Allarme contagi

Covid, cosa prevede il «piano B» del governo Johnson

Aumenta a pressione sul governo britannico perché intervenga con nuove misure restrittive di fronte all’impennata dei contagi

Coronavirus: bollettino del 24 ottobre 2021

3' di lettura

Quasi 50mila casi, 1.000 ricoveri e 135 morti al giorno. Sono i numeri allarmanti registrati dalle autorità britanniche negli ultimi 7 giorni. Cifre fortunatamente lontane dai picchi dello scorso gennaio, quando le vittime erano oltre mille al giorno e i ricoveri 4mila. Ma resta il fatto che la situazione preoccupa il governo di Boris Johnson in vista della stagione invernale.

È per questo che diversi esperti, e lo stesso Partito laburista all’opposizione, chiedono a gran voce che vengano adottate nuove misure restrittive. Il cosiddetto «piano B» che si trova nei cassetti di Downing Street dallo scorso settembre ma che finora il premier non ha voluto tirare fuori, preferendo optare per il «piano A» fondato su test a tappeto e vaccinazioni. Il settimanale Observer ha scritto che lo scorso venerdì l’Agenzia per la sicurezza sanitaria ha sondato le autorità locali per valutare il loro grado di supporto all’immediata attuazione del piano B.

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La situazione oggi

Al momento a livello nazionale non esistono particolari restrizioni nel Regno Unito. Dal 19 luglio non c’è un obbligo di mascherine, né di distanziamento sociale, stadi e arene hanno riaperto con piena capienza, insomma tutto si svolge come se il Covid non esistesse, o quasi. Ci sono tuttavia rilevanti distinzioni tra Inghilterra, Scozia e Galles. L’Inghilterra ha il regime più liberale: le mascherine sono obbligatorie solo negli ospedali e nelle Rsa, nei luoghi chiusi o affollati vige solo una raccomandazione ma nessun vincolo legale. Negli eventi pubblici come partite o spettacoli non c’è l’obbligo legale di presentare il green pass, gli organizztori lo possono richiedere solo per singoli eventi.

Scozia e Galles più rigidi

Più rigide le regole in Scozia, dove dal 1° ottobre il green pass è vincolante per accedere a pub, partite o spettacoli. L’uso delle mascherine è obbligatorio nella maggior parte dei luoghi chiusi. Misure simili sono in vigore in Galles, dove sono scattate l’11 ottobre.

Che cosa prevede il «piano B»

In che cosa consiste dunque il piano B che Johnson potrebbe decidere di varare se l’epidemia accelerasse ancora? Il piano è pronto a scattare nel caso in cui il sistema sanitario nazionale dovesse trovarsi in condizioni di «pressione insostenibile». I suoi pilastri sono: obbligo di indossare mascherine in determinati luoghi al chiuso, sui mezzi di trasporto, o in situazioni di assembramento; possibilità di introdurre l’obbligo di passaporti vaccinali almeno per l’accesso a discoteche o grandi eventi di massa (concerti, manifestazioni sportive); incoraggiare i cittadini a lavorare da casa; lanciare una campagna di comunicazione che inviti le persone alla massima cautela nei comportamenti.

Il governo per ora resiste

Il governo per ora tiene il punto. «Stiamo monitorando tutto - ha detto il ministro del Tesoro Rishi Sunak - ma al momento i dati non suggeriscono la necessità di passare immediatamente al piano B. Tuttavia non lo possiamo escludere e ci teniamo pronti». Il governo punta molto anche sulla terza dose del vaccino, il «booster» che dovrebbe proteggere le categorie più fragili. La variabile decisiva è la pressione sugli ospedali: attualmente sono 8.238 le persone ricoverate per Covid nel Regno Unito, un livello non molto più alto di quello di un mese fa e lontano dalle 39mila del picco di gennaio. Gli operatori sanitari però denunciano di aver già dovuto annullare molte operazioni programmate a causa della recrudescenza della pandemia. Fino a quando il sistema sanitario reggerà Boris Johnson resisterà all’imposizione di nuove misure restrittive come il passaporto vaccinale che finora ha sempre cercato di evitare.

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