export (quando ripartisse) di assorbire le produzioni di vini freschi d'annata e aromatici, che vengono normalmente messi in commercio nel breve termine. Secondo le stime di Piemonte Land, sono 250/280mila gli ettolitri di prodotto da avviare alla distillazione, per un valore stimato vicino ai 43 milioni di euro. «Questa soluzione eviterebbe giacenze di prodotto invenduto prima della vendemmia che potrebbero generare dannose speculazioni sui prezzi», chiarisce Mobrici.

Un'alternativa, per un'altra parte della produzione, è lo stoccaggio. I numeri forniti dai Consorzi di tutela indicano una quantità disponibile che sfiora i 600mila ettolitri (tra sfuso, imbottigliato e vino da avviare alla conservazione refrigerata) per un controvalore superiore a 21 milioni di euro. E dunque le aziende vinicole chiedono supporti per l'attivazione di impianti e disposizioni logistiche.

Il terzo nodo riguarda la riduzione delle rese, in vigneto come in cantina. Per limitare i danni della crisi, che vedrà una lenta ripresa del mercato interno e soprattutto degli scambi internazionali, i Consorzi spingono per ridurre la produzione sui 34mila ettari vitati, che nel 2019 hanno portato alla raccolta di 731mila quintali di uva. «La conseguente riduzione nella produzione vinicola permetterebbe di evitare pericolosi surplus, che inciderebbero in maniera negativa sui prezzi», evidenzia Mobrici.

Promozione internazionale post-Covid
La ripresa dopo la crisi passa anche per la promozione. Piemonte Land chiede dunque di dare impulso alla promozione delle Denominazioni regionali sui mercati interno e internazionale. I Consorzi concordano infatti sull'importanza strategica di un grande sforzo per riconquistare le quote di mercato perse e dunque «ritengono indispensabile rivedere i bandi OCM e PSR, consentendo variazioni in materia di investimenti e paesi target».

Per approfondire
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