dinamiche sociali

Covid, attenzione all’impatto psicologico

di Pierluigi Antonelli

(ANSA)

3' di lettura

L’emergenza Covid-19 sta avendo un impatto terribile sulle nostre vite. Milioni di cittadini europei hanno sofferto e continuano a soffrire di gravi forme di stress emotivo, causate dalla paura del contagio, dai lutti familiari, dall’isolamento sociale e dall’ansia per la precarietà finanziaria. Fattori che stanno contribuendo anche all’aumento dell’incidenza della violenza domestica e delle dipendenze. Con la nuova ondata pandemica che si sta abbattendo sull’Europa e i conseguenti lockdown, è nostro compito assicurarci che le comunità più colpite abbiano accesso a tutti quei servizi di sostegno per la salute mentale di cui hanno disperatamente bisogno.

Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), sono 84 milioni i cittadini europei che soffrono di disturbi della salute mentale, come i disturbi d’ansia, i disturbi depressivi e i disturbi bipolari, o sono dipendenti dall’uso di alcool o di droghe.

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La percentuale di coloro che hanno avuto esperienza di un disturbo depressivo maggiore è più che raddoppiata tra il 2018, anno in cui era pari al 6%, e l’aprile di quest’anno, in cui ha toccato il 13 per cento. La percentuale di chi soffre di solitudine è quasi triplicata.

Di fronte a questi numeri appare preoccupante che soltanto poche persone riferiscano di aver discusso tali sintomi con un medico generico o con uno psichiatra, come dimostrato da una ricerca condotta recentemente da Elma Research in Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Polonia.

Questi dati sono in linea anche con l’aumento dell’uso di sostanze psicoattive rilevato nel corso di quest’anno. In Regno Unito, il numero di persone che hanno fatto abuso di alcool è aumentato vertiginosamente, passando dai 4,8 milioni di febbraio agli 8,4 milioni di giugno secondo le stime del Royal College of Psychiatrists, che ha riferito anche un aumento del numero di cittadini britannici in cerca di trattamento per la dipendenza da oppiacei. In Germania, il 35% degli adulti intervistati ha confermato di aver bevuto “più o molto più” del solito durante la pandemia.

Questi problemi portano chiaramente con sé anche ingenti costi economici. Persino prima della pandemia da Covid-19, i disturbi della salute mentale erano motivo di inabilità lavorativa in più del 22% dei casi, con una conseguente perdita di produttività pari al 3-4% del Pil dei Paesi UE. Per dare un’idea: nel 2010, l’impatto totale dei disturbi della salute mentale in Europa è stato stimato a 798 miliardi di euro. L’accordo sul Recovery Fund sottoscritto a Bruxelles lo scorso luglio ne vale 750.

I servizi di sostegno alla salute mentale devono essere inclusi in ogni aspetto dei piani di salute pubblica, integrando attività di sensibilizzazione formali e informali e la fornitura di servizi di base attraverso le reti comunitarie.

Il nostro obiettivo dev’essere quello di passare da un sistema istituzionalizzato, che concentra i servizi di gestione e cura dei pazienti negli ospedali, a un approccio più inclusivo, per raggiungere le persone con informazioni e servizi per la salute mentale nel loro quotidiano. Questo consentirebbe di diagnosticare e trattare precocemente i disturbi, migliorando così anche la capacità di curarli e abbattendo i costi economici che le patologie portano con sé.

Per raggiungere un simile traguardo, dobbiamo contestualizzare questi specifici problemi nei sistemi attuali. Molte strutture che forniscono trattamenti sono obsolescenti, specialmente nelle aree rurali e nei Paesi a basso e medio reddito. Tendiamo ad affidarci ancora troppo alle strutture sanitarie istituzionali. E dobbiamo porci come priorità la salute mentale dei ragazzi e dei giovani adulti. Circa il 70% dei disturbi mentali causano sintomi che sono già osservabili nell’adolescenza, o addirittura nell’infanzia. Ciò nonostante, 3 giovani su 5 vengono persi nella transizione dall’infanzia all’età adulta, non vengono adeguatamente supportati nel percorso di diagnosi e cura – per una gestione inadeguata o, ad esempio, nel passaggio dalla vita scolastica a quella universitaria.

La pandemia da Covid-19 ha messo in luce con allarmante chiarezza i gap sistemici e le lacune dei sistemi sanitari europei. Abbiamo l’occasione di sovvertire questa tragedia promuovendo delle riforme strutturali e durature, prendendo decisioni di comune accordo e mettendo in campo oggi, ora, misure di contrasto agli impatti fisici e psicologici della pandemia, insieme.

Se avremo successo, il risultato sarà una ripresa economica più rapida e robusta – e un futuro più luminoso per tutti i cittadini europei negli anni a venire.

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