le anticipazioni sul dpcm

Covid: arriva la stretta su movida, feste private e calcetto. Nuovi incentivi per lo smart working, quarantena a 10 giorni

Conte: «Cercheremo di licenziare il Dpcm già stasera». Nel provvedimento nuove misure restrittive, a partire da quelle antimovida, ritenute indispensabili ad evitare che la situazione finisca fuori controllo. Franceschini: salve le deroghe per le sale spettacolo

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Conte: «Cercheremo di licenziare il Dpcm già stasera». Nel provvedimento nuove misure restrittive, a partire da quelle antimovida, ritenute indispensabili ad evitare che la situazione finisca fuori controllo. Franceschini: salve le deroghe per le sale spettacolo


4' di lettura

Di fronte all’impennata dei contagi da coronavirus, il Governo lavora a un nuovo Dpcm. «Cercheremo di licenziare il Dpcm già stasera» ha annunciato il premier Giuseppe Conte a Taranto. Il provvedimento conterrà una serie di misure restrittive considerate necessarie affinché la situazione non precipiti con pesanti ripercussioni per il sistema sanitario, già messo a dura prova dalla prima ondata del Covid-19.

Al vaglio dell’esecutivo c’è lo stop al calcetto e a tutti gli sport di contatto a livello amatoriale, ma anche una stretta sulla “movida” con chiusura di bar e ristoranti a mezzanotte - anche se circola l’ipotesi di un ulteriore anticipo alle 23 - e il divieto di sostare davanti ai locali dopo le 21. E ancora, ulteriori restrizioni per le cerimonie (come matrimoni e comunioni per un massimo 30 invitati) e un stop assoluto alle feste private. Come pure la conferma per le aziende a incentivare il ricorso allo smart working.

Alle 17,30 di lunedì 12 ottobre è prevista la riunione della cabina di regia tra il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia con le Regioni e gli enti locali per fare il punto sulle misure che entreranno nel nuovo Dpcm. Ecco tutti gli interventi sul tavolo.

Ipotesi chiusura locali alle 24

Tra le novità esaminate, domenica 11 ottobre, nel corso della riunione tra il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione, ci sarebbe la stretta per bar e ristoranti. Il punto di caduta, dopo un acceso confronto tra l’esecutivo e le Regioni, preoccupate dell’impatto economico di nuove limitazioni, dovrebbe essere la chiusura alle 24 anche se circola l’ipotesi di anticipare lo stop alle 23. C’è poi il divieto di sostare davanti ai locali dopo le 21 per evitare il formarsi di assembramenti. Che il governo punta a limitare anche con un ulteriore controllo sulla vendita di alcolici da asporto che potrà avvenire solo fino alle 22.

La stretta sul calcetto e sugli altri sport amatoriali

Tra gli interventi che entreranno con molta probabilità nel prossimo Dpcm, c’è poi il divieto alle partite di calcetto, basket e tutti gli sport di contatto a livello amatoriale. La misura è stata sollecitata più volte dal Comitato tecnico-scientifico cheha consigliato di limitare questo tipo di attività considerate a rischio contagio.

Eventi aperti al pubblico

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini è interventuo per smentire che il governo voglia limitare la partecipazione a eventi sportivi e spettacoli aperti al pubblico. «Continuo a leggere interviste e dichiarazioni o a ricevere appelli del mondo dello spettacolo sulla presunta volontà del Governo di ridurre il limite di 200 persone al chiuso e di 1.000 all'aperto per spettacolo dal vivo e cinema. Non esiste questo rischio» ha chiarito l’esponente del Pd. «Nel dpcm saranno confermati questi limiti con la conferma della possibilità delle regioni di derogare. E le deroghe sino ad oggi concesse con ordinanze regionali verranno fatte salve proprio con il dpcm».

L’estensione dello smart working (anche per la Pa)

Il governo punta poi a incentivare lo smart working portandolo al 70-75%: il “lavoro agile” potrebbe essere applicato per tutta la durata dello stato di emergenza (quindi fino al 31 gennaio) dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali nel rispetto degli articoli 18 e 23 della legge 81 del 2017 che disciplina il lavoro flessibile. Anche la Pa sarebbe interessata: l’esecutivo sta pensando di aumentare il ricorso al lavoro da remoto per la pubblica amministrazione, per ridurre gli spostamenti e i conseguenti rischi di circolazione e contagio da coronavirus: l’idea in questo caso è quella di portare al 70% le attività degli uffici pubblici da svolgere da casa. Da settembre per i dipendenti pubblici era iniziato il rientro e le attività da svolgere in remoto si fermavano al 50% del personale, dove compatibile con il tipo di mansione svolta.

Allo studio la riduzione della quarantena a 10 giorni

Tra gli interventi in discussione c’è anche la possibilità di ridurre a 10 giorni, invece degli attuali 14, la quarantena fiduciaria per chi entra in contatto diretto con dei positivi. L’obiettivo è quello di alleggerire il confinamento volontario da molti considerato eccessivamente lungo visto anche quello che avviene negli altri Paesi.

Domenica la riunione d’emergenza di Speranza con il Cts

Su questa e sulle altre misure verte la riunione convocata d’urgenza per domenica 11 ottobre del Comitato tecnico scientifico (Cts) con il ministro della Salute Roberto Speranza. E, a parte (per ora) il lockdown totale, nessun provvedimento viene escluso a priori, visto l'aggravarsi della situazione. «Bisogna avere la forza di prendere in carico questa fase nuova immediatamente - ha detto Speranza -. Abbiamo un piccolo vantaggio rispetto ad altri Paesi ma non ci si devono fare illusioni e se siamo veloci a capire che c'è un cambio di fase possiamo evitare misure più drastiche». Insomma, rigore ora per non dover chiudere tutto di nuovo, come ha detto il premier Giuseppe Conte alcuni giorni fa.

Il nodo trasporti pubblici

Altra questione topica i trasporti pubblici: l'80 per cento della capienza, molto superiore a quanto indicato dal Comitato tecnico-scientifico, potrebbe essere ridimensionata come soglia. Mentre potrebbe essere allentata la soglia del 50% prevista attualmente per i treni ad alta velocità.

L’ipotesi test rapidi al fianco dei tamponi diagnostici

Per alleggerire la pressione sul sistema sanitario, si valuterà poi l'impiego dei test rapidi al fianco dei tamponi diagnostici, per tentare di diluire le file di ore in auto che si vanno sempre più formando ai drive in delle grandi città. In questo modo, si dovrebbe allentare la richiesta continua di controlli che sta intasando molte Regioni, soprattutto al Sud.

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