Virus dietro le sbarre

Covid, corrono i contagi in carcere, mascherine Ffp2 insufficienti: una ogni 16 persone

Dal 20 febbraio il green pass, obbligatorio per il personale, verrà chiesto ai visitatori e non ai detenuti

di Nicoletta Cottone

Articolo aggiornato l’11 gennaio 2022 alle ore 17,40

Covid, il garante nazionale detenuti:"Tanti positivi asintomatici, ma in carcere c'e' doppia ansia"

4' di lettura

In carcere mancano le mascherine Ff2 e i contagi corrono. La nuova denuncia arriva dalla Uilpa Polizia penitenziaria, che ha fatto i conti dei mezzi di protezione a disposizione. La prima fornitura di 6mila mascherine Ffp2 della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo viene giudicata misura inadeguata rispetto ai numeri dei detenuti. Ecco perché.

Una mascherina ogni 16 persone

«Se si considera che in carcere sono presenti oltre 54mila detenuti e più di 41mila operatori fra appartenenti alla Polizia penitenziaria (36mila) e altre figure professionali, significa una mascherina ogni 16 persone e 30 per ogni carcere. Tutto ciò si commenta da sé, come certe vignette ‘Senza parole'!», ha sottolineato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. «Continuiamo a non comprendere - ha aggiunto De Fazio, perché s'impongano le mascherine Ffp2 nei luoghi in cui è prevista la presenza di più persone, come cinema e teatri, ma non nelle carceri, dove si registrano punte di sovraffollamento che sfiorano il 200 per cento».

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Il green pass viene chiesto ai familiari, ma non ai detenuti

«Il green pass - ha rammentato De Fazio - non viene chiesto ai detenuti, ma ai familiari in visita, come se solo i visitatori potessero contagiare e contagiarsi». Sotto la lente il fatto che il green pass rafforzato sia obbligatorio dal 15 dicembre 2021 per la polizia penitenziaria, ma non venga chiesto a chi è ristretto in carcere. Dal 20 gennaio - per i colloqui in presenza con i detenuti - è richiesto il green pass di base all'interno degli istituti penitenziari per adulti e minori. Altro problema, gli avvocati, che non vengono citati come obbligati al pass per l’accesso alle carceri nel nuovo decreto, che obbliga invece al green pass nei tribunali dal 1° febbraio (rafforzato se over 50).

Corrono i contagi in carcere

E, complice la variante Omicron, i contagi in carcere corrono. Sul sito del ministero della Giustizia i dati fino alla mattina dell’11 gennaio i dati erano aggiornati al 27 dicembre 2021 (510 detenuti contagiati e 527 agenti). Invece gli ultimi dati forniti dall'Amministrazione penitenziaria il 6 gennaio 2022 alla polizia penitenziaria segnalavano già 1.057 detenuti e 1.110 poliziotti penitenziari positivi al nuovo coronavirus, casi quasi tutti seguiti e gestiti internamente agli istituti. «In realtà, carte alla mano, i dati sono discordanti e sottodimensionati - ha spiegato De Fazio - rispetto alle informazioni dirette in nostro possesso, che risultano dalle certificazioni fornite a livello territoriale alle nostre locali organizzazioni sindacali». De Fazio segnala il caso di Verona: «A Verona, per esempio, dove noi abbiamo segnalato un focolaio di circa 140 detenuti e 30 operatori la scorsa settimana, risultavano al 6 gennaio 95 detenuti e 27 operatori contagiati nei dati ufficiali». Dall’aggiornamento pubblicato nel pomeriggio dell’11 gennaio sul sito del ministero della Giustizia emerge una forte crescita: i detenuti positivi sono 1.532 (di cui 28 nuovi giunti), su un totale di 53.561 presenze, mentre i casi sono 1.426 tra i 36.939 poliziotti penitenziari in servizio.

La polemica sulle dosi somministrate

Contrasti anche sul numero di dosi somministrate dietro le sbarre. Al 6 gennaio dall’inizio della pandemia 97.017 dosi. «É un dato poco indicativo segnalare le dosi somministrate dall’inizio della pandemia - ha sottolineato De Fazio - perché in carcere c’è un turn over di 3mila detenuti al mese, che significa circa 40mila persone l’anno. Quindi, in realtà, non sappiamo esattamente quanti detenuti in carcere siano vaccinati e quanti no».

Chiesto l’aggiornamento del protocollo sanitario

«In carcere si affronta la quarta ondata come la prima - ha dichiarato De Fazio - quando è arrivato il virus da Wuhan. Chiediamo l’aggiornamento del protocollo sanitario di sicurezza nelle carceri, allineando le regole alle nuove evidenze scientifiche. Fondamentale la necessità di dotare personale e detenuti di mascherine Ffp2 obbligatorie per arginare i contagi».

Le indicazioni della commissione Ruotolo

E per chi è ristretto in carcere sono allo studio una serie di novità. Contro l’emergenza carceri la ministra della Giustizia Marta Cartabia, ha istituito una commissione - presieduta da Marco Ruotolo, professore ordinario di Diritto Costituzionale Università Roma tre - per «l’innovazione del sistema penitenziario», che ha elaborato una serie di proposte migliorative. Otto linee guida per la rimodulazione dei programmi di formazione del personale e 35 azioni amministrative da applicare perché producano miglioramenti della vita penitenziaria durante l'esecuzione penale. Gli interventi sul carcere saranno «una delle priorità dei prossimi giorni», ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia, inaugurando il corso in Scienze giuridiche della Scuola di dottorato dell’Università Bicocca di Milano. «Sul mondo del carcere abbiamo posto attenzione sin dall’inizio e vuole essere una priorità», ha detto la ministra Cartabia, annunciando che «alcune iniziative legislative saranno impegno del ministero nelle prossime settimane».

Modificare la disciplina dei trasferimenti

Si punta a modificare la disciplina dei trasferimenti perchè «allontanare una persona, in particolare un giovane, dalla zona dove ha i suoi legami, la sua famiglia, i suoi rapporti è un incremento di pena», ha sottolineato Marta Cartabia. Si potrebbe arrivare a un potenziamento dei permessi premio, che la Commissione ministeriale suggerisce. Si punta anche molto sull’impiego delle nuove tecnologie. «Stiamo lavorando con il ministro Colao per facilitare di più non solo la videosorveglianza che dà sollievo a tutti, detenuti e personale, ma anche per assicurare colloqui, attività formative e lavori a distanza per i detenuti», ha spiegato la ministra.

Nuove tecnologie per migliorare le condizioni dei detenuti

Il progetto della Commissione prevede per la sicurezza, oltre alla videosorveglianza, metal detector, body scanner e sistemi anti-drone. Ma suggerisce diversi usi delle nuove tecnologie per migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Si va dall’app per la prenotazione dei colloqui da parte dei familiari, all’installazione di lavatrici a gettoni, alla possibilità di utilizzare personal computer (con uso di internet attraverso piattaforme specificamente configurate) e telefoni cellulari (senza scheda e con il limite di poter chiamare solo i numeri autorizzati) per agevolare il mantenimento delle relazioni affettive. Previsti anche i totem touch per le istanze dei detenuti, con un terminale multimediale fruibile in più lingue. Un modo anche per rendere tracciabili le loro richieste, per le quali sono previste anche forme di reclamo davanti al giudice in caso di mancate o tardive risposte. Se la Commissione sollecita la riforma della sanità penitenziaria, chiede anche di adeguare le celle per assicurare lo spazio minimo individuale di tre metri quadrati. Ed eliminare i bagni a vista.

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