LA CRESCITA DEI CONTAGI

Covid, il commissario Arcuri: raffreddare curva se no il sistema non regge. Presto call center Immuni

Rispetto ai giorni di marzo, ha tuttavia sottolineato, «siamo in un altro mondo, prima il virus correva più forte di noi, correva e uccideva. Ora lo inseguiamo e lo colpiamo.Stiamo vivendo un nuovo dramma, ma per affrontarlo dobbiamo capire quanto è diverso»

Coronavirus: bollettino del 29 ottobre - I dati di oggi

Rispetto ai giorni di marzo, ha tuttavia sottolineato, «siamo in un altro mondo, prima il virus correva più forte di noi, correva e uccideva. Ora lo inseguiamo e lo colpiamo.Stiamo vivendo un nuovo dramma, ma per affrontarlo dobbiamo capire quanto è diverso»


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I DATI DEL CONTAGIO
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«Se non raffreddiamo la curva non riusciamo a gestire questa crescita che anche se qualitativamente diversa da quella della prima ondata è quantitativamente frenetica. Se non interveniamo il sistema non regge». Così il commissario all'emergenza Domenico Arcuri nella prima conferenza stampa da mesi sul coronavirus. «Le misure del Governo sono la minima combinazione di soluzioni possibile per frenare questa corsa ma servono altri ingredienti, intanto quello che io chiamo un nuovo Patto di responsabilità ritrovata. E dobbiamo tutti muoverci meno: l'80% dei contagi avviene nelle famiglie ma qualcuno nelle case il virus ce lo porta».

«È un altro mondo rispetto a marzo»

Secondo il commissario, tuttavia, paragonare i drammatici giorni di marzo, ovvero i giorni più difficili della prima ondata della pandemia, con quelli attuali è un’operazione non corretta. «I contagiati da coronavirus sono 8 volte di più di 21 giorni fa, la progressione dell'Rt determina un raddoppio ogni settimana. Ogni numero vale più di mille parole», ha detto Arcuri. «Il 21 marzo c'erano 6.557 contagiati, quel giorno morirono 793 italiani. Fino a quel giorno il 9% dei contagiati era morto e solo l'11% guarito. Fino a ieri, invece, il 6% dei contagiati purtroppo non c'è più, ma il 47% è guarito - ha aggiunto il Commissario -. A marzo il 52% dei positivi si curava a casa, ieri il 95%. Il 7% era in terapia intensiva, ieri lo 0,6%. Siamo in un altro mondo, prima il virus correva più forte di noi, correva e uccideva. Ora lo inseguiamo e lo colpiamo.Stiamo vivendo un nuovo dramma, ma per affrontarlo dobbiamo capire quanto è diverso», ha affermato.

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In terapia intensiva 10.337 subito attivabili

«Oggi - ha ricordato - ci sono 10.337 posti letto che possono essere attivati in pochi giorni, il doppio rispetto a inizio epidemia e non lontani dai 10.700 che si era preventivato di attivare alla fine dell'operazione di rafforzamento degli ospedali Covid». Insomma «oggi non c'è un'ipertrofia delle terapie intensive e anzi ci sono 1.700 posti letto ancora disponibili, senza arrecare danno ai pazienti che hanno bisogno di cure per altri motivi».

Restare a casa per evitare sovraffollamento ospedali

«Il sovraffollamento degli ospedali - ha spiegato il commissario - è il primo effetto della corsa del virus che dobbiamo raffreddare. L'unica soluzione è che tutti restiamo a casa il più possibile». «Le misure che in queste ore si stano attuando negli altri Paesi europei ci spiegano qual è la portata e le conseguenze di questo impeto. Oggi 26mila italiani positivi - ha detto -: se ognuno ha almeno 10 contatti stretti, ciò significa che in dieci giorni dovremmo verificare lo stato dei contagi in 2,6 milioni di italiani. Un lavoro gigantesco e probabilmente non realizzabile e in poco più di 20 giorni dovremmo tracciare tutti i cittadini italiani. Allora bisogna restare a casa».

«Dal 2 novembre 300mila tamponi al giorno e presto call center Immuni»

«Da lunedì (2 novembre, ndr) - ha annunciato il commissario - saremo in grado di fare almeno 300mila tamponi al giorno agli italiani, 12 volte in più di quanti ne facevamo a marzo». Arcuri ha ricordato anche l'accordo sottoscritto con i medici e i pediatri di famiglia per test rapidi negli studi. «Un supporto in più che ci danno oltre al tanto che hanno già fatto», ha detto. «Presto attiveremo un call center per dare informazioni ai cittadini su cosa fare quando arriva una segnalazione dalla App».

Scuola tra luoghi più sicuri non fa crescere numero contagi

Secondo Arcuri «la scuola è uno dei luoghi più protetti e non risulta che faccia crescere il numero dei contagi. Certo è che meno ci si muove meno, si manda in giro il virus contribuendo a mantenere sicuro anche l'ambiente scolastico».

«Noi mai sottovalutato negli ultimi mesi»

«Dobbiamo dire la verità agli italiani - ha continuato -. Non abbiamo mai sottovalutato il problema in questi mesi, sapevamo che c'era una tempesta nel mondo e che prima o poi sarebbe arrivata da noi. Spero di non ascoltare mai più appelli a non usare le mascherine o dichiarazioni sulla morte del virus o sulla necessità di mettere fine allo stato di emergenza».

Arcuri, Sicilia chiede 35 mila tamponi/giorno e ne fa 6 mila

Secondo quanto si è appreso, nella riunione con le Regioni e il ministro Francesco Boccia che si è tenuta nel primo pomeriggio, prima della conferenza stampa, Arcuri avrebbe fatto notare che «in Sicilia si fanno 6 mila tamponi al giorno e dalla Regione Autonoma fanno una richiesta di 35 mila tamponi al giorno». Arcuri ha chiesto alla dirigente della Regione Sicilia collegata in videoconferenza di rimodulare la richiesta in base alla reale capacità che la Regione ha di processare i tamponi quotidianamente. Nelle ultime settimane i contagiati si sono decuplicati - ha risposto la dirigente, sempre secondo quanto riferito -. L'idea dell'assessore Razza è di poter effettuare tutti quei tamponi al giorno anche se, forse, ha ragione il commissario, quel numero è troppo elevato».

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