Confindustria

Covid, Bonomi: unica soluzione è obbligo vaccinale

Secondo il presidente dell’associazione datoriale «bisogna mettere al centro le persone i loro diritti, e non paventare di nuovo uno scontro tra lavoratori e imprenditori: non è quella la strada», ha sottolineato

(foto Ansa)

3' di lettura

«Purtroppo abbiamo una recrudescenza dei numeri che non ci fa stare tranquilli. Credo che il Green pass fosse lo strumento che potevamo utilizzare, però l’unica cosa che ci può mettere al sicuro è l’obbligo vaccinale, quindi quello è un percorso su cui dobbiamo avere il coraggio di fare una riflessione seria». Così il presidente di Confindustria Carlo Bonomi a Firenze. «Purtroppo - ha aggiunto - i dati che arrivano dal nord ed Est Europa sono preoccupanti non ci possiamo permettere di bloccarci, la nostra è un’economia basata sulla trasformazione, e quindi sull’export: quest’anno forse faremo il record di 500 miliardi e non ci possiamo fermare».

Sulla manovra: non ci sono risposte per donne e giovani

Il presidente della Confindustria ha espresso considerazioni anche sulla manovra, che si appresta a essere esaminata dal Senato. La legge di bilancio, ha detto, è «il primo mattone di quella grande casa che dobbiamo costruire» con il Pnrr, «invece vediamo che si va a discutere su cose che non vanno a dare risposte alle categorie che nelle crisi soffrono sempre e in questa crisi hanno sofferto più degli altri: i giovani, le donne, i lavoratori a tempo determinato».

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La battaglia delle bandierine

«Abbiamo visto la battaglia delle bandierine - ha continuato -, una su tutte la battaglia per il rifinanziamento del reddito di cittadinanza», ha aggiunto Bonomi, secondo cui lo strumento così com’è oggi strutturato è diventato «uno strumento che scoraggia il lavoro nel Mezzogiorno». Peraltro, ha ricordato il presidente di Confindustria, «a giugno siamo stati bombardati perché si diceva che con lo sblocco dei licenziamenti arrivavano 2 milioni di licenziamenti. Il problema è un altro, è che noi non troviamo le figure professionali per le nostre imprese, questa è la realtà dei fatti».

Reddito non intercetta incapienti ed è disincentivo

Intervenuto poi nel tardo pomeriggio a margine dell’assemblea generale di Assindustria Veneto-Centro, presso il Geox di Padova, Bonomi ha sottolineato: «Le nostre posizioni sono sempre molto chiare, la parte di contrasto alla povertà è giusto che ci sia, ma così com’è strutturato oggi il reddito di cittadinanza non intercetta gli incapienti del nord, ed è diventato un disincentivo ad andare a lavorare nel mezzogiorno». «I navigator - ha aggiunto - sono stati un grande fallimento, e se si chiede a qualsiasi imprenditore, se per assumere è andato in un centro per l’impiego, non se ne troverà uno - ha sottolineato -. I Cpi intercetto il 3% dell’offerta di lavoro, cioè il nulla. Purtroppo vediamo che si vuole dare di nuovo un miliardo al reddito di cittadinanza, che ci costerà 9 miliardi di euro annui fino al 2028. Fate un po’ i conti di quanto stiamo sprecando per centri per l’impiego che non funzionano».

Scontro imprenditori-lavoratori non è strada

Secondo Bonomi «bisogna mettere al centro le persone i loro diritti, e non paventare di nuovo uno scontro tra lavoratori e imprenditori: non è quella la strada. Se vogliamo combattere i bassi salari - ha proseguito, in occasione dell’intervento della mattina a Firenze -, dove non ci sono diritti del lavoro, noi lo sappiamo dove si concentrano: in alcuni settori, nelle finte cooperative, nei contratti pirata. Ma quei settori non sono l’industria, non siamo noi, e il sindacato lo sa benissimo». Per Bonomi «davvero si pensa che per rispondere ai giovani inoccupati, ai Neet, agli abbandoni scolastici, bisogna mettere i soldi in strumenti che da decenni che non funzionano come i Centri pubblici per l’impiego? Pensando ancora di mettere soldi sulla cassa integrazione che è stata pensata in epoca fordista, quando il mondo il lavoro è completamente trasformato, non facciamo altro che congelare le situazioni di crisi così per decenni senza trovare soluzioni».

Con transizione green a rischio filiere Ue

Infine, un passaggio sul tema della transizione energetica. «La settimana scorsa - ha ricordato il presidente di Confindustria - ho incontrato le due confindustrie francesi e tedesche, e per la prima volta c’è un allineamento incredibile, perché c’è un attacco all’industria manifatturiera europea». Secondo Bonomi, la transizione ecologica «non deve essere ideologica e integralista», altrimenti «pezzi interi di filiere verranno distrutte, centinaia di migliaia di posti di lavoro. Tutti noi vogliamo vivere in un mondo migliore, in un mondo più pulito, in un mondo più sostenibile», ha osservato Bonomi. Il presidente delll’associazione datoriale considera «impensabile che l’Europa che emette l’8% dei gas climalteranti si ponga degli obiettivi così ambiziosi, quando poi abbiamo visto anche recentemente che l’India ha dichiarato che fino al 2060 non se ne parla, e la Cina ha detto che nei prossimi 10 anni aprirà 18 mega centrali a carbon fossile. Le due cose insieme non si tengono, ci dobbiamo dare degli obiettivi che siano ambiziosi ma non velleitari».

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